Il contenuto che segue contiene importanti spoiler sul gioco.

Once a guerrilla, always a guerrilla.
Dopo l’estenuante esperienza di Cyberpunk 2077 e con le varie classifiche di fine anno sullo sfondo da leggere e da scrivere, non sapevo bene a cosa giocare. A sorpresa, mi sono ritrovato installato questo Far Cry 6; ancora ne ignoro il motivo, io che non installo mai niente per caso. Non avevo mai giocato ad un capitolo della famosa saga di Ubisoft ma, essendo per la maggior parte episodi stand alone, mi son detto “ma sì dai, che vuoi che sia, ti fai la campagna e lo porti a casa agile”. Il risultato è stata una run da più di 70 ore giocata a cavallo tra lo scorso periodo natalizio e l’inizio del nuovo anno. Ero un po’ titubante all’inizio ma alla fine mi sono deciso a sposare la rivoluzione fino in fondo e posso dire di essermi divertito.
Ma andiamo con ordine. Come guys!
L’isola caraibica di Yara, un paradiso tropicale congelato nel tempo, si trova sotto il controllo del governo presieduto da Antón “El Presidente” Castillo. Antón è stato educato fin dall’infanzia a governare, in quanto suo padre fu l’ultimo dittatore di Yara, ucciso nella rivoluzione del 1967 che si scatenò proprio a causa della sua tirannia ma che portò l’isola alla rovina. Dopo una controversa campagna elettorale, nel 2019 Antón venne eletto Presidente di Yara, con la promessa di riportare il Paese al suo antico splendore. In poco tempo, con la complicità della Fuerzas Nacionales de Defensa (FND) e dei mezzi di comunicazione, instaurò una vera e propria dittatura, autoproclamandosi presidente a vita, mandando gli oppositori ai lavori forzati nei campi di tabacco della nazione. Tabacco dal quale, tramite l’applicazione di un velenoso fertilizzante (sparso in grande quantità nelle piantagioni e che intossica sia chi vi lavora sia chi vive nelle vicinanze), si ricava il Viviro, un farmaco miracoloso in grado di contrastare il cancro.
Nonostante la presenza di questo prodigioso medicinale, Antón decide inspiegabilmente di non commercializzarlo con il resto del mondo (anche a causa dell’embargo posto all’isola in seguito alla prima rivoluzione) privandolo di una potenziale cura contro il cancro e danneggiando l’economia del proprio Paese. Mentre governa con mano ferma l’isola, insegna a suon di iperboli (Ci sono leoni e ci sono agnelli. Comandi o sei comandato. Un Castillo deve essere un leone, perché Yara è piena di agnelli) la virtù del comando al timido figlio Diego, incerto sul proprio futuro, se seguire oppure no le orme del padre.

Nel breve prologo, interpreteremo Dani Rojas, nel mio caso una ragazza desiderosa di lasciare l’isola attraverso una imbarcazione di profughi. Ma qualcosa andrà storto e ci ritroveremo su Isla Santuario dove dovremmo cercare un gruppo di ribelli chiamato Libertad.
Nelle cinquanta e passa missioni della storia principale dovremmo ricompattare tutti i vari fronti ribelli presenti nell’isola per abbattere il regime di Castillo. L’isola infatti è divisa in 7 regioni principali, suddivise a sua volta in 12 province. Le province comprendono, oltre alla già citata Isla Santuario, Arcipelago Zamok, Madrugada, Valle De Oro, El Este ed Esperanza.

