Un mese “corto” quello passato, dovuto al semplice fatto che… ero in ferie! Ma nonostante ciò abbiamo lo stesso pescato dal cilindro cose interessanti. Quella forse più di spicco è, come ormai da qualche mese, di stampo femminile. 

Si tratta dell’esordio della misteriosa Nicole Marxen con il primo album sulla lunga distanza dal titolo Thorns (2024). Con una scarna biografia (originaria di Dallas, è una musicista ed artista visiva da due decenni) la nostra si colloca dalle parti più heavy Chelsea Wolfe, offrendo un appassionato intreccio di dark wave dal sapore ottantiano, oscuri synth e divagazioni dream pop. La Marxen come si suol dire se la suona e se la canta coadiuvata da Alex Bhore, compositore delle soundtrack di Halo Infinite e batterista dei I Will Destroy You.

Sono anche incappato anche in due nuove uscite ad opera di due indiscussi pesi massimi. La prima è Ritual (2024) di Jon Hopkins mentre la seconda è Much Unseen Is Also Here (2024) di Lustmord. Album non memorabili ma di sicuro valore. È anche vero che li ho ascoltati poco, non sono dischi che si possono ascoltare con un auricolare solo mentre si fanno cose.

L’autore di Immunity (2013), circondato sempre dai fidati Vylana (voce), 7RAYS (sintetizzatori, percussioni), Ishq (sample e altro), Clark (sintetizzatori), Emma Smith (violino), Daisy Vatalaro (violoncello) e Cherif Hashizume (modulari), cerca di smarcarsi dalla new age da cassetta, proponendo invece una musica ambientale dalle vivide pulsazioni di sottofondo, quasi ancestrali. 

Brian Williams, ovvero chi si celebra dietro al progetto Lustmord, non ha certo bisogno di presentazioni da parte del sottoscritto. Ritornano droni cupi ed ostili avvolti in atmosfere oscure come l’oblio di cui per un lavoro che si inserisce nel solco delle produzioni dark ambient di cui Lustmord è maestro nonché uno dei precursori.

In termini di ripescaggio non posso non citare il terzo lavoro di Fever Ray dal titolo Radical Romantics (2023). L’avevo già ascoltato tempo fa ma l’avevo messo in pausa. L’eclettica producer svedese ritorna dopo qualche anno dal precedente Plunge (2017). In un electropop sbilenco ma dall’ampio ventaglio cromatico, si esamina l’amore come una preoccupazione ed una lotta sfrenata. Ospiti d’onore, Vessel e il duo Reznor – Ross.

Altro recupero interessante è Cracks (2021) ad opera del sassofonista norvegrse Bendik Giske. La scoperta è frutto di una shazammata reale. Cruising era presente nella straordinaria esibizione “The Orientalists” (ovvero la scoperta dei pittori europei del XIX del mondo orientale), proiettata nelle Carrières de Lumiéres, in Provence. Se vi piacciono i lavori dalla parti di Colin Stetson, il minimalismo di Philip Glass o le ultime produzioni di Caterina Barbieri.


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