Ma figuriamoci se mi perdevo il primo capitolo di Call Of Duty lanciato al Day One su Game Pass! Quanti Call Of Duty ho giocato fino ad adesso? Nessuno! Io sono letteralmente un Senza Mani, non riuscirei a centrare un tizio legato ad un palo! In più non amo nemmeno tutto il comparto multiplayer, dove passare una serata a respawnare con il nemico alle spalle non è proprio il mio passatempo preferito. 

Scherzi a parte, a livello di campagna mi ero cimentato solo in quella del precedente Modern Warfare III, terzo capitolo della serie reboot sviluppato da Sledgehammer Games e lanciato nel 2023, sbarcata su Game Pass il 24 luglio 2024. Convertita in corsa in un vero e proprio capitolo della storia (doveva essere un’espansione del multiplayer di Modern Warfare II), la storia del Capitano John Price e dei suoi uomini, tra cui il leggendario Simon “Ghost” Riley, in cerca del Comandante della milizia privata russa Konni Vladimir Makarov, evaso dopo una condanna all’ergastolo, mi aveva divertito solo a tratti. La solita americanata con i soliti cattivi (che te lo dico a fare, russi), dove l’essere continuamente un personaggio diverso non aveva creato quel pathos necessario, complice anche un ritmo sottotono dove si sparava e basta. Il nuovo sistema chiamato Open Combat Mission, che consiste nell’avere un approccio libero e non lineare alle missioni, alla fine non è riuscito ad incidere in maniera significativa ed una storia già vista e rivista dalla esigua durata senza particolari guizzi o ambientazioni particolari hanno reso questa capitolo non proprio memorabile. Ricordo volentieri solo i personaggi, da Ghost a Farah Karim.

Complice anche uno sviluppo più tranquillo e l’avvento di Microsoft, di questa campagna se ne parlava bene già dai primi gameplay e quindi, dopo il DLC di Starfield, ho messo in pausa nuovamente la run su Cyberpunk 2077 e mi sono addentrato nelle trame della Gulf War.

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

Ambientata nel 1991, la campagna di Black Ops 6 prosegue gli eventi narrati in Cold War. Gli agenti della CIA Troy Marshall e William “Case” Calderon, insieme alla responsabile Jane Harrow, vengono inviati al confine tra Iraq e Kuwait per prelevare il Ministro della Difesa iracheno Saeed Alawi, ma sono costretti a lasciare la missione quando Alawi dichiara di essere preso di mira da una forza paramilitare canaglia chiamata “Pantheon“. La missione non andrà proprio come previsto e il gruppo, capitanato dal veterano Frank Woods, si ritroverà estromessa dal servizio. Decidono quindi di mettersi “in proprio”, utilizzando come base un vecchio rifugio del KGB ed insieme al tecnico Felix Neumann, Sevati Dumas e l’enigmatico Russell Adler cercheranno di capire cosa si celi dietro all’organizzazione Pantheon e quali sono i suoi obiettivi. Ha inizio così una tortuosa spy story fatta di intrighi, tradimenti, conflitti e segreti che si dipanerà lungo una ventina di missioni.

Se da un lato la trama della campagna non brilla per originalità e dell’altro il suo dipanarsi è sostanzialmente lineare e anche abbastanza prevedibile, quello che colpisce è cosa accade all’interno delle missioni stesse. Dovremmo recuperare chiavi di accesso, sabotare attrezzature militari, distruggere postazioni nemiche, intercettare esponenti politici, raggiungere pericolosi laboratori chimici finendo addirittura per barare ad una mano di poker!

Ad ogni missione ritorneremo alla nostra base dove, grazie ai soldi recuperati nelle varie missioni (aprendo anche casseforti tramite dei codici radio), si ha la possibilità di installare 3 banchi da lavoro per migliorare il nostro addestramento, quello del team e potenziare le armi. I bonus sono tangibili, ma questo aspetto ruolistico della vicenda, seppur una novità per la serie, è marginale nell’economia del gioco.

Contrariamente a quanto visto in MWIII, qua la varietà di approcci all’azione non sono un timido tentativo ma una vera e propria modalità ben precisa. L’approccio stealth funziona ed è un metodo che può essere portato avanti, complice anche un menù radiale che permette la selezione di oggetti tattici come la granata stordente, il coltello direzionale, o la mitica ARC-XD, una piccola macchina telecomandata imbottita di esplosivo, la quale mi ha personalmente salvato contro un paio di elitè. Ovviamente, se la copertura salta, dovremmo prepararci a combattere. In questo senso il jet e la mitragliatrice dell’aereo sono delle smargiassate gratuite, ma a qualcuno piaceranno. (cit.)