Nell’Arcipelago vi è la sede di Libertad. Madrugada è il polmone verde di Yara, con le spiagge verdeggianti di Aguas Lindas, le mozzafiato colline Mogote di Lozanía, ai campi ondulati della Costa del Mar. Ma qua vi si coltiva e si raccoglie anche il tabacco e, da quando sono arrivate le infrastrutture dei Viviro, molti contadini di Madrugada sono improvvisamente diventati poveri e avvelenati. E’ la dimora della famiglia ribelle Montero ma controllata da José Castillo, nipote di Anton.
La Valle De Oro è la regione centrale dell’isola, punto d’incontro di Yara dove tutte le strade si intersecano. Qui ci sono aree geografiche molto diversificate, dalle vaste distese di paludi alle catene montuose. I suoi abitanti sono altrettanto diversi, ma sono tutti orgogliosi della loro ricca storia e della loro vasta cultura, dalla musica all’arte. Sede dei Máxima Matanzas, controllata da María Marquessa (Ministro della Cultura e Capo della Propaganda) e Édgar Reyes.
Dalle spiagge alle colline, si passa in un attimo alla regione più montuosa di Yara, El Este. E’ anche la più rigogliosa, con cime imponenti che si ergono sopra una giungla densa e inquietante. È un luogo in cui vecchio e nuovo sono in perenne contrasto, dove le nuove infrastrutture crescono sui siti storici e le generazioni più giovani sono diffidenti nei confronti degli anziani. È la sede delle Leggende della rivoluzione del ’67 e di La Moral, ed è controllata dall’Ammiraglia Benítez e Sean McKay.
La capitale, Esperanza (conosciuta anche con il nome di Tana del Leone), dà il nome all’ultima regione di Yara dove ha sede il governo di Castillo.

In questa titanica impresa non saremo da soli. Il primo personaggio che incontreremo e che ci darà la spinta per appoggiare la causa di Libertad sarà Clara Garcia. Figlia di una famiglia benestante di Yara, ha scelto di abbandonare gli affetti per schierarsi al fianco della popolazione povera della sua isola, creando un piccolo gruppo militare (Libertad, appunto) che lotta per rovesciare Anton e il suo regime sfruttando ogni risorsa che la sua piccola nazione può offrirle. Il suo obiettivo è chiaro sin da subito: portare la guerra tra le strade della capitale fino alle porte dei palazzi governativi della famiglia Castillo.

Il secondo personaggio è Juan Cortez, un ex capo dello spionaggio del KGB. Cappello di paglia, camicia sempre aperta sul davanti a mostrare i propri tatuaggi, un coccodrillo per amico, ci fornirà le famose “regole della rivoluzione” per diventare il perfetto rivoluzionario. Personaggio simpatico ma piuttosto eccentrico nel comportamento ed ambiguo in alcune decisioni, è colui che ha strutturato Libertad, ne ha creato le regole d’ingaggio, di gestione e che ha letteralmente armato il movimento. Sarà il nostro vero e proprio mentore e ci aiuterà a prendere confidenza con le meccaniche del gioco e ci fornirà un sacco di armi fai da te, tra cui i mitici Supremo.
Proprio per quanto riguarda le meccaniche di gioco e il gameplay in generale, innanzitutto Far Cry 6 rimane uno shooter in prima persona con una discreta componente narrativa, fortemente votato all’esplorazione di una mappa enorme, tipica di ogni open world.
Possiamo quindi aspettarci tutta una serie di elementi che andranno in parallelo alla storia principale e che cercheranno di sfruttare al massimo l’open world del gioco offrendoci di fatto una quantità di contenuti a dir poco soverchiante. In questo modo potremo conquistare aree sempre più vaste di Yara garantendoci il passaggio sicuro tra le sue strade conquistando basi FND, posti di blocco, postazioni di contraerea, camion di prigionieri o rifornimenti di armamenti. Legati al territorio vi sono le storia Yarane (ben 29 piccole missioni in cui si fornisce il proprio aiuto ad altre persone), la caccia al tesoro dove il nostro scopo sarà quello di cercare sempre delle scorte nascoste risolvendo vari enigmi (sono 21, con la possibilità di avere come premio finale anche armi speciali), i Gran Premio (piccole corse in moto d’acqua, aereo o veicoli di terra), le lotte tra galli, i Los Banditos (attraverso un tabellone posto all’interno dei campi o nei covi della guerriglia, è possibile avviare le operazioni dei Bandidos, vere e proprie spedizioni condotte da NPC in modo automatico), i tesori di Oluja o la caccia di alcuni animali particolari. Per i più desiderosi di saperne di più sulle vicende dell’Isola di Yara vi sono le canzoni USB e Le Storie Nascoste, ben 143 collezionabili tra messaggi, lettere o giornali.

