Siccome da piccolo sognavo di fare il giornalista, vediamo se riesco a mettere “in cronaca” una cosa che ho fatto Sabato primo Novembre io e pochi altri: andare alla giornata principale del Lucca Comics & Games edizione 2025. La scelta del giorno festivo, che ai più potrà sembrare infelice, è dovuta alla necessità di mettersi al riparo da scioperi scolastici, feste di Halloween ed impegni di lavoro dell’ultimo minuto.

A Lucca arrivano da tutte le parti del mondo.

Una premessa quasi scontata, che riprenderò anche nelle conclusioni: Lucca Comics non è più (solo) la festicciola di paese dove timidi ragazzini si fanno autografare la copia del loro fumetto preferito dall’artista di turno. Lucca Comics è ormai da anni (e nel post-Covid ha preso anche un bello slancio) un evento di respiro internazionale, sia per gli ospiti che vi partecipano, le aziende coinvolte, l’attenzione mediatica e il numeroso pubblico molto eterogeneo. Non è cresciuto da sé, qualcuno lo ha di proposito annaffiato di anno in anno fino a farlo diventare una pianta talmente grande ed articolata che a noi non addetti ai lavori è impossibile osservarla nella sua interezza ma ognuno può prendersi il ramo che preferisce, a patto di scendere un po’ a compromessi

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

Alla Picasso o alla Raffaello?

Partiamo dal tema dell’edizione di quest’anno: si rende omaggio alla Francia celebrando qualcosa che è francese nel nome, ma universale nello spirito: il bacio “alla francese”. Creatrice delle immagini simbolo è stata l’illustratrice Rébecca Dautremer, già presente alla manifestazione nel 2012 e che dalla regia mi dicono di aver regalato qualche suo libro illustrato a qualche bambino come regalo di compleanno.

L’artista francese, durante la sua prima esperienza lucchese, rimase colpita da questa “grande festa della tolleranza, della libertà, dell’accoglienza, con tantissima gente che arrivava da ogni parte, persone molto diverse tra loro che durante il festival si liberavano grazie ai loro travestimenti, ai personaggi che interpretavano, alla loro immaginazione.” Con questo ricordo e grazie alla sua sensibilità, Dautremer ha creato una vera e propria galleria di personaggi, ognuno rappresentante una delle tante comunità del festival: un cupo Mannaro, un arcigno Guerriero, una Contessa dai dentini aguzzi, un Mostro zannuto, una canuta Strega e la Lukawa – creatura immaginaria che fonde il nome della città di Lucca con l’influenza orientale del manga e dell’animazione. Le combinazioni immaginabili tra loro prendono vita, in un intreccio di storie sospese: “La Contessa potrà baciare il Guerriero, ma anche il Mostro, la Lukawa o la Strega; il Guerriero potrà stringere a sé la Lukawa, o cedere al fascino lunare del Mannaro. Una passione che non obbedisce alle regole e che unisce creature talvolta lontane (per natura, ruolo, o apparenza), altre volte dello stesso tipo o dello stesso genere. Perché il bacio, nelle migliori storie, sa trasformare tensioni in legami e diventare un segno dell’incontro tra anime diverse, dell’attrazione tra mondi apparentemente incompatibili.”

Per l’illustratrice francese “i mostri sono capaci di dare dei bei baci, francesi o meno, alle contesse con i dentini che sporgono: il bene non è per forza il Bene ed il male non è per forza il Male.”

Parafrasando un noto telecronista sportivo, tutto molto bello. Il tema della manifestazione è solo un cappello sotto al quale racchiudere e legare le iniziative e gli incontri di prestigio ma credo che al 90% delle persone che vi hanno partecipato francamente non interessi.

Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?
Presente!

Vista la mia gita in solitaria e forte del mio fantastico senso dell’orientamento, grazie al quale riesco a non perdermi nemmeno nel salotto di casa mia, avevo organizzato un programma formidabile.

