Ritrovarmi a parlare di videogiochi alla fine del 2023 potrebbe sembrare una cosa strana, o perlomeno una cosa molto anacronistica. In realtà i videogiochi nella mia vita ci sono sempre stati e sono venuti ben prima sia della lettura che della musica. In fondo, sono cresciuto in una sala giochi, il mio primo videogioco di cui ho memoria fu Burger Time su Intellivision ed il primo computer l’ho avuto nel lontano 1996. Ma crescendo li ho persi per strada, un po’ perché considerati (a torto) una cosa da ragazzini e un po’ per non non aver mai trovato una piattaforma stabile che potesse anche reggere la prova del tempo. In cuor mio però vi ho sempre, diciamo, girato intorno e spesso a battuta dicevo “in quell’angolo lì ci starebbe bene una bella Playstation!”. In realtà, l’ho sempre saputo qual è il problema dei videogiochi: una volta entrato, non ne esci più. Ed è proprio così che è andata. Non ne faccio mistero, i videogiochi sono un mondo, oggi più di ieri, affascinante e vastissimo, dove le sfumature, gli approcci ed i lati oscuri sono tantissimi. Non parlo di dipendenza o di ludopatia, queste sono malattie dovute ad una degenerazione di un abitudine.

Per alcuni possono risultare semplicemente uno svago. Un passatempo, spegnere il cervello per un paio di ore la sera, un hobby come un altro. Per altre persone, invece, i videogiochi possono rappresentare quello nella vita non potranno mai essere. Ma attenzione, non il desiderio di vivere una vita alternativa bensì l’esatto opposto di ciò che si è nella vita reale: persone che hanno i piedi ben piantati nella realtà (come il sottoscritto) hanno la possibilità di vivere in mondi paralleli interpretando di volta in volta un personaggio diverso.

C’è chi preferisce abbracciare un fucile e disboscare una batteria di nemici e chi magari preferisce viaggiare in qualche landa desolata per ore e ore alla ricerca di un piccolo tesoro o piccole informazioni. Approcciarsi alla medesima cosa in modo del tutto differente.

Pur essendo condizionato dal fatto di essere molto indietro su tante cose, come ad esempio il genere dei souls, alcuni FPS (dove sono praticamente un senza mani) e GDR di vario tipo dove ancora non ho preso bene le misure in alcuni tipi di combattimento, ho cercato sempre di scegliere dei prodotti capaci di raccontare una storia. Che ci siano anche delle scelte da compiere, dove le parole sono importanti tanto quanto le azioni che ogni cosa abbia il giusto peso. Mi fregio di alzare il vessillo della maturità dell’esperienza, ma in realtà Fortnite è più di una scappatella.

Ovviamente questi sono i giochi che io ho giocato nel 2023 e il punto focale di questa breve digressione non è per parlare di questi prodotti, perché alcuni sono giochi molto vecchi, sui quali si sono espresse persone molto più competenti del sottoscritto. Ma serve per mettere in evidenza il percorso fatto grazie anche al buon compromesso tra le periferiche che ho, in questo caso una Xbox Serie S (una delle miglior porte per poter entrare nel mondo videoludico) e dalla primavera di quest’anno anche un PC da gioco (sia lodato l’ufficio in casa di mia moglie), non di fascia alta, ma comunque un buon pc da gioco. Per me che non ho titoli di riferimento e devo recuperare diverse cose, l’abbonamento a Game Pass Ultimate è un ottimo serbatoio per un back log sempre più ricco di titoli.

Per il settore sostanzialmente è stata una buona annata anche se ancora manca una IP di livello che sia originale e che possa rappresentare uno standard per il futuro. Ci sono stati ottimi titoli (Baldur’s Gate 3 e Alan Wake), da alcuni ci si aspettava qualcosa di più (Starfield e Final Fantasy XVI), interessanti sorprese (HI-FI Rush e alcuni indie come Cocoon) alcune produzioni oscene (Walking Dead) e truffe vere e proprie (The Day Before). Sempre vivo il mercato dei remake / remastered, così come quello dei battle royal e GAS ma ad oggi questi sono i generi che fanno muovere questa industria e visto che non ci sono ONLUS è anche giusto così. L’offerta deve essere sempre vasta e di qualità, spetta poi al cliente scegliere cosa preferisce.