Tutto questo ben di Dio ci farà accumulare punti esperienza che ci permetteranno di progredire di livello ma senza quel sapore ruolistico tipico di alcuni open world che ho giocato di recente. Non vi sono punti abilità da spendere o build da seguire ma la forza del nostro personaggio sarà data in primo luogo dai pezzi delle protezioni usate come sorta di armatura dove ognuna ha una skill diversa (ad esempio alcune sono più adatte al fuoco, altre contro le esplosioni e così via). E’ possibile utilizzare set completi, recuperabili con la caccia al tesoro, alcune missioni particolari o la semplice esplorazione, oppure anche pezzi di set diversi in base alla nostra necessità.
L’altro aspetto che inciderà sulla nostra forza saranno le armi. Anche qua ve ne sono per tutti i palati, dalle pistole, ai fucili di precisione, ai mitra, ai lanciarazzi e lanciagranate, ai fucili a pompa fino agli archi.
Le armi base e quelle uniche possono essere trovate nelle casse nella mappa di gioco, altre possono essere sbloccate comprandole nel mercato nero o nel negozio online in cambio di crediti Far Cry. Le armi nel gioco vanno da una a quattro stelle. Più alto è il livello, migliore è il danno e più slot ci sono da modificare. Ogni arma ha delle statistiche ben precise (danni, velocità, precisione, furtività, maneggevolezza, cadenza di fuoco) che si misurano su una scala da 1 a 10. Le munizioni non sono infinite ed abbiamo un limite su quante ne possiamo averne dietro. Capiterà di rimanere a secco, per fortuna nel gioco si possono trovare dei rifornimenti di munizioni e gadget e ritornare nell’accampamento permetterà un rifornimento completo in automatico.

La maggior parte delle armi in Far Cry 6 può essere modificata nei vari banchi da lavoro che troveremo sulla mappa o negli accampamenti di Libertad e soci. Alcune modifiche come le verniciature hanno solo funzioni estetiche mentre gli accessori le funzioni o le statistiche di un’arma. Gli accessori si dividono in 3 categorie: le canne, i mirini e i puntatori. Le canne, come i soppressori rendono i colpi di un’arma silenti, in più possono aumentare la precisione, la furtività o la maneggevolezza di un’arma, ma possono anche diminuire la velocità. I vari mirini possono aumentare la precisione o la furtività di un’arma. I puntatori invece possono aumentare la precisione. Quasi tutte le armi inoltre possono utilizzare vari tipi di munizioni che possono garantire più danni, più velocità o più precisione. E’ infatti fondamentale pianificare i nostri assalti, andando ad osservare tramite una particolare postazione o semplicemente dal nostro ammaccatissimo smartphone, quali sono i nemici che dovremo affrontare e quale sarà il loro equipaggiamento. Alcune volte dovremmo utilizzare munizioni perforanti, a volte esplosive o antiuomo.
Per potenziare le armi avremmo bisogno sia di esperienza per accedere al livello dell’accessorio richiesto ma anche di materiale particolare, come ad esempio metallo, plastica, carburante, polvere da sparo o circuiti elettrici, merce che si trova in maniera abbondante praticamente ovunque nel mondo di gioco. Quindi la fase di crafting, anche se non strutturata in maniera cervellotica, è comunque importante ed io personalmente tra una missione e l’altra dedicavo del tempo nell’accampamento o nelle basi conquistate a calibrare per bene il mio l’equipaggiamento.
Un buon arsenale non è tale se non contornato da diversi gadget adatti alle più disparate situazioni. Ovviamente siamo in una rivoluzione quindi ci si deve arrangiare con quello che si trova. Si va dalla palla da baseball alla molotov per distrarre i nemici, al coltello da lancio per un atteggiamento più stealth, fino alle cariche esplosive, come il classico C4 o la Claymore. Nel mio equipaggiamento personale uno slot per una siringa curativa deve essere sempre libero.

Ma essendo un gioco sopra le righe, ci vuole un arma sopra le righe: il Supremo, un’arma estremamente fai da te messa a disposizione dallo stesso Cortez che il nostro personaggio porta come uno zaino. Vi sono diversi Supremi che si possono ottenere man mano che si progredisce nella storia finale o missioni particolari. Ognuno di essi utilizza un’abilità unica che, una volta attivata, scatena un potente effetto basato su uno specifico tipo di danno, come l’Esplosione per l’Exterminator o il Veleno per il Fantasma, oppure induce un potenziamento su Dani come nel caso del Medico o del Triador. Inoltre, come ogni arma, anche il supremo ha degli slot dove inserire particolari gadget che lavorano in sinergia con l’abilità principale. Il Supremo va usato nel momento giusto in quanto il suo uso non è sempre disponibile. A me personalmente mi ha permesso di togliermi da bruttissime situazioni, come ad esempio quella contro i carri armati o i mezzi corazzati in generale.

