
Lo sport è pieno di storie che raccontano del famoso ‘braccino corto’. Prima o poi, questa sindrome colpisce tutti, spesso chi è molto vicino a un traguardo mai raggiunto, magari anche contro i favori del pronostico o un avversario sulla carta più forte.
Forse è proprio ciò che sta accadendo a Piastri. A questo mondiale piloti gli bastava il colpo di grazia. Invece, una serie di circostanze che, in un mondiale di 24 gare, possono capitare (una monoposto forse meno sviluppata, avversari mai domi, episodi di gara particolari) lo hanno portato a ragionare e ad amministrare, complice anche il fatto che il suo compagno di squadra (fino a qualche gara fa diretto avversario per il titolo) non se la passava meglio. Ma buttarsi all’interno alla prima curva come un automobilista medio in corsia di accelerazione senza freccia significa fare calcoli sbagliati. L’esser un ‘Iceman 2.0‘ è solo un’invenzione dei giornalisti. La ruota di Norris a Singapore non è andata giù all’australiano, ma questo non è il modo giusto di reagire. La carambola al via della Sprint è stata una scena più che fantozziana. Tutto quello che è successo in gara è solo la conseguenza di quanto accaduto il sabato.
Chi invece non fa calcoli, ma va giù come un satanasso, è sempre lui: il nostro amatissimo Max Verstappen. Non credo che nella storia della Formula 1 un pilota abbia vinto il titolo mondiale recuperando più di cento punti, ma con ancora 141 punti in palio (5 gare e 2 Sprint) le possibilità di rimonta rimangono. Certo, ad oggi la Red Bull è in forma smagliante; vedremo se lo sarà anche nei prossimi mesi. Max di calcoli e problemi non se ne fa: lui vuole stare sempre davanti a tutti, che sia bocce o mondiale piloti è la stessa cosa.

Per tornare in terra emiliana, il weekend americano era iniziato malissimo, ma, sfruttando le colpe altrui, tutto sommato si è concluso con un podio per un Leclerc da manuale contro Norris (Ciccio, se vuoi vincere il mondiale, certe cose te le devi andare a prendere!). Visto che sarà difficile lottare per qualcosa di concreto in quanto la macchina, anche in un week perfetto più di quello non da, almeno si lavori per creare un ‘sistema squadra’ in funzione della prossima stagione. È quello che chiede Hamilton da mesi, mentre Leclerc ha ammesso di aver lavorato con i settaggi durante la Sprint, segno che le macchine arrivano in un modo da Maranello, ma per la pista c’è bisogno di altro.
Ci vediamo la prossima settimana in Messico.
P.S. Volete sapere a chi il ‘braccino corto’ non è mai venuto quando era il momento di vincere? Ma a Verstappen, ovviamente!”




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