Poi un bel giorno ebbe un’illuminazione. Dunque, vediamo un po’, si disse, dato che è tutto un casino, non potrai mai avere ciò che ami se sei costretto a vivere con ciò che non potrai mai amare, quindi se le storie allegre sono tristi, allora le storie tristi devono per forza essere allegre. Questo è ciò che ci rimane: storie tristi.

Ho comprato questo libro (il primo letto nel 2025) perché semplicemente era il primo in fondo alla lista del 2024. C’era finito in quanto nuova edizione (la prima edizione in lingua originale è del 1999), ad opera di minimum fax, indipendente casa editrice romana, sempre dedita a riportare a galla opere di autori particolari, soprattutto americani (nel mio caso mi ha riportato a galla la trilogia newyorchese di Liberman, altra opera di cui prima o poi riuscirò a scrivere qualcosa). La traduzione è a cura di Antonio Scurati; si proprio lui, il figlio del secolo.

Leggendo poi attentamente le note sull’autore, mi sono accorto che Vollmann è anche l’autore di quel pamphlet chiamato Come un’onda e sale e che scende (edizione Mondadori), libro che ho letto nel lontanissimo 2007, tempi in cui passavo i pomeriggi in libreria e leggevo cose letteralmente a caso. E’ anche un libro a cui è legato un curioso episodio: dopo un centinaio di pagine mi accorsi che era stato rilegato male, in quanto diverse pagine si ripetevano, andando a sostituire le pagine successive. Lo riportai in libreria ma purtroppo non avevo lo scontrino. La commessa fece una ricerca e si accorse che quel libro, nel tempo da quando era in vendita, circa un paio di anni, ne era stata acquistata solo una copia: la mia. Mossa a compassione me lo cambiò. Fatto sta che mi è venuta voglia di rileggerlo (anche la stessa minimum fax ne ha stampato una nuova edizione), è la versione super condensata dell’opera originale, dal titolo Rising Up and Rising Down, pubblicato negli Stati Uniti nel 2004, in cui l’autore, partendo dall’assunto “la storia del mondo è la storia della violenza” ne ha scritto un trattato in sette volumi di 3.300 pagine (poi ridotta a uno nella versione uscita l’anno successivo).

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

Nella San Francisco della metà degli anni ‘80, il reduce della Guerra del Vietnam Jimmy, bazzica costantemente il Tenderloin, uno dei quartieri più degradati della città, passando da un locale all’altro, da una prostituta all’altra, in cerca della sua amata Gloria, anche lei una prostituta, della quale si è follemente innamorato ma che non è più riuscito a vedere. Alloggia all’Hotel Bailey per ottantacinque dollari la settimana, che paga, insieme all’alcool e alle prostitute, con il sussidio dell’esercito.

Nel suo girovagare notturno, Jimmy sceglie ed incontra tutta una serie di donne, per la maggior parte prostitute, con le quali cercherà di intrattenere dei particolari rapporti in posti improvvisati, spesso in alberghi fatiscenti o vicoli luridi. La prima che incontra è Nicole, con la quale crede di aver contratto qualche malattia in quanto si scoprirà poi essere malata di Aids. Poi Melissa, alla quale chiederà di raccontargli qualche ricordo piacevole della propria infanzia. Al Nitecap conoscerà Dinah, una prostituta di colore a cui, con l’aiuto del “suo uomo” Jack,  taglierà una nera ciocca di capelli. Infine Phyllis, un travestito di cui pochi si accorgono della sua vera natura. L’unica parvenza di una figura amichevole è quella dell’ex commilitone Codice Sei, caduto in disgrazia per motivi che non conosciamo, tanto da vivere per strada e la cui puzza si sente lontana un miglio.

Leggendo le primissime battute mi è capitato, anche abbastanza spontaneamente, di associare Jimmy a  Leonard Shelby, il protagonista del film di Christopher Nolan, Memento. Pur partendo da storie estremamente diverse ma con alla base un trauma (fisico per Leonard, il Vietnam per Jimmy), per entrambi i ricordi diventano un elemento fondamentale della propria vita. Ma se il povero Leonard aveva bisogno di legare i propri ricordi in un flusso temporale preciso per far sì che non fossero semplici eventi slegati tra loro con un inizio ed una fine, il nostro Jimmy ha bisogno di elementi per poter alimentare la sua Gloria personale, l’unico vero (o presunto) motivo per cui vale la pena andare avanti nonostante la profonda miseria umana in cui è immersa la sua vita. Man mano che il racconto procede, serata dopo serata, incontro dopo incontro, Gloria assumerà via via sempre un significato e un senso diverso, passando da essere prima fidanzata, poi moglie ma anche sorella. Scivolando sempre di più in un racconto dai contorni onirici, offuscato da un elevato tasso alcolico, sarà difficile capire se la persona che cerca sia veramente esistita oppure sia solo una creazione della sua mente. Jimmy ruba platealmente i ricordi delle altre persone, plasmandoli e facendoli propri, creandosi un passato alternativo che, forse, nemmeno lui non ha mai vissuto. Riesce anche in qualche modo a giustificare le sue azioni in quanto esse sono funzionali e necessarie al suo obiettivo.

La forma della prostituzione è la via più semplice in quanto le prostitute non giudicano (così come fa anche l’autore) e catalogano le richieste di Jimmy, seppur strampalate in quanto il sesso sarà via via sempre più in disparte, in semplici curiosità da soddisfare. Jimmy riuscirà a mettere a nudo i protagonisti che incontra, dove i corpi rappresentati, usati e sfruttati fino all’abuso, sono lo specchio della decadenza della società in cui vive. Le prostitute con cui si intrattiene non raccontano o ricordano mai episodi spiacevoli del loro passato, slegando la loro attuale condizione al passato stesso che hanno vissuto: il sesso è un atto e come tale deve esser pagato. La violenza, la droga e la solitudine sono dei meri quanto deprecabili effetti collaterali.

Tra un flusso continuo di eventi narrati in terza persona e dialoghi senza virgolette, Vollmann ci regala a tutta gli effetti una storia estremamente triste che trova il suo apice massimo in un cabina del telefono, in cui un uomo parla per ore al telefono con la propria moglie. Peccato solo che il filo della cornetta sia stato strappato.

William T. Vollmann – Puttane per Gloria (Minimum Fax, 2024, 213 p.)


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