I primi passaggi da smarcare subito sono stati il parcheggiare la macchina e ritirare il braccialetto, diventato negli anni quasi una creatura leggendaria. A questo giro ho scelto il parcheggio Don Baroni invece del classico Palatucci: c’è da camminare un pochino di più però, entrando da Porta Santa Maria invece che da Porta San Donato c’è molta meno gente e il welcome desk si trova subito alla destra del Baluardo Santa Croce, perfettamente in linea esatta con il mio giro antiorario previsto. Puntuale come il fulmine sulla DeLorean, alle 9.05 sono già dentro le mura con braccialetto al polso e il primo appuntamento è il vicinissimo stand Panini, all’Ex Cavallerizza Ducale.

Nonostante l’ora (l’orario di apertura ufficiale erano le 9.00) la fila arriva lunga tutta via San Paolino ed io, approfittando di qualche sbadiglio mattutino, mi ci intrometto furtivamente. Sul momento mi ero immaginato che la lunga coda fosse dovuta a qualche evento particolare ma a quale in particolare l’ho capito solo successivamente. Fatto sta che mi sono subito diretto con decisione nella sezione Marvel intento a dare un seguito ad un must-have di Wolverine comprato alla scorsa Games Week. Mi è stato consigliato Wolverine: Origini e mentre coccolavo il mio acquisto mi sono accorto di essere uscito dal padiglione! Ho provato a recitare la parte del tontolone e fare in retromarcia quei tre metri percorsi in eccesso ma il ragazzo alla porta è stato inflessibile e, non avendo voglia di rifare di nuovo tutta la fila, il tour nello stand Panini è rimasto un viaggio a metà. Dentro lo stand faceva un gran caldo, il che mi ha costretto a togliermi la felpa e a sfoggiare la mia maglia con lo Snaggletooth dei Motorhead in bella vista per tutta la mia presenza a Lucca. Il resto è un mal di gola che persiste da domenica mattina.

Carta, nove!

L’obiettivo successivo, distante meno di cinquanta metri, è l’ex Zecca di Lucca dove per l’occasione era stata tutta dedicata al crossover tra Magic: The Gathering e Spiderman. Allora, visto anche l’esperienza di Hearthstone, i giochi di carte collezionabili li guardo da lontano perché oramai ho capito che sono dei giochi mangia portafogli. Ammetto però di aver comprato qualche mese fa un uno starter kit di Magic chiamato Bloomburrow. Ancora non c’ho giocato con nessuno e non ho ancora ben capito come farlo, diciamo che l’ho messo lì giusto “per imparare” una cosa nuova. Se poi vogliamo entrare nello specifico a me, a pelle, questi crossover non piacciono: l’ho già detto per la Lego, ma legare un prodotto a qualcosa di sempre diverso finisce per snaturarlo e crea solo FOMO negli utenti. Ma il mercato, in un mondo in cui ciò che esce oggi domani è già superato, impone sempre novità cercando di attirare giocatori e collezionisti da più parti.

Lungo la via mi ero segnato Predators: Badlands, il nuovo film sul guerriero yautjia in uscita a breve, al Sotterraneo Gary Gygax e Dave Arneson ma quando ho scoperto che era un gioco armi in pugno da fare in sei persone ho passato oltre.

Questa è la mia Disneyland signore!

