Nell’era del “si vede e si sa tutto di tutti”, spiccano, suscitando sempre curiosità a anche un pizzico di “ma chi te se ‘ncula”, artisti mascherati. Vedi Burial, poi Arandel, ora John Talabot. E’ giovane, è spagnolo. Ma è anche un esordiente, visto che questo ƒin è la prima prova su lunga distanza. Fino ad oggi aveva fatto il dj producer nelle notti spagnole, attitudine che poi verrà fuori alla fine del disco. Tanti elementi. Come da premessa, l’inizio minimal in crescendo di Arandel (Depak Ine), l’elettro pop di Jamie Woon (Destiny Feat. Pional), la danza di Four Tet (Last Land, gioiellino, tra hand clapping, archi e voci sospese), l’eurodance balneare (When The Past Was Present e qua viene fuori il carattere spagnolo), l’house oscura e di lana grossa (Oro Y Sangre, H.O.R.S.E. con quest’ultima dal sapore oakenfoldiano di inizio millennio), i synth di Washed Out (Missing You) e nel finale, la musica soul house di Robert Owens rivisto da Nicolas Jaar (So Will Be Now Feat. Pional, altro pezzo forte). Il disco è vario, regge bene la sua durata (quasi un ora), tranne qualche piccolo passo falso, come El Oreste (troppo lungo per essere un intermezzo, troppo inconcludente per essere una canzone) e Journeys Feat. Ekhi (pezzo a la Beach House un po’ pasticciato).
Promosso, è arrivata la primavera.

Anno: 2012
Genere: Glo-house / Balearic Pop / House
Etichetta: Permanent Vacation


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