Mea culpamea culpamea maxima culpa. Tra classifiche di fine anno, stagioni di Formula 1 iniziate non molto a fuoco, libri all’ultimo grido e videogiochi veramente enormi, ho completamente perso di vista ciò per cui era in origine nato questo spazio: la musica. Quindi dobbiamo sicuramente (ri)mettersi in carreggiata. Gli ascolti non sono di certo mancati, in questo articolo riprendiamo ancora delle cose uscite lo scorso anno,

Ma andiamo con ordine. Come guys!

Uncle Acid & The Deadbeats – Nell’ora blu (2024)

Fino ad ora non li conoscevo ma da quel che ho letto gli Uncle Acid & the Deadbeats, da Cambridge, sono una delle band più fighe del panorama doom, hard rock e derivati. Al sesto disco, i nostri calano il pezzo forte e realizzano questo Nell’Ora Blu, una colonna sonora di un immaginario film giallo all’italiana pensato con tutti i crismi dell’era d’oro del genere, ovvero gli anni ’70.

Partendo da una sceneggiatura vera e propria, con dialoghi effettivamente recitati e registrati (con la partecipazione straordinaria di Edwige Fenech e Franco Nero) come se fosse una radiodramma, già primissimi ascolti si viene catapultati in questo mondo oscuro e torbido, fatto di omicidi su commissione e regolamento di conti. 

Il tutto immerso nelle più diverse atmosfere, tra lo space rock de Il Sole Sorge Sempre, le languide e sognanti melodie de Il Tesoro Di Sardegna e Pomeriggio Di Novembre Nel Parco, l’hard rock slabbrato de Il Gatto Morto e l’omaggio ai Goblin rappresentato dal brano Vendetta (Tema).

Interessante anche tutto il brusio di sottofondo, le ridda di voci che si susseguono nelle varie telefonate, una qualità low-fi e un “aspetti che le passo…” a cui non siamo più abituati ma che negli anni ’70 era la normalità.

Un’opera di livello direi unica del suo genere che funziona di fatto in tutti sensi, sia in quello musicale che cinematografico.

Five The Hierophant – Apeiron (2024)

Terzo album per il quartetto inglese che con questo Apeiron ribadiscono la loro interessante proposta, fatta di metal estremo, avanguardia, jazz, post-rock, attraverso droni ed evocativi panorami sonori, utilizzando strumenti atipici come corni, trombe, gong, campane, violini.

Generation Of Vipers – Guilt Shrine (2024)

Un ritorno dopo dieci per la formazione americana. Nel loro quindi full length, ripropongono le loro atmosfere di sludge, noise rock e post metal. Le coordinate sono quelle dei Cult Of Luna che suonano gli Isis, con Neurosis e qualche traccia di Amenra sullo sfondo. Un disco che si lascia ascoltare ma che di certo non rappresenta una novità e non rivoluzionerà la scena del metal moderno.

Beth Hart – You Still Got Me (2024)

Nuova fatica per la cantante americana, da queste parti conosciuta per via delle sue frequentazioni artistiche con Joe Bonamassa. Undici nuove composizioni (con la collaborazione di Slash e di Eric Gales) su coordinate hard rock con venature soul e blues, che confermano la potenza vocale pura e la profondità emotiva di Beth Hart, di fatto una delle miglior voci in circolazione. Per me i lavori con Bonamassa restano i suoi migliori ma sono comunque incuriosito di poterla andare a vedere al Pistoia Blues a fine Giugno.

Ponte del Diavolo – Fire Blades From The Tomb (2024)

Disco d’esordio per la band torinese, dopo un paio di Ep. Ritmi lenti con impennati di metal classico con voce femminile dark wave sulla scia dei Messa. Il progetto è interessante ma non ancora compiuto, vediamo quale direzione prenderanno nel futuro.

Black Country Communion – V (2024)

Supergruppo statunitense formato da Glenn Hughes (Deep Purple), Joe Bonamassa, Derek Sherinian (Dream Theater) e Jason Bonham, figlio del grande John, il batterista dei Led Zeppelin. Credo forse di aver ascoltato Afterglow. Niente di innovativo sotto il fronte occidentale ma il gruppo riesce a proporre con grande grinta (e un pizzico di mestiere con un sempre maiuscolo Bonamassa) l’hard rock dei Led Zeppelin (Enlighten e Letting Go), power ballad (Red Sun) e momenti funk rock (Stay free), momenti più radio friendly (Letting Go). 

Ulver – Liminal Animals (2024)

Gli indomiti Lupi norvegesi continuano a tenere botta, nonostante questo disco esca dopo un periodo travagliato per il gruppo a causa della scomparsa del tastierista Tore Ylvisaker, avvenuta lo scorso 16 agosto all’età di 54 anni. Questo loro nuovo lavoro segue il percorso intrapreso con i precedenti The Assassination Of Julius Cesar (2017) e Flowers Of Evil (2024). Le atmosfere sembrano quelle giuste ma dei 3 album questo mi sembra il meno ispirato, soprattutto nelle parti vocali.  Non a caso le migliori tracce sono quelle strumentali (Nocturne #1 / Nocturne #2).


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