Curiosa e triste è la storia di Jimmy Scott. James “Little Jimmy” Victor Scott nacque a Cleveland, Ohio, il 17 luglio 1925, uno di 10 figli. Affetto dalla Sindrome di Kallmann, la sua crescita fisica si ferma alle soglie della pubertà. Il risultato fu una voce ed un canto insolitamente alto per un maschio adulto. Scott usò questa particolare caratteristica a suo vantaggio, sia sul palco che nelle registrazioni, a partire dalla fine degli anni ’40 quando fece il suo debuttò con la Lionel Hampton Orchestra, prima di suonare con Charlie Parker e altri. Il successo di Scott attraversò il jazz per atterrare nel nascente movimento del rhythm and blues, ed il suo singolo del 1950 per la Decca con Hampton, Everybody’s Somebody’s Fool, entrò nella top 10 nella classifica Billboard R&B. Scott cominciò a registrare a proprio nome nel 1951, pubblicando il suo album di debutto come leader, Very Truly Yours, per l’etichetta Savoy nel 1955, ma agli inizi degli anni 1960, dopo che un album che aveva registrato per l’etichetta di Ray Charles fu ritirato a causa di problemi contrattuali, decise in gran parte di abbandonare la musica ed iniziò a lavorare in diversi contesti lavorativi al di fuori del mondo dello spettacolo, tra cui anche il lustra scarpe per alcuni alberghi di lusso. Pubblicò nuovi album nel 1969 e nel 1975 ma passarono inosservati.
Vittima di costanti pregiudizi – sin da piccolo credevano che fosse una donna che si vestiva da uomo – continui problemi fisici e numerose porte chiuse dal mondo della musica, trovò un riscatto grazie all’incontro con Lou Reed nei primissimi anni 90. Lou lo coinvolse nel progetto Magic and loss, nel 1992, David Byrne lo intervistò, David Lynch lo inserì nell’episodio 29 di Twin Peaks, Jonathan Demme lo volle nella colonna sonora di Philadelphia, David Ritz, il biografo di Ray Charles, Marvin Gaye e Aretha Franklin, ne raccontò la storia in Faith In Time – The life of Jimmy Scott.
Ma ben presto tornò nel dimenticatoio. Fu scovato nel 2008 dal produttore tedesco Ralf Kemper e grazie alle sue insistenze riuscì a riportarlo in studio. Jimmy Scott è morto 12 Giugno del 2014 ma l’album è stato pubblicato solo in questi primi mesi del 2017. Vede anche le illustri collaborazioni di Joe Pesci (in due preziosissimi duetti), Joey DeFrancesco, Oscar Castro Neves, Kenny Barron, Dee Dee Bridgewater, Arturo Sandoval e James Moody.
Bastano i primi secondi della struggenti Motherless Child per capire cosa sto scrivendo. Il timbro della sua voce fa spavento, per un uomo di quasi 90 anni. Racchiusa in un vestito adolescenziale, con il suo tormentato timbro metallico, fa della dolenza di chi ne ha passate tante il suo tratto caratteristico. L’album è un susseguirsi di eleganti fraseggi, come quello di The Nearness con Joe Pesci, Dee Dee Bridgewater in For Once In My Life e Oscar Castro Neves in Love Letters.
Ralf Kemper è anche il produttore del documentario omonimo sulla vita di Jimmy Scott.
Anno: 2017
Genere: Jazz
Casa Discografica: Eden River Records




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