Nella lista dei desideri del 2023 era rimasto solo questo libro. Credo che ci fosse andato più come promemoria per ricordarmi il suo autore che per una sincera volontà di leggerlo. La scrittrice in questione è Emma Cline, classe 1989 originaria di Sonoma, la quale esordisce nel 2016 con Girls (in Italia Le ragazze, sempre Einaudi), diventando subito un fenomeno editoriale, acclamata sia dalla critica che dal pubblico. Nel 2021 pubblica la raccolta di novelle dal titolo Daddy mentre nel 2022 pubblica sua serie di racconti dal titolo Harvey, ispirati alla vicenda del produttore cinematografico Harvey Weinstein

Avevo anche pensato di leggere il suo primo lavoro, ma ha prevalso questo perché lasciarlo lì solo soletto mi dispiaceva.

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

Il libro si apre con il racconto, in terza persona, delle vicende di Alex, giovane ragazza di ventidue anni che vive nella lussuosa villa negli Hampton con Simon, ricco uomo d’affari cinquantenne con un sacco di amicizie nell’alta società. Tutto sembra andare secondo il preciso disegno fatto dalla stessa Alex ma un evento abbastanza fortuito e imprevedibile farà cascare il suo castello di carte. Per una settimana sarà quindi costretta a barcamenarsi tra amicizie di comodo fatte su una spiaggia o alla stazione, spacciandosi per una baby sitter o approfittando della generosità di amico, pur di riappropriarsi del tram tram della sua vita. Il tutto sotto l’incombente minaccia di Dom, misterioso personaggio al quale Alex deve del denaro ma senza che se ne sappia il reale motivo. 

Del passato di Alex, così come degli altri personaggi, non è dato da sapere niente, quasi come se non fosse importante, come se fosse solo un bagaglio di esperienza utile per poter superare le difficoltà del qui e dell’ora (La sua vita con Simon sembrava lontana anni luce, Parte di una storia che non la riguardava piú, non in quel momento almeno, e quando cercò di richiamare alla mente la faccia di lui arrivarono solo dettagli indesiderati). Il suo intento è quello di insinuarsi nei meccanismi della vita degli altri cercando di non essere un granello di sabbia bensì un elemento viscoso utile per ridurre l’attrito. Abile fuggiasca, arrampicatrice sociale piena di traumi ma che in realtà viveva di espedienti spesso al limite della prostituzione, ride per riflesso condizionato o per imbarazzo quando riceve uno schiaffo, sentendosi inadeguata anche di fronte alla violenza.

Ogni giorno racconta, in primis a se stessa, una quantità infinita di bugie, cercando di “muoversi sempre per prima per poter arrivare in prima base” (cit.) cercando di avere un controllo sugli eventi che governano la sua vita. Riesce, con un acume non da poco, a leggere le espressioni sul volto della gente, ad inquadrarli nel loro contesto sociale, (Qualsiasi anomalia nell’ordine consueto, nella prevedibile sceneggiatura sociale, metteva in ansia le persone, le scombussolava) riuscendo in modo estremamente naturale ad anticiparli ed a passare da un mondo all’altro. Quello che ci chiediamo, senza ricevere mai risposta, è da quanto va avanti e per quanto ancora potrà andare avanti tutto questo.

Se sorvoliamo su alcune vicende poco plausibili condite anche da qualche luogo comune di troppo, una seconda parte priva di poco mordente ed un finale troppo aperto, rimane comune la scrittura della Cline fine e molto elaborata, precisa nel formare il pensiero di Alex e che riesce sempre a creare un climax di tensione dove la situazione può definitivamente crollare da un momento all’altro. 

Un racconto valido che mi ha suscitato anche un filo di tristezza: in fondo Alex è una persona sola.

Emma Cline – L’ospite (Einaudi, 2023, 280 p.)


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