Gli anni ’70 non furono un bel periodo per Muddy Waters. Dopo aver forgiato la scena del blues di Chicago, ispirato numerosi bluesman bianchi (infinite le cover, i furti spudorati delle sue canzoni e l’influenza che il suo stile ha avuto su gruppi come Yardbirds, Led Zeppelin o Rolling Stones), raccolto il successo che meritava e convertitosi al blues elettrico in album come Brass And The Blues e Elettric Mud, Muddy Waters sembrava aver perso la grinta e l’ispirazione di un tempo. La morte delle moglie nel ’73 e le pressioni che la Chess (sua casa discografica storica) fece sulle sue scelte musicali non fecero che peggiorare la situazione. Improvvisamente, il rapporto con la Chess si interruppe. Johnny Winter, importante chitarrista americano (il suo esordio, datato 1968, annovera Willi Dixon al basso e Little Walter all’armonica), lo invita ad entrare nella sua casa discografica, la Blues Sky Records, con l’opportunità di realizzare in poco tempo un nuovo album. I vecchi amici si ritrovano nel Connecticut in una casa di legno. Incisione senza aiuti, in presa diretta, Waters non volle nemmeno il ritorno in cuffia. E sono tutti pezzi da novanta: Muddy Waters alla voce e alla chitarra insieme a Bob Margolin, Pinetop Perkins al piano, James Cotton (maestro della scena di Chicago) all’armonica, Willie “Big Eyes” Smith alla batteria, Charles Calmese al basso, Johnny Winter altra chitarra e in veste di produttore dell’album.
Si parte. Mannish Boy è l’ABC del blues (moderno). Basso, batteria e armonica in un connubio unico al servizio della voce di Waters, profonda come negli anni ’50 per un leggendario blues elettrico di 5 minuti e passa. Volendo fare una speculazione a posteriori, credo che questa canzone rispecchi fedelmente l’evoluzione che ha avuto il blues dagli anni ’50 fino ai nostri giorni. L’embrione fu She Move Me (correva il ’51) scritta da Muddy Waters, nel ’55 Bo Diddley ne prende spunto per la sua I’m Man e sempre nel ’55 Waters la trasforma in Mannish Boy (tutte e tre le canzoni furono scritte a 3 mani, Bo Diddley, Muddy Waters e Mel London. A quel tempo il copyright non era così restrittivo). Il blues diventa blues elettrico, (Mannish Boy presente in questo disco) poi diventa hard rock, Mannish Boy diventa Whole Lotta A Rosie degli Ac/Dc (1978) fino a diventare grande, maturo e moderno con Bad To The Bone di George Thorogood (1982). Cambiano le generazioni, gli strumenti, i musicisti ma il padre è sempre il solito.
Bus Driver segue l’atmosfera della canzone precedente, con il prezioso duetto tra la chitarra slide di Waters e la leader di Winter, con l’armonica di Cotton libera di fluttuare tra entrambe. Segue I Want To Be Loved, pezzo scritto da Dixon per gli anni d’oro di Waters alla Chess, con la ruvida armonica di Cotton a fare da spalla al piano Perkins. E’ lo stesso Cotton ad aprire e tenere la scena con lunghi assoli d’armonica in versione Chigago Blues nella successiva Jealous Hearted Man, pezzo scritto dalla stesso Waters. Cotton riprende fiato con I Can’t Be Satisfed, un pezzo classico di Waters (anche qua, infinite sono le cover) dove stavolta è il contrabbasso ad accompagnare Muddy alla slide.
Ma è in The Blues Had A Baby And They Named It Rock And Roll che il gruppo mostra (se ancora ce ne fosse bisogno) le sue potenzialità, con il classico attacco d’armonica a richiamare il suono del treno (macchina molto cara ai bluesman, sinonimo di fuga) dove si mettono in luce gli assoli di Winter e Margolin (giovane chitarrista scoperto dallo stesso Waters). Chicca del disco, senza dubbio. Deep Down In Florida, è un lamento blues d’annata, magistralmente interpretato da Waters (nonché dall’armonica di Cotton, sempre su gli scudi per tutto il disco). Crosseyed Cat e Little Girl sono a testimonianza della libertà di suonare dei “ragazzi”, tra soli di armonica, di piano, di duetti di chitarre ora slide, ora acustiche. Tutti liberi da schemi, dove l’unica regola è il blues.
La scena del Delta del Missisipi che incontra la scena blues di Chicago. Tante prime donne, nessuno leader. Solo blues. E se il blues è passione infinita, questo album ne è il suo manifesto.
Anno: 1977
Genere: Blues
Etichetta: Blue Sky




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