
“Ecco: lanci il dato e trovi la tua vita catalizzata da un altro, una persona che, dieci minuti più tardi o tre posti più in là, davanti a un altro schermo di computer, sarebbe rimasta un segnale non rilevato dallo spazio profondo.”
Questo è un esperimento di lettura che ho fatto qualche hanno fa con dei con scrittori a me sconosciuti appartenenti ad un genere diverso dal solito. Solo ora trovo lo spazio per pubblicarlo, pardon.
Ma andiamo con ordine. Come guys!
Questo libro tratta la vita del giovane astrobiologo Theodore Byrne, che scandaglia il cosmo in cerca di vita su pianeti lontani decine di anni luce e del figlio Robin, che Theodore cresce da solo dopo la morte della moglie, un’attivista ambientale. Robin ha nove anni, è un bambino “diverso” anche se nessun medico è arrivato a una diagnosi risolutiva. Theodore si rifiuta di tenere a bada con i farmaci le intemperanze di Robin, così si affida a una terapia emotiva sperimentale, che stimola il ragazzo con le registrazioni dell’attività cerebrale della madre.
Alla prima impressione si potrebbe pensare di esser di fronte ad un triangolo padre – moglie/madre – figlio quando in realtà è un dualismo tra micro e macro. Il cosmo, l’universo infinito che è materia di studio e scoperta del protagonista è il “macro” mentre il figlio Robin rappresenta il “micro” (gli affetti a cui siamo legati, vero legame a cui siamo legati sulla terra), ma diventa anche il centro del suo universo, bilanciato dall’amore per la natura da parte della moglie. Da questo dualismo si sollevano anche domande importanti, le stesse che spingono l’uomo a cercare a fondo qualcosa nell’universo più profondo.
Richard Powers (classe 1957) è un romanziere statunitense, premio Pulitzer per la narrativa nel 2019 quindi chi sono io per giudicare tale opera? Resta il fatto che, una scrittura pesante e molto ripetitiva, in cui stereotipi a gogo (il presidente che taglia i fondi e la bambina ecologista), teorie poco verosimili e mal raccontate (il neuro-feedback) aggiunte ad finale telefonato quanto scontatissimo, non rendono per niente piacevole la lettura. La sensazione è che il libro sia stato scritto sulla spinta dell’attualità odierna, ma alla fine ne è uscito un minestrone che non stimola e non affascina.
Richard Powers – Smarrimento (La Nave di Teseo, 2021, 400 p.)




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