
Gli almanacchi della formula 1 sono pieni di pagine e pagine su cosa conti di più, se la macchina o il pilota. La verità sta un po’ nel mezzo, una stagione la puoi portare a casa anche se non hai (sempre) la macchina migliore, ma la riesci a spremere nei momenti giusti. Per i cicli vincenti (la Ferrari di Schumi, la Red di Vettel, la Mercedes di Hamilton) invece ci vuole qualcosa di più, serve avere un gap su tutti i fronti che gli altri non possono colmare. E’ così anche negli altri sport, non solo in Formula 1.
Sembra che a questa regola faccia eccezione quella statua di sale di Verstappen, che dal 2021 vince sia con la macchina migliore sia con una carretta a ruote quadrate. E che la situazione richiedesse l’urlo del campione, lo si era già capito da come aveva esultato con quella pole “di manico” fatta al sabato. La domenica ha solo dovuto completare il lavoro, cercando di difendere quei tre metri che aveva di vantaggio sul duo McLaren, sgonfiati subito alla prima finta di corpo. Primo pilota a vincere 4 volte a Suzuka.
Il campionato dice Norris davanti ad un punto su Verstappen.

Sono arrivato al Gran Premio del Giappone con la convinzione, letta su più fonti, che la F1-25 abbia dei problemi meccanici al posteriore (cambio? sospensioni? molle?) e che quindi, per evitare problemi di tenuta, non possa lavorare “troppo bassa” e che debba avere settaggi molto morbidi. Il problema nasce quando si imbarcano cento chili di carburante, dove la macchina si abbassa ulteriormente. Ecco perchè è stata “alzata” in configurazione gara nei due GP scorsi, uscendo però dalla finestra prestazionale. Per capire quanto vale la F1-25 bisogna capire tutti questi limiti, di assetto, meccanici e strutturali.
A questo giro non vi sono stati psicodrammi come nei due week end precedenti ma penso che la verità stia nella bocca e negli occhi acquosi di Leclerc: abbiamo fatto tutto bene ma siamo a tra decimi al giro, sia in gara che in qualifica, a chi ci sta davanti. Il che potrebbe essere anche un “portare a casa il più possibile in attesa di tempi migliori”, se non fosse che lo scorso anno la Rossa si è giocata il mondiale fino all’ultima curva, i proclami erano quelli che sappiamo e le prime due gare sono state disastrose sotto tutti i punti di vista (sprint cinese a parte). Qualcosa si è mosso, almeno una macchina è arrivata davanti alle due Mercedes, e 18 punti sono sempre meglio di niente. Ma la Ferrari di punti ne ha 35, la Red Bull (terza dietro a McLaren e Mercedes, che ha un’esordiente come seconda guida) ne ha 61 e corre praticamente con una macchina sola da inizio stagione. Lo spettro di una macchina nata con qualche problema facilmente risolvibile se non con qualche compromesso ma che ne limiti la prestazione aleggia sempre di più a Maranello. Hamilton si è pure scusato a fine gara con il muretto, ma nonostante una strategia interessante sulla carta, la gomma gialla sul finale non si è mai accesa come sperato, anzi Antonelli con la dura andava più veloce di quasi mezzo secondo.

A proposito di Antonelli. Ho scritto in qualche post fa che il ragazzo la velocità ce l’ha nel sangue e ne sono sempre più convinto, deve solo mettere insieme le cose (qualifica e gomme morbide) ma il futuro è suo. Se uno la velocità non ce l’ha (un saluto a Stroll) non è che te la puoi dare da un momento all’alto.
Si torna in Bahrein, sede dei test invernali. Due mesi fa erano scricchiolii, punti interrogatavi, frasi a mezza bocca. Che siano ora sogni infranti?



