Seguo Matthew Cooper ormai da un po’ di tempo, credo da dopo l’uscita di Copia (2007) dopo averlo visto, per caso, dal vivo di spalla agli Explosion In The Sky. Presenza sempre discreta la sua, non un mostro di prolificità visto che gli ultimi due dischi sono equamente divisi nell’arco di 6 anni (Smiles nel 2010 e Nightmare Ending nel 2013).
A questo giro Eluvium riprende in mano la sua creatura e piazza un deciso colpo all’evoluzione del suo sound: se Copia era il capolavoro dell’equilibrio da ambient e musica orchestrale, qua il matrimonio è tra ambient e canto sacro – in una scelta simile a quella di Tim Hecker ma con intenti diversi. Le struggenti voci liriche (Strangeworks, Regenerative Being, Movie Night Revisited, Rorschach Pavan) condotte da scie di chitarre e sintetizzatori in una forma orchestrale dai contorni estremamente sfumati, sono carezze della mano più amorevoli, la perfezione cristallizzata tra i ghiacci di Erebus – precedente collaborazione di Eluvium con Bvdub.
E anche gli interludi (Fugue State, False Readings On) o i semplici pezzi più ambient cementano ancora il leitmotiv del disco, la suddivisione di un istante, così come l’uomo in copertina, un insieme di puntini trascinati da una marea sonora.

Anno: 2016
Genere: Elettronica / Ambient
Casa Discografica: Temporary Residence Limited


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