Albert Nelson, nacque il 25 aprile del 1923 ad Indianola, nel Mississipi e crebbe in una piantagione dell’Arkansas. La madre era una cantante gospel, mentre il padre era un predicatore itinerante, senza una specifica chiesa di riferimento.
Inizialmente, Albert King seguì un po’ il percorso di sua madre, cantando il gospel, in particolare divenne membro degli Harmony Kings, ma la musica da chiesa venne presto sostituita con l’ascolto del blues classico, con Blind Lemon Jefferson e Lonnie Johnson. Come tutti i bluesman del tempo, all’età di sei anni si costruì una chitarra utilizzando una scatola di sigari, ma a dodici anni riuscì ad acquistarne una in un piccolo negozio che pagò solo qualche dollaro.
Per un po’ di tempo, suonava la sera con una gruppo chiamato Yancey’s Band, ma contemporaneamente continuava a lavorare come guidatore di ruspe nei cantieri edili. Alla Yancey’s Band si aggiunse un’altra band, la Grove Boys che si esibiva in molti locali fuori dall’Arizona e gli permetteva di crescere come artista, divenendo quasi un professionista.
Grazie a Willie Dixon nel ’53 riusci a registrare un disco che però non ebbe un grande successo tranne per due buone canzoni come ad Luck Blues e Be On Your Merry Way. A cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60, Albert King divenne una celebrità nella zona di St.Louis ed è in quel periodo che la Gibson Flying V diventa la sua chitarra preferita e assume il ruolo di strumento principale nei suoi concerti. Per sei anni non incise più nulla ma si dedicò ad affinare il suo stile. Torno in studiò nel ’59 dopo aver firmato per la Bobbin Records ed incise I’m A Lonely Man. Due anni dopo incise una delle sue più famose canzoni Don’t Throw Your Love on Me So Strong. Nel ’62 altro accordo con altra casa discografica, la King Records che fruttò il suo primo album ad avere successo, The Big Blues (1962).
Ma non c’è grande bluesman senza grande casa discografica. L’equazione si avverò nel ’66 quando ottenne un contratto con la Stax Records. Iniziarono gli anni gloriosi di Albert King, con album come Born Under a Bad Sign (1967), Live Wire/Blues Power (1968) Years Gone By (1969), Blues For Elvis – King Does The King’s Things (omaggio ad Elvis, 1970), Lovejoy (1971), I’ll Play The Blues For You (1972), Blues At Sunset (1973), Blues At Sunrise (1973). Non solo blues ma anche rhythm and blues al rock, soul a qualche brano di tendenza jazzistica.
Gli anni successivi videro King sempre in tour ma ormai la musica stava prendendo una strada diversa dal blues così anche la sua popolarità fu in calo. Ma grazie all’insistenza di un suo fan (tale Stevie Ray Vaughan) realizzarono insieme diverse serate al club Armadillo Wolrd Headquarters di Austin, Texas. King apriva spesso i concerti di Stevie e finalmente nel 1983 i due andarono in onda insieme sull’emittente televisiva CHCH di Hamilton, Ontario. Le jam e i concerti che ne seguirono alla fine fruttarono il disco Albert King with Stevie Vaughan (1999).
Il 21 dicembre del 1992 Albert King muore a Memphis, Tennessee, a causa di un attacco cardiaco all’età di 69 anni.
Albert King aveva un suo stile tutto particolare di suonare la chitarra: essendo mancino girava sul lato opposto il manico dello strumento, senza però invertire l’ordine delle corde che rimanevano nell’impostazione precedente. Questo gli rendeva difficile eseguire certi accordi, ma l’approccio risultava certamente originale ottenendo un sound rotondo, volutamente tirato da ogni corda (ispirato all’altro King, B.B. anche se egli ha ammesso di essere stato influenzato anch’egli da Albert).
Dischi consigliati:
The Big Blues (1962, King Records)
Born Under a Bad Sign (1967, Stax Records)
Live Wire/Blues Power (1967, Stax Records)
Years Gone By (1969, Stax Records)
King Of The Blues Guitar (1969, Atlantic Records)
Blues For Elvis – King Does The King’s Things (1970, Stax Records)
Lovejoy (1971, Stax Records)
Blues At Sunset (1973, Stax Records)
Blues At Sunrise (1973, Stax Records)
Crosscut Saw: Albert King In San Francisco (1983, Stax Records)
Albert King with Stevie Ray Vaughan In Session (1999, Stax Records)
Paziente opera di copia/incolla, tanto ascolto e niente più.
Fonti utilizzate:
Blues. Una Storia Completa (a cura di Julia Rolf, edz. Logos, ISBN 78879408585)




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