Fui fulminato sulla via dei Black Keys nel 2010, all’indomani dell’uscita di Brothers, per chi scrive il loro album più riuscito. Sono andato ad ascoltarmi i loro lavori precedenti e trovavo interessante il loro sound, un garage blues via via modellato negli anni da elementi soul & funky e arrangiamenti pop.

Non solo gli ho scoperti io, ma anche tutto il mondo. Cosicché, durante i tempi morti dell’ultimo tour, scrivono e registrano questo El Camino. Il duo Auerbach / Carney gioca tutte le carte sui proverbi: battere il ferro quando è ancora caldo e avere la botte piena e la moglie ubriaca. Sotto questo punto di vista l’operazione è riuscita, gli elementi ci sono tutti.
Singoli già diventati famosissimi (Lonely Boy e Gold On The Ceiling), ritornelli radio friendly (Stop Stop), ritmo tamarro condito da melodia zuccherosa (Dead And Gone e Hell Of A Season), rock a tutta birra (Money Maker e Run Right Back), schifezze madornali (Nova Baby). Non c’è traccia del funky e del blues del disco precedente, figuriamoci il soul!

Se poi vi capita, date un ascolto a Little Black Submarines: ballatona da stadio hard rock in salsa seventies. Prima si tira fuori l’accendino e poi si canta sotto il palco. Poi si da un colpo al cerchio e uno alla botte.

The Black Keys – El Camino (Nonesuch Records, 2011)


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