Con l’aiuto in studio di Ben Frost (australiano, ma islandese di adozione), Tim – partendo da composizioni come A Stop At The Chord Cascades del precedente disco – produce un cathedral sound maestoso, epico, in certi punti addirittura claustrofobico.
Aprono le pesanti distorsioni di The Piano Drop, mentre le tre In The Fog sono un susseguirsi di organo e muri di chitarre distorte. No Drums è una pace cosmica, Hatred Of Music I&II è l’ambient più luminosa dove svetta un tappeto celestiale di tastiere. Le tre In The Air sono un lento fluire di piano, organo, riverberi e chitarre.

Stavolta Tim Hecker tocca la vetta, grazie ad una stratificazione sonora da paura e una complessità delle canzoni fuori dal comune. Tanti spunti, da Basinski a Fennesz fino a Richard Skelton. Fondamentale anche l’apporto di Ben Frost come produttore.

Chissà se il suo “paese immaginario” Tim Hecker lo ha trovato in un organo a canne dentro una chiesa a Reykjavík, fredda città dell’Islanda…

Anno: 2011
Genere: Elettronica / Ambient / Modern Classical
Casa Discografica: Kranky


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