Articolo scritto e pubblicato originariamente per il forum di Tom’s Hardware il giorno 04.12.2024.

“Non vogliamo i giochi degli anni ’80. Vogliamo le emozioni che essi ci facevano provare perché ci fanno ritornare alla mente il periodo in cui eravamo adolescenti.“
Scrivo volentieri in questo thread, così vi racconto la mia esperienza alla quale tengo molto. Sono passati quasi 35 anni, ma ricordi e sensazioni non hanno minimamente perso la loro freschezza. Ho scritto un botto, perdonatemi.
Classe 1982, gioco, tra alti e bassi, “ai videogiochi” probabilmente da sempre. Quand’ero piccolo mia madre lavorava nella bottega di frutta e verdura di mia zia, il classico negozio di quartiere di una volta, e ricordo sempre con affetto che mio nonno mi dava un “nocchino” e 200 lire con i quali io andavo al bar all’angolo a giocare al cabinato di turno.
Come la maggior parte dei miei coetanei, nelle sale giochi ci vivevamo. Una in particolare per me aveva la doppia funzione, sia per giocare che come punto di ritrovo di amici. Andavo lì e qualcuno che conoscevo c’era sempre. Fatto sta che in sala giochi vi ho trascorso tutta la mia adolescenza. Finché non è stata chiusa nel 2000, non c’era giorno che non ci andassi e che non pronunciassi la famosa frase “mi dai un gettone!”.

Per quanto riguarda i videogiochi da casa, il primo a cui ho giocato è stato Burger Time su Intellivision, ce l’aveva un mio cugino che ha 8 anni più di me. Poi venne, alla fine degli anni ‘90 il, che ve lo dico a fare, Nintendo e l’epoca di Super Mario. Ma non solo: Tetris, Zelda, Castlevania, Donkey Kong, Punch-Out!! e compagnia bella. Con un fratello più piccolo di tre anni, ci passavamo i pomeriggi interi, a Tetris ci giocava pure mia madre. Avevo anche un amico che aveva il Sega e, abitando vicini, spesso giocavamo l’uno sulla piattaforma dell’altro. Poi venne il Gameboy, rigorosamente in bianco e nero, e non so mai quante pile abbia cambiato.

Nel 1996, per seguire il trend, chiesi a mio padre se “per Natale” mi avrebbe potuto regalare la Play Station 1, uscita qualche anno prima. Lui, che al tempo non sapeva nemmeno la differenza tra un mouse ed una tastiera, mi disse di no e volle comprarci, a me e a mio fratello, un Personal Computer. Nessuno nella mia famiglia ne sapeva niente in materia, io non avevo mai avuto esperienze su Commodore o Amiga ed, ancora oggi, ignoro il motivo per cui mio padre volle fare quella scelta. Forse seguì una sorta di sesto senso e per la bellezza di 3 milioni e 600 mila lire del vecchio conio in 36 comode rate, portammo a casa una configurazione di tutto rispetto, divenuta ormai una filastrocca: Intel486 DX4 100MHz, 4MB di Ram, lettore 4x, Scheda Soundblaster, monitor e stampante Epson.

Alla fine fu una scelta decisiva, perché pur non avendone fatto un lavoro (ho studiato altro), l’interesse per i computer vi è sempre stato e nonostante oggi ci siano mezzi alternativi come smartphone e tablet il “mi metto al computer” è sempre uno dei miei passatempi preferiti.
Questo preciso ricordo può essere racchiuso in una frase: “EA Sports, it’s in the game“. Scoprì FIFA96 e la Elettronics Arts divenne la Disney della mia adolescenza. Con un fratello più piccolo, le partite 1vs1 non si contavano nemmeno! Dopo un infelice FIFA97, del quale ricordo solo il campo indoor, venne il titolo alla quale sono più legato in assoluto: FIFA98. Dovetti ipotecare le paghette di anno per fare un upgrade del PC, passando dal 486 al glorioso Pentium. Song2 scandiva i miei pomeriggi dopo scuola insieme alla Francia con la sua rosa multietnica e la rocciosa Croazia a fare da outsider. Mi prestarono anche Championship Manager (credo fosse la stagione 99/00), distribuito in Italia con il nome “Scudetto” ma fu con PC Calcio 7 ed il mitico Newcastle, che trovai la vera realizzazione sotto il profilo tecnico – tattico. Oltre a Fifa però c’erano anche altri giochi che ricordo con piacere: Theme Park, Mist, Duke Nukem 3D, Alone In The Dark, Age Of Empires II, Half Life.

