Con un 2025 iniziato ormai da quasi due mesi ancora non vi è traccia di dischi di fresca uscita ma solo recuperi di pubblicazioni dello scorso anno.
Ma andiamo con ordine. Come guys!
The Body – The Crying Out Of Thing (2024)

Settimo album per la band statunitense, formata dal chitarrista e cantante Chip King e da Lee Buford alla batteria.
Una band monolitica per un black metal post apocalittico molto anticonvenzionale, tra drumming ossessivo, chitarre distorte e screaming, in cui spicca senza dubbio la conclusiva All Worries, un elegante sabba nero (le atmosfere ricordano Raison d’être) a cui sedersi.
Michael Kiwanuka – Small Changes (2024)

Seguo le avventure del buon Michael sin dal suo esordio con Home Again, dove il successivo Love&Hate lo ha definitivamente portato alla ribalta internazionale.
A 5 anni dal precedente omonimo disco, il chitarrista inglese continua ad affidare le chiavi della produzione a Danger Mouse e Inflo. Un disco che continua ad avere sempre una estrema cura negli arrangiamenti e nella scrittura, ma i “piccoli cambiamenti” poco si notano e non stravolgono, bensì ci restituiscono un disco che scivola via delicato ma senza particolari guizzi.
Paysage D’Hiver – Die Berge (2024)

Terza prova per Tobias Möckl, moniker dietro al quale si cela l’one man band Paysage D’Hiver (che in francese significa “passaggio d’inverno”).Anche in Die Berge si ha la solita miscela, con sempre Burzum nel mirino, fatta di una produzione estremamente lo-fi e in cui si alternano, fino a fondersi, ambient, black metal, doom incorporando anche altri elementi come droni e field recording. Disco dalla durata fuori scala (quasi due ore) in cui spicca sicuramente la lunga suite Transzendenz, divisa in 3 momenti, un lunga e lugubra marcia funebre.
Tristwch Y Fenywod – Tristwch Y Fenywod (2024)

Formatisi nel 2022, i Tristwch y Fenywod (“La tristezza delle donne”) sono un trio tutto femminile gallese composto da Gwretsien Ferch Lisbeth, Leila Lygad e Sidni Sarffwraig. Questo omonimo disco rappresenta il loro debutto dopo appena una manciata di concerti. Le nostre ci propongono un gothic folk che intreccia la tradizione (è cantato tutto in lingua gallese) ed il femminismo radicale con atmosfere oscure e sperimentali. Drum pads martellanti e bassi ingombranti formano un sound che guarda alla darkwave dei The Cure dell’era Pornography, al martellante lavoro di archi di Svitlana Nianio e alla bellezza oscura dei Dead Can Dance o dei This Mortal Coil.
L’album è stato registrato e prodotto da Ross Halden e dalla band presso l’Hohm Studio di Bradford, nell’estate del 2023.




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