Le danze del “riscopriamo cosa ci siamo persi nel 2016” le facciamo aprire a Gerardo Balestrieri, sconosciuto a voi quanto a me. Cantautore e polistrumentista, Balestrieri è nato a Remscheid l’11 giugno del ‘71, è cresciuto con i nonni ad Aquilonia e poi Napoli ma attualmente vive a Venezia..
Per sua stessa ammissione si definisce “uno sradicato e l’essere apolide più che una definizione è un non Stato di fatto”. Questo disco contiene canzoni scritte da tempo e mai pubblicate fino ad adesso, custodite in un cassetto, influenzate dai luoghi in cui Gerardo ha vissuto.
Aperto dallo splendido swing de Les travailleurs de la nuit il disco mi ha colpito per le (liberi) traduzioni del Le Complainte du progrès e Je suis snob del patafisico del jazz Boris Vian, che in italiano diventano rispettivamente le due chicche che sono La Giostrina del Progresso – 3 fibre un carbonio per fare un pinzimonio – e Son Snob – mi chiamo Berto ma chiamami Bob / faccio incidenti solo in Jaguar / ad Agosto non vado al mar.
Il disco prosegue con il blues amaro di Nuè, la trascinante Dimmelo a tutto sax di Daniele Bergese e la teatrale a là Bobo Rondelli Il Cenone del Mondo. Garofano e Cannella si ispira a Gabriella di Jorge Amado mentre Tom Is Wainting For è uno straordinario omaggio a che velo dico a fare “ruggine e miele”
Si arriva allo spoken word torrenziale Bugia, moderno “quelli che…” sui famosi “6 milioni di posti lavoro” a ritmo di tombak persiano mentre la conclusiva Vivo al Secondo Piano del Mondo, brano composto a Napoli nel 1993, suggella un disco di grande spessore – ancorato alla tradizione italiana, Paolo Conte su tutti ma anche ai più giovani Rondelli e Caposella – tanto dal punto di vista musicale quanto da quello prettamente cantautorale.
Anno: 2016
Genere: Cantautorato
Casa Discografica: Interbeat




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