Questo breve inciso ovviamente non lo farò più, sperando di poter continuare su questa strada.

I capisaldi videoludici per il 2023 sono stati sostanzialmente 4.

Anche se l’ho iniziato nel 2022, come primo pilastro non posso non inserire Mass Effect 2. Le avventure del capitano Shepard e dei suoi compagni, completate a Giugno con il terzo episodio della trilogia, sono state un qualcosa di meraviglioso (soprattutto nel secondo capitolo), sia per la storia in sé che per i personaggi comprimari. Mi sono ripromesso di parlarne in un post a parte, complice anche il fatto che la trilogia di Mass Effect è stata rimessa a lucido solo da qualche anno nella versione Legendary Edition.

L’altro pilastro è stato senza ombra di dubbio The Witcher 3. Avevo preso per pochi spiccioli una versione su Xbox ma, complice l’inaspettato aggiornamento next-gen, ho potuto usufruire del pacchetto completo, che comprendeva anche i due fondamentali DLC, Heart of The Stone e Blood And Wine. E’ stata una faticaccia immane arrivare in fondo, mi ci sono voluti 3 mesi per una run da 140 ore ma ne è valsa sicuramente la pena. Rinnovato nella sua veste grafica e nel gameplay, è un titolo splendido, sotto tutti i punti di vista. L’ambientazione tra il fantasy e il medievale, il carisma dei personaggi protagonisti sia maschili che femminili, i comprimari a cui non si può voler altro che bene (il Barone Rosso mi ha quasi fatto scendere una lacrima), i villain letteralmente maiuscoli (O ‘Dim è semplicemente stratosferico), quest secondarie di altissimo livello che si intrecciano alla perfezione in quella principale, un sistema di progressione del personaggio tangibile dove ognuno può plasmare il suo Geralt a proprio piacimento. E’ un titolo (del 2015!) che brilla di luce propria, l’ennesimo masterpiece che ho recuperato e che rappresenta una delle basi dei videogiochi moderni. In attesa del nuovo capitolo in lavorazione, uno degli obiettivi di quest’anno è quello di recuperare anche Cyberpunk 2077.

Il terzo pilastro è rappresentato da un incubo nel vero senso della parola, ovvero Diablo 2 nella sua versione Resurrected (2021, Serie S). Non vi anticipo nulla, in quanto ho in bozza un articolo dedicato che non ho ancora postato in quanto ho perso la sua versione estesa e mi è rimasta solo la versione compressa. Spero di poter ritrovare il tempo per poter ampliare il racconto, perché merita davvero. Oltre che a trovare il coraggio per giocare ai successivi due capitoli. Il terzo ce l’ho già in quanto compreso in questo bundle, per il quarto vediamo se il Game Pass farà miracoli.

Ultimo, ma non meno importante, ovviamente è Starfield. Come ho già scritto nel suo post dedicato, un gioco non perfetto, che non eccelle in nessun aspetto e che difficilmente sarà un riferimento per un certo tipo di produzioni ma che a me ha comunque divertito e dove ho un bel ricordo delle avventure con la mia alter ego Kara. La run è sempre lì in attesa di miglioramenti tecnici (ho una quest ancora buggata) e il già annunciato DLC .

Altri titoli validi, ma di breve durata, sono stati Quantum Break (ne ho parlato qua) e due titoli di casa Quantic Dream ovvero Heavy Rain e Detroit Become Human, di cui parlerò a parte (in attesa di recuperare The Beyond).

Piccola capatina fatta anche nelle avventure grafiche con l’intramontabile Broken Sword – The Shadow Of The Templars (Steam) e Gerda: A Flame In Winter (2022, Steam). Ambientato a Tinglev durante l’occupazione tedesca della Danimarca nella Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, impersoneremo l’infermiera Gerda (con padre tedesco e madre polacca), il cui marito, Anders, è stato arrestato dalla Gestapo e ha lasciato dei documenti del movimento di resistenza. Gioco meraviglioso e tristissimo al tempo stesso, fatto di scelte dolorose, dove la protagonista dovrà fare i conti con una Danimarca sempre più divisa tra chi sta con i tedeschi e chi contro. Sviluppato da PortaPlay e pubblicato da Don’t Nod, ho giocato la versione PC.

