Vediamo un po’ cosa c’è in Islanda: una grave crisi economica che l’ha colpita una decina di anni fa, diversi paradisi fiscali, il Partito dei Pirati, un clima discretamente rigido, paesaggi mozzafiato. E, per rimanere alle tematiche di questo luogo in cui sto scrivendo, è sempre una fucina di ottimi artisti: Bjork, Sigur Ros, Olafur Arnalds, Jóhann Jóhannsson, Mùm e tanti altri…

Poi arriva questo ragazzotto, Júníus Meyvant e ti tira fuori questo disco, dove, con seppur strumenti classici (percussioni, archi, organetto) riunisce – in una visione personale si ma non revivalista – il soul dei tempi d’oro ad atmosfere che riconducono alla terra del fuoco e del ghiaccio. Ne è la riprova la conclusiva Floating Harmonies.

Il piglio soul è deciso sin dall’inizio, dove Be A Men, Beat Silent Need, Neon Experience ricordano le figure ingombranti di Marvin Gaye e Bobby Womack. Color Decay e Signal sono due perle di folk più confessionale. Ma è tutto il disco a scorrere tra momenti preziosi, anche nel gospel di Hailslide e negli episodi più pop come Mighty Backbone e Gold Laces.

Un groove irresistibile ed una cura certosina per gli arrangiamenti rendono questo Floating Harmonies una delle miglior sorprese di questo 2016.

Anno: 2016
Genere: Folk / Chamber pop
Casa Discografica: Records Records


Lascia un commento

In voga