Giulio Aldinucci – Borders And Ruins (2017)
Colpo grosso per il produttore senese, tra il sound sgranato di Lawrence English, la potenza dei Saaad e la sacralità di Tim Hecker. Musica “dronegazers” come ho letto in giro è ci può stare. Peccato che il disco sia uscito solo in 200 copie formato vinile.
Robert Plant – Carry Fire (2017)
Invece che fare i miliardi con la reunion dei Led Zeppelin preferiscie fare queste cosa qua. Ognuno la veda come gli pare…
SOHN – Rennen (2017)
Niente di diverso da quanto scrissi per il disco precedente, se non che anche lui si sta theWeekndendizzando…
The XX – I See You (2017)
All’uscita di Coexist mi avevano incurisito, in modo ancor maggiore il disco solista di Jamie XX. Ma a questo giro non mi hanno preso e si capisce dal fatto che il disco sia dei primi mesi dell’anno mentre io ne sto parlando alla fine…
Kid Koala – Music To Draw To: Satelite (2017)
Avevo lasciato il producer canadese a quel gioiellino cut&paste di 12 bit blues e lo ritrovo in questo (discreto) lavoro tra l’ambient e la modern classica a zighe con la cantante islandese Emilìana Torrini.
Godspeed You! Black Emperor – Luciferian Towers (2017)
Dopo mille peripezie e cambi di formazioni tornano le lunghe cavalcate degli “originali” del post-rock chitarristico.
Curtis Harding – Face You Fear (2017)
Non sarà il nuovo James Brown ne tanto meno il nuovo Marvin Gaye, ogni tanto scivola nel Lenny Kravitz più scontato ma l’album di Harding è comunque valido, si ascolta mentre si fa la doccia.
Lawrence English – Cruel Optimism (2017)
Conscio della sua potenza, lo stò scrutando da lontano. Non me lo voglio bruciare e aspetto l’opera giusta, questa potrebbe essere un buon inizio.
Balmorhea – Clear Language (2017)
Gradito ritorno alla origini per la band minimalista di Austin.
Geodetic – Cold Lights (2017)
Tra le storture dei Cabaret Voltaire, l’industrial alla Coil, l’iptonismo dei Voices From The Lake, continua il progetto a firma Ricchetti – Jukka Reverberi (voce dei Giardini di Mirò).
Sebastian Plano, Jeffrey Zeigler – Novel (2017)
Questo brevissima collaborazione tra il polistrumentista argentino e il violoncellista americano, fatta di sole due tracce, è probabilmente la chicca più emozionante dell’anno.
Melanie De Biasio – Lilies (2017)
Album della consacrazione per la cantante belga che, destreggiandosi abilmente tra jazz, soul, blues e trip hop, ci regala un disco profondo e suggestivo.
King Gizzard & The Lizard Wizard – Polygondwanaland (2017)
Al 4 di 5 mi hanno fanno ritirare su l’attenzione (faccio fatica a seguire chi è troppo prolifico). Album più compatto degli ultimi dei due, la band di Stu Mackenzie rallenta le scorribande concentrandosi su una forma di progressive-folk suonata sempre alla grande. Se poi mi dite cosa vi ricorda Horology vi offro una bevuta.(Forty Six & Two).
Claro Intelecto – Exhilarator (2017)
Elettronica un po’ troppo muscolare per i miei gusti ma nel complesso è un disco che ha i suoi perchè.




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