Io personalmente ho usato il fucile MS16S potenziato a manetta (alternandolo con il fucile SSGP-58), un bel lanciarazzi RAT4 per aerei e carri armati, Dose Letale come pistola e un MBP. 50 come fucile di precisione. A chiudere il cerchio, sua maestà Exterminator e i suoi razzi letali. Un po’ rumoroso ma efficace.
Visto che il gioco, tramite la libera esplorazione, permette di essere fruito anche per attività da una manciata di minuti, il mio modus operandi è stato quello di alternare missioni della campagna principale all’esplorazione e a tutte quelle attività secondarie dell’open world menzionate qualche riga sopra. Questo è importante perché il gioco ci darà un livello di riferimento delle varie missioni e man mano che si progredirà nella storia, mettendo un po’ di pepe al culo di Anton, il livello di difficoltà degli obiettivi primari e secondari salirà.

Un Anton Castillo a cui dà anima e corpo GIancarlo Esposito, ormai entrato, dopo Gus Fring e Moff Gideon, in pianta stabile nel ruolo del cattivo dalla faccia di bronzo, imperturbabile, impassibile ma sempre pronto a mordere quando necessario. Sarà lui lo scopo della nostra caccia e in questa attività verremo aiutati da tutta una serie di gruppi armati che dovremmo riuscire a convincere a sposare la causa di Libertad.
La storyline del gioco è molto semplice e sostanzialmente è un plot già abbastanza visto e rivisto, quindi la campagna di per sé non porta molte novità e non vive di una scrittura particolare. Ciò però non toglie che comunque tutte le numerose missioni siano ben caratterizzate e si snodano attorno alle vicende di alcuni personaggi ed alle famiglie a cui appartengono. La prima che incontreremo è la famiglia Montero a Madrugada. Considerati uno dei coltivatori di tabacco più rispettati di Yara, sono noti per restare uniti e avere una comprensione della guerriglia ma hanno una mancanza di fiducia per gli estranei, in particolare Libertad. I Montero ce l’hanno con Antón Castillo dopo che la loro terra è stata rubata da sotto di loro, specialmente quando sono stati nutriti con una falsa promessa di diventare ricchi. Carlos Montero, il patriarca, è stato costretto a lavorare i campi e si è ammalato per il gas che aveva respirato. Personaggio meraviglioso tutto d’un pezzo e d’altri tempi, lo incontreremo mentre “sistema” un coccodrillo. Dovremmo aiutare lui e sua figlia Camila “La Espada” a trovare il fratello scomparso, Alejandro.

Altro strepitoso manipolo di personaggi è quello rappresentato dalle Leggende del ‘67. Con sede nelle giungle montuose di Yara, le Leggende del ‘67 sono una banda di ex rivoluzionari della Rivoluzione del 1967 che li video opporsi al regime di Gabriel Castillo, il padre di Antón. Nonostante combattono per la Libertad, alcuni membri come Lucky Mama e Lorenzo esprimono disillusione verso la rivoluzione passata e attuale mentre hanno assistito al declino economico di Yara dopo la prima rivoluzione e i comportamenti di Libertad stanno ripetendo gli stessi errori. Come non poter menzionare Jorge “El Tigre” Aguilar, il leader delle Leggende, che nonostante l’età, se ne va ancora in giro a torso nudo con basco e sigaro in mano facendo, ogni tanto, qualche trazione ad una sbarra improvvisata.
Le missioni e tutta la storia principale hanno comunque il pregio di sposarsi bene con l’impostazione dell’open world e di caratterizzarlo a dovere. Non mancheranno alla fine anche dei particolari spunti di riflessione, come sulla differenza che c’è tra abbattere un regime e governare, su quante vite si possano sacrificare sull’altare della libertà, sul rapporto tra i nuovi e i vecchi guerriglieri e su di una leadership tutta al femminile. Non mancheranno anche un paio colpi di scena molto interessanti, soprattutto legati a rapporto tra Anton e suo figlio Diego.

