Vuole sapere come intende pagare – aveva tradotto Javier – Contanti o cocaina?

Qui la cocaina viene usata come denaro, gli aveva spiegato il soldato. La gente del posto ne porta in tasca piccole quantità. Come voi portate gli spiccioli. Molti pagano in cocaina. Comprarsi una bibita con la cocaina, aveva pensato Art mentre tirava fuori dalla tasca alcune banconote spiegazzate e umidicce. Coca per coca: sì, bel modo di vincere la Guerra alla droga.

Disse il vecchio saggio: alla rovescia non si gonfiano nemmeno i palloni! Ed io per l’ennesima volta sono partito dal fondo, perché della trilogia di cui fa parte questo libro, chiamata anche “del Cartello”, io sono partito dall’ultimo pezzo, leggendo qualche anno fa Il Confine. Fortunatamente mia moglie, ignara di tutto ciò ma seguendo il consiglio del libraio di turno, per il mio ultimo compleanno mi ha regalato questo libro, così in maniera del tutto inaspettata posso dare un senso cronologico agli eventi, in attesa di leggere il secondo capitolo (Il Cartello). Nel frattempo, di Winslow, ho letto Città in Fiamme (2022), una nuova trilogia ambientata nel New England.

Gli eventi partono nel 1975, dove un giovane agente della DEA di nome Artur “Art” Keller aiuta il poliziotto Don Miguel Ángel “Tío” Barrera ad abbattere il cartello di Sinaloa, un cartello di produttori di droga. Dopo l’uccisione a Culiacán di Don Pedro Avilés, capo del cartello, da parte della polizia del Sinaloa, Don Miguel assume il controllo della “Federación” che gestisce l’intero traffico di droga che dal Messico raggiunge gli Stati Uniti.

Barrera tiene il controllo della “Federación” da Guadalajara, nello Stato di Jalisco e suddivide i territori al confine con gli Stati Uniti in piazze da controllare tra i suoi fedelissimi. A García Abrego tocca l’area del Golfo, a Güero Méndez la Bassa California e a Chalino Guzmán lo stato di Sonora, dove ciascuno fonda il proprio cartello della droga. Art Keller, che aveva inconsapevolmente aiutato Barrera ad assumere la guida della “Federación”, nonostante il successo precedentemente riportato contro il cartello di Sinaloa decide di farsi assegnare alla non prestigiosa sede di Guadalajara per rimediare all’errore commesso. Cerca in tutti i modi di entrare nell’organizzazione, facendo amicizia con i due nipoti (Raul e Adan), intercettando movimenti e comunicazioni delle donne di Barrera ma quando il suo amico e collega Ernie Hidalgo viene rapito e torturato, Keller metterà in piedi una guerra senza esclusione di colpi. 

Tale vicenda (ispirata a personaggi realmente esistiti come Miguel Ángel Félix Gallardo, Juan Jesús Posadas Ocampo, Héctor Luis Palma Salazar, Juan García Ábrego) si appoggia su eventi realmente accaduti nella metà degli anni ‘70, tra cui si ricorda la famosa Operazione Condor, un’operazione di intelligence capeggiata dalla CIA volta a rafforzare le dittature nei Paesi Sudamericani (Cile, Argentina, Bolivia) eliminando con ogni mezzo qualsiasi avversario politico, soprattutto i movimenti rivoluzionari comunisti.  E con l’ingresso di altri personaggi come Sean Callan, la prostituta Nora Hayden, il cardinal Parada, la CIA stessa e anche la mafia, entreremo a far parte di una fitta ragnatela di rapporti ed interessi dove mai come in questo caso è vero il detto che “l’amico del mio nemico è mio amico”. Fino a quando anche lui non diventerà un problema, uno dei tanti cani che popolano il branco. Infatti il titolo del libro è tratto dai Salmi, versetto 22:20, che racconta la sofferenza di Gesù sulla croce insidiato da un “branco di cani”: libera la mia vita dalla spada e salva l’unica vita mia dall’assalto del cane.

Winslow racconta pagina dopo pagina dopo pagina una storia lunga trent’anni, alternando una scrittura ricca di particolari quando si tratta di introdurre i personaggi e le loro azioni ad una scarna ed asciutta, ma non meno efficace, quando si tratta di raccontare una sparatoria o una spietata esecuzione.

È un romanzo che si appoggia ad eventi effettivamente accaduti ma che mi ha dato l’impressione di non voler riscrivere il corso degli eventi né di volere raccontarli da un’altra angolazione, bensì di voler semplicemente raccontare (bene) una storia costruita come si deve. Qua il respiro è più ampio, non ci sono affreschi metropolitani ma transnazionali perché il potere, i soldi e la droga sono ovunque. I protagonisti che lo popolano però non mi hanno emozionato, compiono azioni anziché pronunciare discorsi, rimanendo confinati ad una monodimensionalità estremamente riduttiva dove non ci sono tormenti interiori o mal di vivere ma solo l’essere pedine di volta in volta sacrificabili in uno scacchiere di dimensioni planetarie, sprofondate in una spirale di atrocità in cui si è alla disperata ricerca di una via di uscita. 

Questa monodimensionalità è ben rappresentata dalle  bassezze di Raul Barrera e dei fratelli Piccone, mentre nel sicario Fabian Martinez si concretizza in una violenza senza confini. Ed è proprio la stessa violenza ad essere la causa fondamentale della nascita del personaggio di Sean Callan,  raccontata nelle pagine migliori del libro. 

Un libro non perfetto (i personaggi che passano da essere zero ad essere cento nel giro di appena tre pagine, persone in fuga da mesi che poi vengono scoperte in cinque minuti, alcuni parti troppo prolisse e abbondantemente sopra le righe come la relazione tra Nora e Parada) ma che riesce a mantenere un ottimo ritmo dall’inizio alla fine, dove a vincere è la ragnatela di eventi, tra realtà e finzione, messi in piedi dallo scrittore.

Don Winslow – Il potere del cane (Einaudi, 2014, 719 p.)


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