Gli ambienti di gioco non sono molti, spesso sono ambienti chiusi e la libertà di movimento è limitata (qua forse in MWIII c’era un filo di dinamismo in più) ma in ogni caso il level design è ben fatto e si sposa ottimamente con il mood delle missioni. Nell’unica open map le attività sono divertenti ma sostanzialmente sono tutte uguali. Il compito è quello di andare a distruggere tre postazioni missilistiche, cercare qualche rifornimento e liberare qualche zona occupata dai nemici (che manco a dirlo sono iracheni). La differenza la fa la modalità di approccio. Io ho scelto quella del cecchino, dove calma e pazienza fanno la differenza. Almeno un obiettivo fermo riesco a centrarlo. 

È con la scoperta della Culla, una potente arma biologica nelle mani della persona sbagliata, da cui si ha il definitivo cambio di passo nella missione principale. A questo punto la spy story di base si tinge di horror, una novità per la serie, che dà la svolta a tutta la campagna, alzando il ritmo e preparandoci al pirotecnico finale. 

Il team di rinnegati che dovranno svolgere la missione è coeso tra loro, i personaggi si aiutano a vicenda, con una discreta caratterizzazione anche se non ci sono molti momenti in cui scambiarsi “opinioni”; di fatto sono personaggi non memorabili che fanno semplicemente “cose”. Ci sarebbero anche delle possibilità di interazione, con delle linee di dialogo proprio per “fare due chiacchiere” ma la cosa è semplicemente abbozzata, sintomo del fatto che gli sviluppatori non volevano calcare troppo la mano su aspetti da GDR in un contesto del genere.

In tutto questo mare magnum di attività non saremo soli ma ci faranno compagnia un’infinità di armi; oltre ai simpatici gadget di cui sopra sarà sempre possibile trovare mitragliette, fucili d’assalto, pistole silenziate, lanciarazzi, ognuna con le sue caratteristiche e un feeling ben preciso, caratteristica ben notabile anche da un neofita come me. Sarà sempre un piacere provare un’arma diversa in funziona della situazione e del nemico di fronte e, se butta male, potremmo indossare le mitiche piastre corazzate.

Perchè comunque i nemici sono veramente tanti, l’IA è abbastanza reattiva, anche se un po’ discontinua, con nemici che ti sparano anche se sono a terra feriti ed altri che si mettono di lato ad aspettarti. L’introduzione di un rinnovatissimo sistema di movimento “omnidirezionale” ci permetterà di scivolare in avanti, ma anche verso sinistra/destra ed  anche all’indietro. Io non sono riuscito a provarlo nella campagna, ho imparato la scivolata giusto all’ultimo per disperazione, penso sarà una cosa molto utile nel multiplayer.

Sotto l’aspetto squisitamente tecnico, giocato su PC in 1440p tutto maxato, il titolo è solido anche nei momenti più frenetici. Utilizzando lo streaming delle texture in tutte le modalità di gioco (le texture vengono scaricate dalla rete quando servono, in modo da non utilizzare spazio su disco) ho notato alcuni pop-up specialmente sulla vegetazione, anche a causa di una connessione internet non proprio velocissima. Se le cutscene sono realizzate con il classico piglio hollywoodiano con una rappresentazione delle animazione dei volti molto curata ed ottime sono anche le presentazioni delle missioni, tra dossier e file d’archivio, è il comparto grafico nel suo complesso a non far gridare al miracolo, segno anche di una preciso indirizzo verso l’hardware consolle, incontrovertibile core business di tutta la produzione.

Il gioco prende in prestito alcune soluzioni da altri giochi, vedi il rampino da Halo (che non funziona sempre perfettamente) e i “manichini” da Atomic Heart, gioco sottovalutato ma che questo Black Ops 6 ricorda molto, anche per un’atmosfera generale soprattutto nelle fasi più cupe. Non sono idee nuove però sono funzionali all’economia del gioco. Altra missione notevole è quella dello specchio, qua invece siamo dalla parte di Remedy e le sue disgregazioni temporali.

Le ultime 5 o 6 missioni le ho giocate tutte d’un fiato arrivando, quasi senza accorgermene, al finale; ero stremato, ma solo perché, da anziano, non reggo più di dure ore di gaming. Onore al merito al team di Raven che ha realizzato nel complesso una campagna senza squilli ma solida dal bel ritmo, tanta azione, una spy thriller con qualche venatura horror. Magari a chi è più scafato di me non dirà granché ma a me è piaciuta. L’ho giocata perché compresa nel Game Pass, le 70 euro richieste per giocare la sola campagna sono oggettivamente folli.

Ad oggi Call Of Duty si compra per il multiplayer a cui è affiancata una campagna che ne definisce i contorni.


Call Of Duty: Black Ops 6 (Treyarch – Raven Software / Activision / 2024 / versione PC / Game Pass)


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