Come già anticipato nel Ricapitolando del 2023, iniziamo a parlare di alcuni titoli per così dire minori ma non meno importanti.

Uno di questi è sicuramente Atomic Heart. Ambientato in una realtà alternativa del 1955 dove l’Unione sovietica, grazie al talentuoso genio del dottor Sechenov, ha già inventato Internet (chiamato Kollektiv), un sistema di proiezione olografica e perfezionato la robotica.

Impersonando il personaggio di P-3, un veterano della seconda guerra mondiale ed ora agente del KGB, assisteremo al lancio del Kollektiv 2.0 all’interno della struttura 3826. Ma ben presto scopriremo che qualcosa è andato storto ed insieme alla IA CHAR-les (soprannominato “Charles“) attaccato al guanto della mano sinistra dovremo cercare di capire cosa è successo, facendoci largo tra robot impazziti, spietati sistemi di sorveglianza ed intrighi di palazzo.

Annunciato nel lontano 2018, Atomic Heart è stato protagonista di una gestazione travagliata a causa del conflitto russo-ucraino in quanto lo studio di sviluppo, Mundfish, è russo. Al di là delle considerazioni geopolitiche, Atomic Heart si presenta in realtà come un validissimo FPS in prima persona, dove il merito va ascritto a quei pochi elementi che riescono a dare al gioco un’identità ben precisa all’interno di un genere dove di certo non mancano titoli a cui giocare.

In primis, una storia ben curata, dall’elevato ritmo e ricca di colpa di scena dove fa da sfondo il rapporto, sia nel bene che male, uomo – macchina. Lo spazio di gioco è ben disegnato ed anche gli ambienti interni sono ben caratterizzati e si ha sempre l’impressione che possa esserci un nemico o un pericolo dietro l’angolo. Punto cardine all’interno del gioco è la presenza di una notevole quantità di materiale da afferrare, prelevandolo letteralmente o dai corpi dei robot uccisi o da scrivanie, armadietti o bauli. Tale materiale ci servirà per poter aumentare le abilità del nostro personaggio (che vanno da scudi polimerici alla telecinesi, passando per tute potenziate ai danni o all’aumento della salute) o per costruire e potenziare le armi, alcune piuttosto bizzarre, in nostro possesso.

Va da sé che ogni pregio ha anche la sua altra faccia. Ad esempio il mondo di gioco è un po’ castrato, nel senso che l’esplorazione è possibile (interessante anche il sistema di telecamere da poter usare da remoto) ma sparando ad una scatola di cartone finiremo solo per sprecare munizioni o attirare i nemici. Alla scatola non succederà niente. E la trama impone al giocatore un ritmo di gioco che spesso lo porta a compiere azioni mentre Charles ci spiega qualcosa e quindi non si capisce chi e cosa seguire, se l’azione o la narrazione. Anche gli enigmi ambientali, come le serrature “alla Simon”, si ripetono ad oltranza.

Anche la completa localizzazione della nostra lingua è un titolo di assoluto merito ma il doppiaggio di Francesco Rizzi (già doppiatore di Colt in Deathloop) è sì straordinario ma rende di fatto P-3 più che un russo del KGB un ganassa alla Ultimo boyscout. Tecnicamente il titolo è valido, non ha una grafica superlativa ma è comunque ben stabile e fluido, anche nelle scene più concitate.

Purtroppo non ho ancora portato a termine il gioco, in quanto sono una mezza cartuccia negli FPS il che, unita ad una difficoltà dei nemici non ben calibrata, mi ha bloccato in due fasi di gioco. Però sono riuscito ad oltre la metà della storia principale.

In chiusura, un titolo sicuramente valido soprattutto per chi ha un abbonamento a Game Pass (dove è uscito sin dal day one) che sa come divertire, sviluppato da uno piccolo studio che ha puntato in primis a volare basso senza commettere errori per poi supportare il titolo con aggiornamenti ed espansioni.

Atomic Heart (Mundfish, 2023, versione PC, Game Pass)


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