Sempre guidato dal mio fido senso dell’orientamento, proseguo lungo la via che ho già fatto in tutte le ultime cinque edizioni a cui ho partecipato, dove tutto si trova esattamente al solito posto. Si vede che gli organizzatori mi vogliono bene e hanno deciso di mettere sempre le cose dove son sempre state proprio per non confondermi. A questo punto trovo la prima sorpresa di questa edizione al Gaming Village di MediaWorld, uno dei main sponsor tecnici della manifestazione, in Piazza della Caserma. Io in questi stand ci entro sempre per rivivere quelle vibes&feels di quando nei tardi anni ‘90 entravo nei primi negozi di computer perchè so benissimo che a casa non mi manca niente tranne solo una cosa: una seduta completa per gioco da corsa. E qua trovo ben due aree dedicate al simracing: la prima realizzata da Acer in collaborazione con Playseat, la seconda invece da Logitech in collaborazione con McLaren e la stessa Playseat. Che fai non la provi? Tempo dieci minuti di attesa e mi calo nell’esclusivo sedile da corsa ufficiale con licenza McLaren Racing, indosso le A50 X McLaren Racing Edition e con il Logitech RS50 insieme al Pro Racing GT D provo a domare una McLaren P1 GTR del 2015 in Forza Motorsport. Non ricordo il tracciato, ma nei quasi dieci minuti di simulazione credo di essermela cavata senza troppi svarioni e manco a dirlo ci sarei stato tutto il giorno! Ovviamente quando mi sono alzato ero diventato una X, grazie al sempre simpatico force feedback del volante. Il Gaming Village offriva un calendario di eventi interessante, tra competizioni di Valorant, tornei di Forza Motorsport, Dj set, sfide di costruzioni LEGO e così via. Da lodare anche una postazione di gaming inclusivo in collaborazione con l’associazione FlyLILLO, che lavora per rendere il gaming davvero inclusivo, l’Associazione Don Gnocchi, TecnologicaMente, InSuperAbili ed Helpicare.

Ruolare duro, sempre (cit.)
La pensione che vorrei!

Dribblato uno show live di quei simpaticoni di Multiplayer, proseguo verso il luogo dei sogni in scatola e su carta: il Padiglione Carducci. Per chi non lo sapesse, il Padiglione Carducci è il principale punto di riferimento della manifestazione per quanto riguarda i boardgame, i cardgame, i giochi di ruolo e tutto ciò ad essi direttamente collegato che siano dadi, manuali o modellini da dipingere. Pur rimanendo sostanzialmente invariata, ho avuto la sensazione che a questo giro l’area sia stata riorganizzata, puntando molto di più alle aree gioco e di condivisione con stand più asciutti improntati ai prodotti di nuova uscita. Presenti tutti, o quasi, i big del settore con interessanti novità: i trent’anni di Asmodee Italia festeggiati con un card speciale di Dixit, Cranio Creations con nuovi giochi per family, kidult e Piccioni Esplosivi, MS Edizioni che festeggia dieci anni di attività con due prodotti legati al franchise di Stranger Things e One Piece, Giochi Uniti con tutte le espansioni di Carcassone, Need Games con i due nuovi GDR MÖRK_BORG / CY_BORG e l’edizione italiana di Warhammer 40.000 – Imperium Maledictum. Sotto il profilo cardgame, oltre a Ravensburger con Lorcana e a Fantasy Flight Game con Star Wars Unlimited, le novità principali sono Riftbound, il nuovo gioco di carte collezionabili basato sul mondo di League of Legends (al momento però solo in inglese) e il set di Magic: The Gathering dedicato ad Avatar: La Leggenda di Aang in uscita il 21 di novembre.

Ma il premio per il miglior gioco va ex aequo a Lercio: Pessime Notizie, party game di MS Edizioni in cui dovremmo realizzare il titolo più sensazionale da utilizzare nella prima pagina del nostro quotidiano, e L’allenatore nel pallone edito da Ravensburger dove, in una sorta di memory rivisitato, dovremmo ricostruire la commedia cult degli anni ‘80 con Oronzo Canà, alias Lino Banfi.

Trova il mancino.

Attorno ai big vi sono tutta una serie di stand più piccoli ma non meno importanti, dai libri game della casa editrice Aristea, al trading card, alle miniature per gioco di ruolo di PWork Wargames fino al collezionismo di livello alla Tana del Gargoyle. Ho cercato qualche gioco da prendere per le nanette ma purtroppo il dislivello tra una che sa leggere (e che alla prima occasione non esita a barare) e l’altra che ancora in grado di farlo è limitante sulla maggior parte dei prodotti. Vorrà dire che dovremmo giocare ad UNO ancora per un altro po’.

