Ma si dai, un gioco in 2D di quasi vent’anni fa che vuoi che sia! Forte di questa convinzione e finito, per colpa di Hearthstone, nel vortice Activision – Blizzard, decido di provare questa nuova esperienza videoludica, in un gioco che ho sempre visto da lontano senza mai provarlo. L’occasione mi è stata fornita su un piatto d’argento dall’uscita (2021) della versione remastered del secondo capitolo (ad opera di Vicarious Vision con la supervisione di Blizzard) comprendente anche l’espansione Lord Of Destruction.

In realtà la prima discesa negli Inferi Fiammeggianti si è rivelata un’esperienza inquietante. Tant’è che il terzo capitolo, acquistato in un bundle insieme a questo, non l’ho ancora giocato. Forse, con l’uscita sul Game Pass del primo titolo post acquisizione, Diablo IV, potrebbe essere un buon motivo per ritornare a Sanctuarium.

Con il nostro personaggio ci troveremo catapultati subito dopo la fine di Diablo I e la trama si dipanerà attraverso 5 atti (ogni atto ha 6 quest tranne il 4° che ne ha solo 3) accompagnati dal racconto di Marius, il povero malcapitato protagonista delle meravigliose cutscene tra un atto e l’altro, intento a seguire l’Oscuro Viandante, ovvero l’eroe che ha sconfitto il Signore del Terrore nel precedente capitolo ma è stato corrotto dalla Pietra dell’Anima. Il giocatore interpreterà un personaggio sul cammino della distruzione, all’inseguimento del Viandante posseduto da Diablo nella speranza di fermarlo.

Un’atmosfera plumbea quasi sempre in scala grigio regna sovrana, dove non c’è mai uno spiraglio di luce e si percepisce sempre la possibilità che vi sia un pericolo da un momento all’altro. Luoghi sempre pieni di angoli ciechi, di anfratti, di nicchie, dove tutto si scopre a poco a poco e solo al passaggio del personaggio. Musiche cupe e gravi contribuiscono a rendere ancora di più opprimente questa esperienza e dove non ho mai trovato un momento di serenità in tutta la campagna (a difficoltà Normale) che ho fatto. Una lore profonda ed affascinante, dove Amu, Tathamet, la Pietra del mondo, i primi maligni, gli angeli, Inarius e Lilith, la nascita di Sanctuarium e Nefilim sono tutti personaggi ed ambientazioni in perenne conflitto tra loro e la stessa vita come noi la conosciamo oggi deriva proprio da questo conflitto.

Il male è sempre dietro l’angolo, il male va sempre affrontato, il male fa sempre parte di noi e la pace è solo un compromesso temporaneo. E tutto questo lo rende un gioco con una immersività notevole, pur essendo un titolo in 2.5D di più di 20 anni.

Un game play estremamente dinamico e frenetico, boss fight sempre stimolanti, alla disperata ricerca dal miglior equipaggiamento possibile. Non ho passato notti insonni “a grindare come un koreano” come mi ha raccontato qualcuno, ma ammetto di essermi sentito profondamento smarrito, oltre che impotente, quando per una sciocca distrazione sono morto ed ho quasi perso il personaggio. Lo stesso mi è capitato quando per sbaglio ho venduto una spada in cui, a fatica, avevo incastonato delle rune e che mi dava un bel buff alle statistiche del personaggio. Ed è doveroso ammettere che non ho raggiunto il vero endgame, in quanto ho finito il gioco solo alla difficoltà Normale. In end game si va con un personaggio di livello oltre 75, per poi andare ad affrontare le stagioni, sempre tuttora attive.

Un esperienza sicuramente sofferta ma in ogni caso imprescindibile per ogni gamers che si voglia definire tale.

Colgo l’occasione per ringraziare @runewalkerofficial e la sua community per i video sulla storia di Diablo e per i preziosi consigli sulla build del Hammerdin Paladin.

Diablo II – Resurrected (Activision Blizzard, 2021, versione Xbox Series S, Microsoft Store).


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