
L’aveva detto Verstappen che sarebbe stato difficile tenere dietro Piastri alla partenza. Sulla penalità possiamo ragionarne quando ne vogliamo, io Piastri l’avrei fatto passare, ma non credo che sarebbe cambiato qualcosa, la McLaren ne aveva semplicemente più di tutti. Non sta dominando come potrebbe (il distacco con il secondo è stato inferiore ai 3 secondi), ma è al momento la macchina più completa, quella che sente meno le differenze tra circuito e circuito, tra gomma e gomma. Inoltre sembra che abbia trovato anche chi la sa ben portare, con un Piastri putrefatto dalla gioia ma che ha già messo a tabellino la terza vittoria. Bel personaggio a cui tutto ora gira bene, vedremo più avanti (si dice che a Barcellona le ali cambieranno) ma il team radio “alla curva 10 ho una luce di una casa che mi da fastidio” è già entrato nella storia.
Verstappen è lì, come sempre mai domo, ingarellato tra una macchina che va a singhiozzio, in una squadra che è sempre una polveriera e in piene voci di mercato. Se esagera, che gli vuoi dire, probabilmente è costretto ad usare tutto quello che ha.

Le prime curve lente di Jedda sono state più impegnativa ed ostiche di quelle di Jennifer Lopez in vista nel box Ferrari al venerdì. Lì proprio la macchina non voleva saperne e a questo punto mi vien da pensare che grossi problemi non ve ne siano, semplicemente la macchina non è fatta per fare certe cose.
C’ha messo un pezza (e anche qualcosa di più) Leclerc. Un satanasso, per grinta, tecnica ed intelligenza tattica. Forse è nel suo picco della carriera (se considerato anche il finale della scorsa stagione), per una macchina che non lo ha mai definitivamente ricambiato. Stavolta la strategia è stata giusta e non è stata guastata da fattori esterni.
Ma lo stesso Leclerc ha detto che è difficile estrarre il potenziale da questa macchina e quando lo fai non è sufficiente e comunque non hai margine, sei sempre al limite su tutto, di guida, di assetti, di strategie. Manca la prestazione pura, quella che ti va partire più avanti di tutti.
Su Hamilton il giudizio è spinoso. Io non credo che venuto a Maranello a fare il pensionato di turno, si vede che comunque l’impegno (vedi cosa ha fatto con Norris) e l’amarezza se le cose non vanno bene c’è. Purtroppo è vittima di una macchina che proprio non sa come prendere. In questi casi le colpe stanno a metà. Credo e spero che alla fine ne verrà fuori prima o poi, altrimenti rischia questo matrimonio ricorderà quello di un altra Leggenda in Rosso, quella di Valentino in Ducati.
Un punto fermo potrebbe essere l’ottima gestione gomme, decisiva per la strategia, il sorpasso su Russell (stranamente crollato con le gomme dure) e la difesa su Norris. Un Norris vittima dell’imperdonabile patatrac del sabato che ha recuperato finché ha potuto ma che purtroppo è sempre impreciso, vedi l’entrata ed uscita ai box alla prima sosta.
Forse l’attuale differenza tra lui è Piastri sta nel soprasso di entrambi a Hamilton. Il primo si è fatto prendere in giro per due giri con le linee del DRS, riuscendo a passare il connazionale solo quando è andato ai box. Piastri invece se l’è preso in un lampo di forza all’esterno.
Ci vediamo tra due settimane a Miami.




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