Nello stand di Mondiversi era in vendita l’autobiografia in lingua italiana di John Romero, uno dei fondatori di iD Software e padre di giochi storici come Doom e Quake. Romero è stato anche uno dei cavalli di punta internazionali della manifestazione con una serie di incontri a margine della presentazione del libro. L’ho presa in mano per qualche minuto, poi l’ho lasciata in sospeso ad un eventuale secondo giro. In compenso, per la modica cifra di due euro e mezzo, ho comprato tre dadi di cui uno classico a sei facce, uno da dieci e uno da dodici. Per farci cosa? Ve lo dirò più avanti.

Ad un certo punto si apre la prima crepa nell’organizzazione della mia giornata: mi sono dimenticato l’acqua! L’immagine di mia moglie che “mi appare sulla porta della traversa” e mi dice “chissà quanto costerà lì l’acqua!” è stata immediata. Ma in maniera del tutto sorprendente nei 3 stand semi automatizzati del food&beverage (gli scorsi anni qua c’era una sagra di paese) l’acqua costa la modesta cifra di un euro e mezzo. Roba da riempire qualche tanica e portarla al Firenze Rock.

In definitiva è stato un padiglione con un focus su poche cose ma buone e meno negozio di giocattoli. In questo posto tornare ragazzini non solo è automatico ma anche lecito, per chi come me adora l’analogico quanto il digitale. La differenza è solo una compagnia di gioco che al momento manca.

Non un allenatore ma un maestro
Benedizione urbi et orbi.

È quasi mezzogiorno, esco dal Padiglione Carducci “fresco come una rosa”, la app e la mia content creator di fiducia mi ricordano che alle 12 in piazza San Michele c’è un Fan Gathering su Hideo Kojima e le sue principali produzioni. Sono in Via Veneto, la piazza è a cinquecento metri davanti a me, “ho il serbatoio pieno di benzina, mezzo pacchetto di sigarette, è buio e indosso un paio gli occhiali da sole”: non vedo intoppi nel mio programma. Ma avendo passato le ultime due ore in ambienti chiusi non mi sono accorto della quantità di persone presenti in quel momento all’interno delle mura lucchesi. Pur essendo da solo, cercando di “allungare il passo” il più possibile e tagliando tra strade traverse, è tutto stracolmo di gente che fa la fila della fila per mettersi in fila in un non si sa bene cosa. Anche se tutti molto disciplinati ed educati, le persone non sono trasparenti o attraversabili.

Ad un certo punto il mio mitico senso dell’orientamento mi porta ad imboccare Via del Poggio: l’ingresso è transennato ma non mi ferma nessuno, in fondo vedo altre transenne e la Piazza San Michele piena di gente. Sul momento pensavo di essere io l’evento, invece tra la folla si vocifera che nel palazzo che costeggia la via da cui sono passato vi sia proprio art director giapponese. Dopo la parata di cosplayer a tema Metal Gear e Death Stranding e dopo qualche tentennamento, dal terrazzo della Cassa di Risparmio di Lucca sulle note di Death Stranding viene presentato il character designer Yoji Shinkawa e lo stesso Hideo Kojima. Piazza San Michele è stracolma di gente, onesto segno di un legame profondo tra il pubblico e l’artista giapponese.

Sapevo della presenza di Kojima da qualche mese ma non avendo mai giocato a nessuna sua produzione (al tempo erano solo per Playstation) non sono riuscito a raccogliere tutte le sfumature dell’evento, ma la sua presenza, ultima ed unica tappa europea del Death Stranding World Strand Tour 2 è stata sicuramente uno dei fiori all’occhiello della manifestazione nonché un grandissimo gancio per attirare una buona fetta di pubblico.

