Complice l’immediato rientro nel catalogo del Games Pass (era stato rimosso temporaneamente a causa di alcune licenze scadute), ho deciso di provare questo Quantum Break, uscito ormai nel lontano 2016 per Xbox 360 e sviluppato dai finlandesi Remedy, già padri della serie Max Payne e Alan Wake.

In un futuro prossimo, all’Università della cittadina immaginaria di Riverside, l’ex studente Jack Joyce, viene chiamato dal suo compagno di studi Paul Serene, che lo invita a raggiungerlo all’università per avere un aiuto in un non meglio precisato esperimento scientifico. L’esperimento non è altro che l’attivazione di una macchina del tempo e Jack decide, all’oscuro di tutto, di aiutare il suo amico. Ma la comparsa del fratello di Jack, il brillante scienziato William Joyce, collaboratore al progetto, deciso a non far partire l’esperimento, innescherà una serie di eventi che porteranno ad una frattura spazio temporale dove sia Jack e che Paul avranno dei particolari poteri.

Impersonando il personaggio di Jack, con visuale in terza persona, dovremmo cercare di capire cosa è esattamente successo e porre un rimedio alla situazione, sfruttando anche i poteri che possono essere potenziati man mano che si progredisce nel gioco.

Senza svelare troppo sulla trama del gioco, si può dire che esso trae spunto dal principio di autoconsistenza di Novikov, ovvero il famoso paradosso del nonno. Il principio afferma, in sostanza, che il passato è immutabile. Più precisamente, in un anello temporale chiuso gli eventi devono essere determinati non solo dagli eventi passati, ma anche da quelli futuri: per questo motivo è impossibile impedire un evento già avvenuto dal suo futuro; tutt’al più si può far sì che si verifichi. Non a caso la macchina del tempo è circolare. Si entra da un punto, si fa il giro in cerchio e si riesce dal solito punto.

Il gioco sostanzialmente si snoda su questo punto ma, oltre alle vicissitudini dei fratelli Joyce, riesce ad innestare anche altre vicende a mio avviso fondamentali (su tutte quella molto toccante quella di Beth ed il ruolo dell’ambiguo Hatch) che rendono la trama avvincente e stratificata, dove numerosi frammenti della storia possono essere raccolti come oggetti collezionabili.

E tra un atto e l’altro saremo chiamati, interpretando Paul Seréne, a compiere due tipi di scelte potendo osservare le conseguenze di entrambe le scelte prima di decidere quale compiere. In più, potremmo scaricare (al tempo dell’uscita del gioco era in streaming) una puntata della serie tv da 25 minuti dove, con gli stessi attori scelti per il motion capture dei personaggi, andremmo sviscerare altri aspetti della trama. Personalmente non l’ho vista per questione di tempo ed ho letto pareri discordanti, tra chi dice che è fatta male e chi dice che sostanzialmente è inutile.

In ogni caso ciò rafforza l’idea che Remedy aveva per il gioco e a cosa voleva realizzare. Pur essendo passati 7 anni, il gioco è in una forma invidiabile, frutto anche di un comparto tecnico importante dove la frammentazione dell’ambiente, le animazioni facciali, le sequenze di riavvolgimento temporale, l’audio (compreso anche il doppiaggio completamente in italiano) ed le cutscene sono sicuramente di alto livello. Purtroppo la serie S in alcuni momenti fa fatica, pur riuscendo a mantenere un’esperienza di gioco godibile e senza grossi problemi.

Purtroppo io mi ero approcciato al gioco come se fosse un action – adventure a scelte multiple o addirittura ad un’avventura grafica ma in realtà sin da subito viene fuori la vera anima del gioco che è quella dello sparatutto in prima persona con coperture automatiche. Il fatto è che, con una gestione delle armi di fatto inesistente (con la pistola le munizioni sono infinite), l’impossibilità di sparare senza prima mirare anche con un nemico a dieci centimetri e un sistema di mira ballerino, lo rendono un FPS per i miei gusti troppo fracassone.

Personalmente, il difetto principale del gioco può essere riassunto nel fatto che c’è troppo da leggere (cosa su cui mi sarei volentieri concentrato) e troppi nemici a cui sparare ma spesso si ha troppa “adrenalina” per poter leggere tutti i collezionabili inerenti la storia e i loro personaggi oppure si ha troppo su cui riflettere per poter affrontare dei nemici pesantemente corazzati.

Rimane comunque un ottimo gioco che tutti gli amanti degli story driven dovrebbero provare, soprattutto chi ha un abbonamento a Game Pass, vista la sua recente reintroduzione. 

Quantum Break (Remedy, 2016, versione Xbox Series S, Game Pass)


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