
Nato Chester Arthur Burnett il 10 giugno 1910 a White Station, nel Mississipi, fu proprio la vicinanza con Charlie Patton (i suoi genitori lavoravano nella piantagione di Ruleville, non lontano da quella di Will Dockery dove lavorava lo stesso Charlie) a fargli conoscere il blues e a insegnarli a suonare la chitarra anche se alla fine Wolf non sarà mai un grande chitarrista.
Con Robert Johnson e Sonny Boy Williamson imparò a suonare l’armonica e con questi due baldi giovani girovagava e suonava nelle varie piantagioni. Nel 1941 fu chiamato alle armi e dovette lasciare il lavoro. Tornato dalla guerra ritornò nel Mississipi dove lavorò come dee-jay in una trasmissione radiofonica, la KWEM, cantando spesso dal vivo. Sam Phillips (il talent scout dell’epoca, quello che aveva prodotto le prime incisioni di B.B. King e successivamente lo scopritore di Elvis) nel 1951 portò in studio Howlin per registrare alcuni pezzi. “I suoi occhi si illuminavano e potevi vedere le vene del collo gonfiarsi, da quel momento in poi non c’era più niente nella sua mente eccetto la canzone che stava cantando con quella sua anima dannata”. Ricorda così lo stesso Sam Phillips. Questa fu la prima occasione. Con al fianco il chitarrista Willie Johnson (che suonò con lui per un paio di anni, fino al ’54) Wolf registrò le prime canzoni in studio, Moanin’ at Midnight, How Many More Years e Saddle My Pony (le prime due nell’estate del ’51, la terza nell’aprile del ’52). Riscosse molto successo, tanto da avere sempre il tutto esaurito nei suoi spettacoli.
La seconda occasione fu quella che gli presentò la Chess, la grande casa discografica del blues (ma non solo) che in quegli anni era all’apice: trasferirsi a Chicago, dove stava nascendo la scena del blues elettrico. Correva l’anno 1953. Di lì a poco, Wolf dominò la scena blues di Chicago, rivaleggiando con l’amico Muddy Waters, anche se il blues del primo era notevolmente influenzato dal boogie di Memphis e molto lontano dalla tecnica del secondo.Nel ’54 il chitarrista Hubert Sumlin prese il posto di Johnson e Howlin registrò altre canzoni che diverranno presto delle hit: Evil Is Going On (’54) Smoke Stack Lightning (’56), I Asked For Water (’56), Who’s Been Talking (’57), Tell Me (’57). Nel ’59 fu il suo primo album, Moanin’ in the Moonlight, contenente l’omonima canzone, Smoke Stack Lightnin, Evil e tante altre.
Ecco che nel ’60 si presenta la terza occasione nella vita di Howlin: l’incontro con Willie Dixion, bassista e compositore blues, vero deus ex machina della scena blues. Dixion fu sicuramente il più grande autore di canzoni blues (e non solo, visto che le sue canzoni verranno suonate anche dai gruppi d’oltre manica che di li a poco si formeranno, come Yearbirds, Cream e Led Zeppelin).
Tra Dixion e Wolf si creano un legame intenso e proficuo sotto il profilo musicale, tanto che nel ’62 usci il miglior album blues del tempo, dal titolo Howlin Wolf (meglio conosciuto come The Rockin’ Chair Album, per via della sedia di legno in copertina). L’album conteneva quasi tutte canzoni di Dixion (scritte un anno prima), come ad esempio Spoonfull, Tell Me, You’ll Be Mine, Shake For Me e Red Rooster. Nel ’64 inizio un tour in Inghilterra dove lo stile di Sumlin influenzò molti giovano chitarristi dell’epoca. Negli anni ’70 Wolf rafforzò la sua fama di blues con concerti e disco, ma si ricorda soprattutto per il bel album del ’71, The London Howlin’ Wolf Sessions dove spiccano le collaborazioni di Eric Clapton, Charlie Watts, Ian Stewart, Bill Wyman, Ringo Star e Steve Winwood. Dopo numerosi attacchi di cuore e un incidente stradale, Wolf morì per un tumore il 10 gennaio del ’76.
La vita di Howlin iniziò difficile come lo era per tutte le persone di colore nate in America nei primi anni del secolo. Tuttavia, come abbiamo detto qualche riga sopra, la vita dette a Wolf tre possibilità che lui seppe sfruttare abilmente, dando in cambio la sua voce e le sue interpretazioni.
La lista degli artisti che hanno tratto “coverizzato” le canzoni di Wolf e compagni è lunga. Citarne alcuni però è d’obbligo: How Many More Years, incisa nel ’51, fu ripresa dai Led Zeppelin nel primo lavoro del ’69 con il titolo di How Many More Time, I Ain’t Superstitious, scritta da Dixion nel ’51 e registrata da Wolf nel ’61, fu ripresa da Jeff Beck nell’album Truth del ’68, Spoonfull, registrata nel ’60, fu ripresa dai Cream nell’album debutto Fresh Cream del ’68. Sempre i Led Zeppelin per la canzone The Lemon Song del loro secondo album del ’69 prenderanno spunto da Killing Floor presente nell’album The Real Folk Blues del ’66 mentre i Doors inseriranno la cover di Back Door Man del ’61 nel loro primo album The Doors del ’67. Ma anche ai giorni nostri non mancano gli “estimatori” di Howlin come i Soundgarden con la cover Smokestack Lightning del ’56 inserita nel loro primo album Ultramega Ok del ’88.
Se i primi bluesman come Robert Johnson o Charlie Patton possono essere ricordati per i “loro patti con il diavolo”, se chitarristi del calibro di B.B. King o Muddy Waters vengono ricordati per il loro canto malinconico o per il loro stile, Howlin Wolf verrà sicuramente ricordato per la sua voce e il suo fisico. Se alla sua imponente stazza (era alto quasi due metri e pesava di 100 chili) uniamo la sua voce ruvida, graffiante, sgraziata l’immagine che ne ricaviamo è quella del “lupo ululante” intrappolato nei confini freddi ed algidi di una metropoli, vedi Chicago. Nonostante le occasioni che la vita gli ha dato, Howlin ha portato sempre dentro di se il blues, cioè le sue origini.
Dischi consigliati:
Howlin’ Wolf – Moanin’ in the Moonlight (1959)
Howlin’ Wolf – Howlin Wolf (The Rockin’ Chair Album, 1962)
Howlin’ Wolf – The Real Folk Blues/ More Real Folk Blues (1966)
Howlin’ Wolf – The London Session (1971)
Paziente opera di copia/incolla, tanto ascolto e niente più.
Fonti utilizzate
Blues. Una Storia Completa (a cura di Julia Rolf, edz. Logos, ISBN 78879408585)
http://en.wikipedia.org
http://allmusic.com
http://www.wirz.de/
http://www.bluessummit.com
http://www.scaruffi.com




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