Storyline, open world e tutto ciò che vi ruota attorno è sorretto da un comparto tecnico tutto sommato solido ma che non fa gridare al miracolo essendo un po’ discontinuo sotto alcuni punti di vista. Se il setting guerriglieri Vs. dittatura funziona bene, il mondo di gioco, con una palette cromatica molto incentrata sul rosso, offre ambientazioni diverse l’una da l’altra ma non scorci memorabili, riciclando qualche asset negli spazi esterni ma soprattutto in quelli interni. Manca di profondità, spessore e di luoghi veramente iconici. Giocato tutto maxato in QHD la qualità delle texture è sempre stata di buon livello senza avere cali di frame particolari, ma la non presenza delle tecnologie nVidia (è presente solo l’FSR di AMD) potrebbe penalizzare i possessori di una serie 4000 o 5000 che gioca a risoluzioni più elevate. Le animazioni e le cutscene non raggiungono vette altissime e anche alcune interazioni ambientali non proprio il massimo (ho trovato particolare difficoltà con il rampino che rimane incastrato sulle superfici).
Sul versante tecnico riguardante prettamente gameplay e meccaniche di gioco, l’intelligenza artificiale non è male, i nemici hanno un buon pattern ma solo se attivato in qualche modo. Se si assale un posto FND ed una pattuglia passerà vicino a noi non ci degnerà nemmeno di uno sguardo, mentre se invece viene attivato l’allarme i rinforzi accorreranno senza la minima esitazione. Questo contribuisce ad un livello di sfida decisamente impegnativo (le difficoltà sono tre e, tra Storia, Azione e Guerriglia, io ho scelto la seconda) che, unito a tutte le attività da svolgere, richiede una calibrazione adeguata del proprio arsenale, cercando di livellare il più possibile il personaggio (sia di esperienza che di equipaggiamento) svolgendo missioni di grado pari o leggermente superiore al nostro. Questo complice anche un TTK dei nemici molto alto se non colpiti alla testa, soprattutto su bersagli corazzati o che utilizzano armi ad ampio raggio ed un livello delle armi che hanno qualche problema di bilanciamento e che non sempre riescono a trovare un riscontro adeguato tra statistiche ed effetti sul campo.

Quindi il gioco intelligentemente spinge per farti salire di livello in modo da trovare equipaggiamento in linea con il livello degli obiettivi ed anche l’esplorazione è ben ripagata in modo da trovare sempre del loot o per completare gli obiettivi. Un’esplorazione facilità anche dalla possibilità di guidare, in un modo diverte e ben fatto, i più disparati mezzi, dal cavallo, all’aereo, ad un hovercraft fino ad un tagliaerba modificato. I mezzi potremmo trovarli in giro in vari luoghi oppure, se riportati al nostro accampamento, potranno essere definitivamente nostri, personalizzabili e sempre disponibili.
Un ultimo neo, l’impossibilità di salvare a piacimento. Il gioco salva in maniera automatica la partita, ma una volta capito che bastava tornare nei vari accampamenti per salvare (oltre che a ricaricare le munizioni) quando decidevo di terminare la sessione di gioco, tornavo alla base per avere il salvataggio definitivo.

Come ho accennato nell’introduzione, ho iniziato questo gioco quasi per caso, volevo un prodotto diverso e da “decompressione” dopo le fatiche emotive provate su Cyberpunk 2077. Alla fine ho trovato un gioco valido e divertente, solido nel proporre le proprie caratteristiche su menzionate e le sue innumerevoli attività da fare nell’Isola di Yara.
Non ha la profondità, il carisma ed il fascino di altri open world (vedi Red Dead Redemption 2) puntando anche ad un endgame ricco di eventi ed attività come un vero e proprio games as service, a discapito anche di alcune scelte narrative che non brillano per originalità.
Per alcuni potrebbe essere l’ennesimo gioco fatto con lo stampino da Ubisoft mentre per chi cerca un’esperienza prettamente ruolistica rimarrà deluso dall’impossibilità di sviluppare il personaggio a fondo. Per chi invece cerca l’immediatezza di un buon action adventure open world senza troppi fronzoli troverà un prodotto divertente con un buon livello di sfida e personaggi molto divertenti.
Far Cry 6 (Ubisoft, 2021, versione PC tramite Game Pass)




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