Mi duole iniziare il discorso dalla fine, in quanto fino ad ora non avevo ascoltato niente dell’artista californiana. Probabilmente perché l’ho sempre confusa con Zola Jesus, mi dico tra me e me. Ma so che non è vero, mi era semplicemente sfuggita. Questo Hiss Spun l’ho ascoltato quasi per caso è mi sono ritrovato davanti, aimè ignaro, ad una personale miscela di gothic rock, folk, musica elettronica e heavy metal.

Alla sua settima prova, la cantante americana spinge forte sull’acceleratore, tra lo sludge di grossa di Spun, le sfuriate post punk di 16 Psyche, le scorribande telluriche di Particle Flux, le bordate post-industrial Strain e le deflagrazioni dal sapore neurosiano in Twin Fawn.

Ma il vero punto di forza del disco non sta nel tutto martello ma nella voce della Wolfe. In The Culling, Static Hum, così come Scrape e Twin Spirit, la performance vocale crea atmosfere ora sensuali ed intime, ora luciferine, ponendosi in ogni modo come perno centrale della canzone.

Produce Kart Ballou, chitarrista dei Converge e, a fianco del fido Ben Chisholm, stavolta compare alla chitarra Troy Van Leeuwen (Queens Of The Stone Age) e in Vex c’è la partecipazione di Aaron Turner (ISIS, Sumac).

Siamo a mezza via tra Siouxsie, This Mortal Coil, Swans ma non ho modo di poter aggiungere altro, essendo, come spesso mi capita, partito dal fondo. Nonostante ciò, posso ben dire di aver ascoltato un gran disco.

Chelsea Wolfe – Hiss Spun (Sargent House, 2017)


Lascia un commento

In voga