Dave Gahan: una seconda possibilità dalla vita ci spetta. Così possiamo riassumere la vita di questo uomo, andato e tornato più volte da tanti luoghi. Dopo aver trovato il successo e la notorietà con i Depeche Mode, all’inizio degli anni ’90 Dave perde la bussola. Si droga dalla mattina alla sera, si taglia le vene dei polsi mentre è al telefono con sua madre, finisce all’ospedale per un overdose. Ad un concerto si lancia dal palco sulla folla, ma finisce contro una transenna e si frattura due costole. Nel 1996, in una camera d’albergo, rimane morto per 3 minuti. Gli applicano la “mossa Pulp Fiction” (da lui stesso definita così, la famosa puntura nel cuore). Finisce in coma, si risveglia ammanettato al letto (in California il suicidio è reato) e pronuncia la frase con cui inizierà Barrel Of A Gun “Do you mean this horny creep” (che più o meno suona come “Stai a sentire questo pervertito adulatore”). La legge lo obbliga a disintossicarsi, il che, molto probabilmente gli salva la vita. In clinica conosce Jennifer Sklias, che diventerà sua moglie (la terza) nel 1999. Nel 2004 esce il suo primo disco solista, Paper Monster, mentre il 30 ottobre 2007 è uscito il suo secondo album, Hourglass. Prodotto in team con Christian Eigner ed Andrew Phillpott (membri aggiunti alla line-up dei Depeche Mode durante i concerti), è registrato nel piccolo studio personale di Gahan a New York. Dismessi i panni della rockstar maledetta, Gahan si ferma un attimo ed osserva il tempo che passa (soprattutto quello passato). Da qui il titolo dell’album, Hourglass (clessidra). Molto diverso dal primo disco solita, che conteneva qualche buona canzone e qualche spunto interessante, ma non di più. In questa nuova fatica, il frontman dei DM ritorna ai suoni cupi ed elettronici di un tempo, ma fa da contro altare la sua voce, sempre più morbida e pulita. Un po’ come dire “la musica è sempre la solita, il mio ambiente è questo, sono io ad essere diverso”. L’album si apre con la bellissima Saw Something, dove Dave sussurra letteralmente fuori dalle casse, con un riff finale di chitarra toccante e mai banale ad opera dello special guest John Frusciante. Poi si passa al singolo da hit, Kingdom (purtroppo il video a mio dire è orrendo) e alla ballabilissima, con intro alla Daft Punk dei tempi migliori, Deeper and Deeper. Il testo più bello si ha con la ninna – nanna Miracles: “I don’t believe in miracles And they happen every day I don’t believe in Jesus / But I’m praying anyway”. Use You è un pezzo tipo Depeche del dopo Ultra, elettrorock pompato a dismisura. Dopo Insoluble, probabilmente il tassello più debole della raccolta, insieme alla conclusiva Down, un mood jazzy percorre di Endless, da ascoltare in autostrada di notte (I’m lost in a moment with you It feels right We’re floating above the stars You and I) dal seducente tiro slow-electro. Altra chicca musicale, A Little Lie, significativa per testo e arrangiamento. Complimenti Dave, hai nascosto il peccato che c’è in te…
Album: Hourglass
Genere: Elettrorock
Etichetta: Mute Records




Lascia un commento