Arrivati nell’estate del 1999 trovai una ragazza e insomma, il resto scrivetelo voi; io ci metto l’avermi cancellato qualsiasi forma di tempo libero. Con un colpo di reni in extremis, nell’inverno del 2000 decisi di comprarmi un nuovo pc ma mi rifilarono un assoluto bidone! Non ricordo nemmeno le caratteristiche, ricordo solo che aveva un Athlon come processore. Ebbe un sacco di problemi sin da subito, al tempo avevo la testa su altro e piano piano divenne solo un computer casalingo. Per la cronaca, di AMD ho sempre avuto una pessima opinione ma abbiamo fatto pace solo qualche anno fa quando ho comprato il 3700x per lavoro.

Credo fosse il 2003, inaspettatamente mio fratello si presentò a casa con una Play Station 2 (ancora non è dato da sapere come riuscì a procurarsela) e finalmente tornarono i fasti degli anni ‘90. Solo che questa volta non ci fu più Fifa bensì Pro Evolution Soccer 2! Anche qua, stessa storia; ci facevamo la nostra squadra personale, con tanto di giocatori storici e via di partite da 30 minuti. Comprammo anche Pro Evolution Soccer 4, ma lui si fidanzò con una ragazza che studiava fuori città e anche lì, non era più tempo di giocare. La mia seconda carriera videoludica finisce qui.

Nel frattempo, oltre che essere fisso in giro a godermi un po’ di gioventù, iniziarono a germogliare due passioni che tuttora coltivo e che non accennano a svanire. La prima è la musica, la seconda è la lettura. Ma il pc di cui sopra cede e ad inizio 2009 sono costretto a cambiarlo. Metto mano al portafogli e prendo un bel E8400 con una Sapphire 4850. Stavolta il pc è quello giusto, va che è una bellezza ma io, salvo giusto un Batman Arkham Asylum, mi infilo nei soliti titoli sportivi, ovvero Football Manager, dal 2009 al 2012. Mi diverto, concludo diversi campionati, di tempo libero ne avevo tanto, nel frattempo conosco quella che è al momento mia moglie, avrei potuto svariare anche su altri titoli, ovvero la base che mi manca adesso. Ma niente, calcio e giochi di guida. Alla lunga il discorso “gaming” cade nel dimenticatoio, un po’ per decadenza hardware un po’ perché non volevo togliere spazio sia alla musica che alla lettura. Anche quando cambio sia casa che pc, quest’ultimo è in configurazione da casa. Nata la prima figlia (2018) vengo anche sfrattato dalla mia piccola stanza, lockdown ed altra figlia (2020) fanno il resto.

Invecchiando, anche con una riunione condominiale nelle orecchie, finivo spesso per addormentarmi o guardare ad oltranza presse idrauliche che schiacciano cose su Youtube ma il caso volle che una sera un mio amico a cena mi fece vedere Call Of Duty Mobile. Guardandomi un po’ intorno trovai un simpatico gioco di carte: Hearthstone. Boom! Fu amore e pacchetti comprati a prima vista. Ci giocavo ovunque su tutto quello che era capace di farlo girare, dal tablet, al cellulare, al pc da lavoro. Deck, tornei, espansioni, classifiche, seguivo tutto quello riguardava il gioco. La sera, nane a letto, cuffie e vai di Classificata standard!

Il sacro fuoco era stato riacceso. Era il periodo dello shortage di tutto ciò che era elettronico, ma un giorno faccio il passo decisivo e, dopo aver letto la recensione di @crimescene, trovai una Series S a poco meno di 300 euro da Euronics (Pasqua 2022). Non sapevo niente di Games Pass (che mantengo tutt’ora), store digitali e quant’altro, ero indietro di dieci anni, oltre a non aver mai avuto una consolle verde crociata. Nelle prime battute ho fatto un po’ di fatica perché dovevo capire bene cosa giocare e cosa no, sono un Senza Mani pauroso e poco reattivo. Ho provato diversi giochi anche senza finirli, ma piano piano sono riuscito a finire con estrema soddisfazione la trilogia di Mass Effect, The Witcher 3, Diablo II e III, Batman Arkham Night.

