Finché la Ferrari starà nel campionato degli altri, conviene dividere in due queste inutili ma profonde riflessioni in cose di casa nostra e in cose di casa di altri. Quindi ognuno si guardi in casa propria.

In un mondo fatto di hype smisurato, di sovraesposizione mediatica (povero Kimi Antonelli, lasciatelo un po’ in pace) di proclami traboccanti entusiasmo, c’è sempre un piccolo oggetto fatto di numeri che girano veloci: il cronometro. Ed è una della poche cose che conta in Formula 1 e tutto il motosport in generale.
Quindi, ne consegue che, se in una qualifica tutto sommato normale (a di là di quella comma C6 morbida come il parmigiano), una squadra al sesto Gran Premio continua a faticare a mettere due macchine in Q3 le ambizioni devono essere ridimensionate in maniera chiara. Poi c’è la speranza dei tifosi, a casa nostra e a casa loro, il mantra del dobbiamo capire (anche lo stesso Leclerc ha detto che non si può più dire, i problemi li conoscono), lo scaricare il barile sulla direzione tecnica precedente, la prestazione da estrarre e compagnia bella. Ma resta il fatto che questa questa benedetta macchina non è in grado di funzionare per un giro a tutta birra. Un po’ come se un forno non fosse in grado di scaldare un toast ma solo un pizza margherita.
Il resto è tutto un’affannarsi dietro a strategia dell’ultimo secondo, a sorpassi, resistenze azzardate e qualche defezione di chi era davanti, Mercedes su tutte. Dopo la virtual e safety car di oggi si può dire terminato il processo di alesizzazione di Leclerc. Però quella gomma rossa sul finale mancata grida ancora vendetta, sarebbe stato l’azzardo definitivo. Forse non sapevano bene quanto sarebbe stata fuori la safety car e non volevano far terminare la gara a Carletto sulle tele. Un Carletto la cui rassegnazione è direttamente proporzionale alla garra che mette in gara.
Contento anche per Hamilton, che senza grossi squilli ma con un rientro ai box provvidenziale è riuscito ad arrivare ai piedi del podio. L’ho scritto in tutte le salse: non l’avrei preso e ormai il suo l’ha fatto, ma può comunque essere una risorsa che va sfruttata. I problemi a Maranello non sono di certo il problema (non lo sono ormai da anni).

Nella mente di Piastri penso sia andata più o “non mi prendo rischi tanto poi ti vengo a prendere”. Nella mente di Verstappen “in tanto vado davanti poi prova a riprendermi”. L’ha avuta ragione Max, con una staccata da paura, complice anche un Red Bull che si trasforma sempre nel week end ed una McLaren che da sempre l’idea di non forzare mai le situazioni, di cercare sempre di avere la meglio tramite la superiorità tecnica che non di forza brutta. Forse perché la prima una volta acquisita non se ne va mentre per la seconda nella vita c’è sempre qualcuno più grosso di te. Quindi meglio lasciare per strada qualche punto che non rischiare di non prendere manco uno, tanto il campionato costruttori ormai è vinto. Quello piloti è più aperto che mai, con un Piastri sempre davanti ma con soli 13 punti di vantaggio su Norris e 24 su Verstappen.
Ci vediamo la prossima settimana a Montecarlo.




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