Finito nel tempo di una sera anche What Remains Of Edith Finch (2022, Serie S), un’avventura a tema esplorativo dove, impersonando Edith Finch, l’unica sopravvissuta della famiglia, dovremo riuscire a scoprire il perché delle morti dei suoi familiari in età molto giovane, in una sorta di profezie auto-avveranti. Sviluppato da Giant Sparrow e pubblicato da Annapurna Interactive.

Ultimo, ma solo in senso temporale, è stato Cocoon (2023, Game Pass, PC). Un platform game dal design notevole, dove con un semplice paio di meccaniche e un gameplay basilare, viaggeremo tra mondi fantastici. Personalmente non sono un’amante di questo tipo di produzioni ma mi rendo conto della della qualità del titolo. Vincitore del premio come miglior indie ai TGA 2023, è stato sviluppato dalla piccola Geometric Interactive ed è anch’esso distribuito da Annapurna Interactive.

Ci sono stati anche dei passaggi a vuoto, ovvero titoli che per un motivo o per un altro non sono riuscito a completare. Mi riferisco a Dragon’s Dogma Dark Arisen, acquistato su Serie S e iniziato prima di The Witcher 3. Sostanzialmente morivo ad ogni passo, probabilmente non avvezzo a certe meccaniche di gioco. A breve uscirà il secondo capitolo, magari è la volta buona che riprendo anche questo, seppur non invecchiato benissimo.

Altro non completato ma di sicuro valore è Atomic Heart, di cui parlerò più avanti perché il titolo merita di essere giocato.

Discorso diverso per Divinity: Original Sin 2. Quando l’ho acquistato, su Steam, ero a conoscenza di tutto, sia della sua lunghezza sia della sua difficoltà. Un party sbagliato, una tastiera e mouse non adeguati e complice l’arrivo di Starfield, mi hanno indotto a metterlo in stand by e a riprenderlo dal verso giusto. Anche alla luce del successo di Baldur’s Gate 3, un’altra chance è doverosa, nonostante i combattimenti a turni.

Altri titoli minori che ho giocato di cui pubblicherò qualcosa prossimamente sono il puzzle platform Planet Of Lana, l’action-RPG Ravenlock e l’avventura narrativa The Bookwalker.

Per completismo ho finito l’ultimo Batman della serie Arkham (un titolo veramente notevole per niente facile, da giocare anche da chi non è amante del crociato incappucciato) e la smargiassata del primo Gears Of War (una fatica immane, visto che l’ho dovuto giocare tutto in Cloud a causa di un salvataggio non sincronizzato).

Chiudo con Forza Motorsport, un titolo arrivato da queste parti fuori tempo massimo (i totoli sportivi sono messi in pausa), tutt’altro che perfetto ma dove, con la community di Runewalker, ho partecipato ad un piccolo torneo di sei gare on line: tra sportellate, macchine che non sterzavano e crash improvvisi, ci siamo fatti quattro risate tra anzianotti.

Il 2023 videoludicamente è andato. Con se si è portato via Hearthstone. Lo adoravo (così come adoro tutti i giochi di carte), ci ho speso sopra tanto tempo (e tante incazzature) ma non era più sostenibile, in quanto tra missioni giornaliere e settimanali, espansioni, mini set, buff e nerf improvvisi, era diventato sostanzialmente un tamagotchi. Inoltre avevo bisogno di trovare del tempo per questo blog ed Hearthstone mi è sembrata la cosa più sacrificabile, come quando ho smesso di fumare, uno strappo e via. Ma gli vorrò sempre bene.

Volevo iniziare il 2024 cambiando ambientazione, quindi ho deciso di provare un altro masterpiece: Red Dead Redemption 2.



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