Nel frattempo mia moglie cambia lavoro ed inizia a lavorare da casa, all’inizio sul piccolo portatile che aveva sostituito il pc desktop sfrattato. “Tu dovresti lavorare su un bel 24 pollici!” mi viene da dirgli. “Beh in effetti hai ragione!”. E qua non si apre più un porta ma un portone! Parafrasando Doc Brown (Dovendo trasformare un’automobile in una macchina del tempo, perché non usare una bella automobile?) decido di configurare un pc che sia un po’ più spinto e non solo da ufficio. Inizio a guardare configurazioni, faccio prove con vari monitor, trovo la maniera di sopperire alla esigua profondità della scrivania, mi alambicco il cervello fino allo sfinimento e poi nella primavera del 2023 partorisco: i5-12400 con RTX3060. Erano quasi 15 anni che non avevo un pc da gaming! In fondo io sono sempre stato un uomo da scrivania (leggi PC) e mai da divano (leggi consolle). Qua si segna la svolta perchè l’accoppiata monitor 24″ Full HD 144Hz + PC batte nettamente l’accoppiata Tv da 60Hz + consolle. Riesco a prendere in pieno anche una delle IP più attese di queste ultimi anni, ovvero Starfield.
Alla fine del 2024, posso dire che “il mio addestramento è completo” e, grazie anche ai vostri consigli, sono riuscito a piazzare in casa una 4070 Super e un LG da 27” in QHD. Devo solo stare attento a non essere prigioniero dell’hardware, cercando di aggiornare il pc con criterio, anche un pezzo alla volta. E se proprio non ci si fa, ci può pur sempre rifugiarsi nel mondo console.

So i miei limiti (i due Hellblade sono stati una tortura), cerco di non accumulare troppi prodotti e di comprare i giochi solo quando so che voglio giocare a quel titolo; seguo le nuove uscite ma non mi faccio prendere dalla frenesia di giocare tutto e subito. E’ un sistema che applico anche ai libri (la musica è diversa, in un oretta un disco te lo ascolti) anche perché controvoglia metto in pausa il gioco che sto giocando. Al momento in cui sto scrivendo ho finito Phantom Liberty e, con quasi 100 ore di gioco, mi appresto a finire la storia principale. L’avevo messo “in pausa” perché volevo giocare il DLC di Starfield e Black Ops 6 alla sua uscita. Ma è un’eccezione. Hearthstone a malincuore è stato abbandonato, perché alle fine tra missioni giornaliere, settimanali, espansioni, buff e nerf era diventato un lavoro. Lo stesso vale per i GAS o i giochi stagionali: voglio essere libero di giocare cosa e quando voglio, avere un appuntamento “perchè inizia la stagione” non mi va. Idem per i giochi troppo ripetitivi: ho apprezzato tantissimo Diablo IV ma uccidere mostri grossi per prendere dell’equipaggiamento per poter uccidere mostri ancora più grossi non fa per me.

Cerco giochi che mi raccontino storie (ho trovato straordinaria la stessa saga di Mass Effect, Immortality, Her Story, Detroit Become Human, Red Dead Redemption 2), i prodotti con morte e distruzione mi attirano ma mi inquietano e alla lunga mi fanno venire la voglia di buttarmi dentro ad un innocuo sportivo oppure a dei gestionali; ma siccome costruisco cose tutto il giorno, fare nazioni, città o ospedali alla lunga mi annoia. Cerco sempre di conservare un lato romantico dei giochi, i difetti li guardo, ma a meno che non penalizzino troppo il gioco, fanno parte dell’esperienza, non mi rifugio in tecnicismi o guardo troppo il pelo nell’uovo. Ho troppi titoli datati che vale la pena recuperare per poter essere stucco.
Il tempo è quello che è, se va bene un ora e mezza la sera, a volte due, qualche ora in qua e là nel week end ma va bene così. Cerco di mantenere un equilibrio con tutto quello che mi piace fare, ma se la sera a mia moglie serve il computer per lavorare, mi metto a scrivere un po’ di ciò che gioco, leggo o ascolto (la tv no, dormirei all’istante) senza fare troppi drammi. E’ un interesse che ho riscoperto con piacere, vedo che mi mantiene “giovane”, da una parte mi fa stare nel mondo della tecnologia, dall’altra, essendo spesso contenuti trans mediali, ho spesso rimandi a fumetti, serie tv o al mondo della lettura in generale. Sono andato anche agli ultimi quattro Lucca Comics e alle ultime Milan Games Week, giusto per ritagliarmi una giornata diversa.

A miei amici dei videogiochi non è mai fregato niente, a mia moglie gli viene la nausea dopo cinque minuti, ho due figlie femmine. Ma credo che questa sia la via (cit.)





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