
“Sono il figlio inaccessibile. Il figlio della morte e dell’abbandono. Fuori è tutto infinitamente triste: le bottiglie di plastica, le sigarette schiacciate, la gente rintanata in salotto. Eppure è estate. Guardo la fattoria, mi siedo di fronte alla porta. Tutto questo silenzio. C’è ancora qualcosa da vivere per me?”.
Prima opera tradotta in italiano per questa scrittrice francese, attiva già dal 2000, in cui vengono narrate (in prima persona) le vicende di Thierry, addetto alla manutenzione in una ditta produttrice di materie plastiche, di sua moglie Lisa, infermiera in un ospedale, e dei loro vicini Chantal e Guy, quando quest’ultimo viene arrestato perché accusato di aver rapito ed ucciso diverse giovani ragazze nel corso degli anni.
Non è uno spoiler, la scrittrice ci mette davanti questa vicenda sin dalle prime tre pagine. Ma questo non è il fulcro del libro, non ci sono misteri da risolvere o processi da affrontare bensì è cosa essa comporta nella vita del protagonista. Sebbene svolga una vita modesta ed apparentemente tranquilla, la scoperta del vicino come spietato serial killer sarà in realtà una deflagrazione della comfort zone nella quale si è rinchiuso per motivi profondi (l’assenza di madre e padre, l’importanza del nonno, le scelte di vita del figlio, la figura di una moglie che può essere un’ancora ma anche vittima e complice) che verranno svelati nel corso del racconto. Servirà tornare alla origini in modo da dipanare il filo della propria vita per poi riprenderlo e riavvolgerlo nel modo corretto.
Un libro valido, semplice nella sua struttura ma che con poche parole riesce a raccontare la discesa di un uomo nelle proprie inquietudini così marcate e non risolte da diventare delle vere e proprie sabbie mobili.
Tiffany Tavernier – L’amico (Edizioni Clichy, 2022, 256 p.)




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