
“Cavolo, senti carina questa canzone, molto pysch (Throbbing Gristle)”. “Questa che è, Mezzo giorno di fuoco in chiave dub? (Fact67)”. “Questi ce l’ho, Hooverphonic! (Dropping Bombs On The Sun)”.“Bingo, Blonde Redhead! Si però non sento la giapponese… (UFO Paycheck)”.“Ah questi devono essere i Bohren & Der Club Of Gore! Mmm, no troppo vivaci (Geldenes Herz Menz)”.”Uh senti bella questa, funky soul & disco! (Acid 2 Me Is No Worse Than War)”.”Questa dei The Black Angel mi mancava, bah… (Nothing New To Trash Line)”.”Un po’ rozzi per essere i Sigur Ros… (Ich Bin Klang)”.
Credevo di aver messo la riproduzione casuale della mia lista da ascoltare, invece stavo ascoltando l’ultimo dei The Brian Jonestown Massacre. E me ne sono accorto solo alla fine! Quindi ho riavvolto il nastro e fatto mente locale.
Dopo una breve googolata, ho capito che la band, il cui nome è un incrocio tra Brian Jones dei Rolling Stones e il famoso suicidio di massa a Jonestown del ‘78, è attiva dal 1990 e il suo membro fondatore, Anton Newcombe, è un bel personaggio.
Che dire, la modalità “generi shuffle” ha un suo perché. Le canzoni funzionano benissimo anche in uno spietato e spudorato citazionismo. Però per saperne di più dovrei andare un po’ troppo a ritroso…
The Brian Jonestown Massacre – Don’t Get Lost (A Records, 2017)




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