
La trama si stava facendo interessante. Al bad boys della Formula 1, quello che dice ancora le parole brutte quando si arrabbia, stava scivolando il mondiale proprio sul più bello, con un missile derubricato a triciclo a pedali per colpa di chi sa chi. Il tutto a favore dell’inglesino dalla faccia pulita, che finalmente in questa stagione si era tolto l’etichetta del cavallo sempre piazzato.
Ma stavolta, l’olandese volante, come un satanasso, tira fuori una prestazione da vero manico. La fortuna non c’entra niente perché la bandiera rossa ha favorito tutti quelli che avevano le gomme intermedie; lui alla terza curva era già undicesimo (partiva diciassettesimo). E mentre Perez e Hamilton si scannavano dietro al primo Lawson di turno, Alonso aveva la sciatica come la casalinga di Voghera, Sainz affrescava muri e pareti, con Leclerc che non riusciva a fare curva 1 uguale per due giri di fila e i due McLaren cercavano ancora di capire le famose Papaya Rules, Max l’arrabbiato timbrava diciasette giri veloci uno dopo l’altro.
La Ferrari di acqua ne ha imbarcata a volontà e si sapeva che sul bagnato non sarebbe andata. Il campionato costruttori è ancora in bilico, per quello piloti c’è solo la matematica a tenere in piedi le speranze, di chi, in fondo, ci ha creduto solo nelle interviste del Giovedì.




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