A parole penso sia davvero difficile far capire il mio stato di delusione che provai per l’album Sounds Of The Universe. Mettiamoci anche un concerto (Milano 2009) saltato quasi all’ultimo momento e il gioco è fatto. Depeche Mode messi da parte. Poi il tempo ha fatto la sua parte. Di Sounds Of The Universe qualche pezzo sono riuscito a salvarlo e il resto della discografia si fa amare da solo.

Di rimando, l’avvicinamento a Delta Machine, ultima fatica del trio di Basildon è stato praticamente nullo – per inciso solo per i film guardo abbastanza ossessivamente trailer e sono assetato di informazioni, per la musica difficilmente ascolto anche solo il singolo di lancio. Ma l’ho comprato a scatola chiusa, così come feci per Sounds Of The Universe. Auto-regalo di compleanno. In un uggioso sabato pomeriggio lo faccio girare nello stereo ed anche se sono abbastanza “rilassato” metto mano alla pistola: se “profuma” di Sounds Of The Universe sparo.
Anche se a mano armata, non sono pronto a fucilare Martin Gore, come chi, dopo l’uscita dell’album, gli ha rinfacciato di aver dichiarato che questo Delta Machine ha un sound come Violator o Songs Of Faith And Devotion. Qua c’é il marketing, l’inciucio di chi intervista e di chi è intervistato. A me queste cose non interessano.

Tra i sermoni intrisi di pietà di Sounds Of The Universe e l’aggressività di Playing The Angel, Delta Machine sceglie la via di mezzo: intensità ma senza forzare la mano, strutture già collaudate (mixa Flood) e pezzi di evidente mestiere. Se Welcome To My World ricorda I Want It All di Playing The Angel (volevo dire World In My Eyes ma sono contrario alle bestemmie), Angel è, tra bassi incalzanti e distorsioni, una della migliori prove vocali di Dave Gahan – nonché una delle miglior canzoni del disco.

Ecco il singolo, Heaven, l’immancabile pezzo emo sempre presente nei dischi dei Depeche Mode. La parte centrale era il vero cruccio di Sounds Of The Universe e qua va un pochino meglio. Secret To The End, con quel intro alla It’s No Good ricorda proprio l’album di cui sopra e My Little Universe ha un orecchio vicino agli ultimi scleri dei Radiohead. Slow è un ipnotico elettroblues mentre invece Broke, pur avendo un sapore alla Behind The Wheel ha purtroppo un ritornello scontatissimo – in generale i ritornelli non sono il punto di forza del disco, anzi. Idem per The Child Inside, l’immancabile pezzo cantato sempre uguale da Martin Gore da non so quanti album a questa parte. Chiude il cerchio dell’orrore Soft Touch/Raw Nerve, sorta di idm interstellare con quel sound iper patinato di Sounds Of The Universe.

Delta Machine riprende quota con il ritmo oscuro e claudicante di Should Be Higher – altra balla prova di Dave – e Alone, bel duetto tra Martin e Dave tra bordoni e tappeti di synth. Per gli amanti dell’attività fisica, chiude Soothe My Soul che vorrebbe essere una Personal Jesus 2.0 – non ci arriva minimamente ma ai concerti farà ballare tanta gente – e Goodbye, altro onesto elettoblues che molto probabilmente verrà usata come chiusura dei concerti, appunto.

Delta Machine non è un capolavoro e ed è un disco che sta sopra la sufficienza. Ha buone idee, un sound a volte troppo collaudato e il problema che secondo me affligge i Depeche Mode da un po’, ovvero il tenere la barra diritta per tutta la durata di un disco. L’ispirazione calante di Martin Gore, fisiologica per chi fa musica da 30 anni, è appena appena mitica dai 3 pezzi scritti (come da accordi presi in passato) da Dave Gahan – per inciso sono Secret To The End, Broken e Should Be Higher. Il buon Dave ha sempre voce e carisma da vendere ma mi è oscuro l’apporto di Andy Fletcher. Non contenti, tutti gli ultimi lavori superano abbondantemente i 50 minuti, dove un People Are People (1984) ne durava 41.

Il sempre buon Play The Angel, una straordinaria discografia e una spendibilità del marchio che fa registrare sempre sold out tutte le date dei tuor hanno allungato la vita della band oltre le più rose previsioni. Delta Machine non fa che rafforzare quanto detto sopra. Purtroppo i Depeche Mode di oggi sono questi per chi cerca altro il ristorante è in fondo alla strada.

E se insistete sul Delta e la macchina rimetto mano alla pistola…

Anno: 2013
Genere: Elettronic / New Wave / Synth Pop / Alternative Rock
Casa Discografica: Columbia Records


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