Al successivo incontro con la stampa, a cui hanno partecipato anche Yoji Shinkawa e il nostro Luca Marinelli (che interpreta Neil in Death Stranding 2) il creator giapponese ha ripreso in mano uno dei temi alla base delle sue ultime produzioni, quello della connessione tra le persone; ma se per l’illustratrice Rébecca Dautremer il bacio è una delle sue massime espressioni tra individui in cui le differenze si trasformano e si armonizzano gli opposti, per Kojima il clou è stato l’avvento di Internet negli anni 2000, dove “una connettività che sarebbe dovuta essere la forza dell’umanità” si è presto trasformata in qualcosa di diverso, a causa dell’anonimato dei social media e alle tecniche di controllo, ricordando che “essere connessi è anche una responsabilità”.

A fatica riesco ad arrivare a Piazza del Giglio dove di fronte al teatro stesso vi è un raduno di cosplayer a tema Hazbin Hotel per la parata prevista per le ore 15.00. Non ho mai visto niente della serie animata e sarà che vado matto per il rosso, ma i costumi realizzati sono veramente spettacolari.

Ma guarda un po’? La razza umana era sopravvissuta!

Visto che piazza San Romano non è molto lontano da dove sono, devo smarcare un’altra cosa: prendere un mattoncino Lego dell’edizione 2025. Purtroppo la fila per entrare allo stand arriva fino a Piazza della Magione e siccome avevo detto che per cena sarei arrivato a casa, devo desistere dalla mia impresa. Allora faccio mente locale e viro deciso su un altro appuntamento che mi ero segnato: la mostra dedicata a Tetsuo Hara e al suo manga più conosciuto, Hokuto no Ken (in italia tradotta con Ken Il Guerriero) dal titolo più che indovinato “Come un fulmine dal cielo”. La serie animata di Kenshiro è stata uno dei cardini dell’educazione montessoriana dei ragazzi della mia generazione ma purtroppo mia madre, come sentiva premere qualche punto di pressione, mi urlava dall’altra parte della casa “cambia canale!”.

Detto questo, la mostra, organizzata nella Chiesa dei Servi, racconta l’origine del personaggio e di tutta la storia del manga scritto da Yoshiyuki “Buronson” Okamura e disegnato da Tetsuo Hara, pubblicato in Giappone dal 1983 al 1988. Grazie ai bozzetti originali esposti, ci viene raccontata la nascita del personaggio di Kenshiro, fortemente ispirato da Bruce Lee e Sylvester Stallone, con un pizzico di Yûsaku Matsuda (un celebre attore giapponese) in un’ambientazione post apocalittica alla Mad Max. Nel prosieguo vengono anche mostrati le caratteristiche delle scuole di arti marziali (Hokuto e Nanto) e anche tutti gli altri personaggi che ruotano al discendente della scuola di Hokuto, tra nemici veri, fratelli solo di sangue ed amori strappati. Negli incontri collaterali che vi sono stati con lo stesso Hara, l’artista giapponese ha dichiarato di aver iniziato a disegnare manga poco più che ventenne e non avrebbe mai immaginato che la storia su Kenshiro, definita dallo stesso autore una storia di violenza ma sempre affiancata all’amore e alla ricerca di giustizia, potesse avere un così grande successo. Sul palco del Teatro del Giglio, l’artista è stato insignito del prestigioso Premio Yellow Kid Maestro del Fumetto, ed è poi stato svelato il suo autoritratto che verrà accolto nella collezione delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Si tratta del primo mangaka ad essere così rappresentato nella più grande collezione di autoritratti al mondo.

Forse il sapere solo appena le basi di Kenshiro senza aver mai visto tutta la serie animata mi permetterà un giorno di leggere ed apprezzare di più il manga. Fatto sta che la mostra si è rivelata una delle cose più interessanti della mia giornata ed ha rappresentato un altro segno evidente dell’importanza che ha preso questa manifestazione.

A questo punto saltano tutti gli schemi ed i programmi e sono costretto ad andare letteralmente “a sentimento”. Ritorno a Piazza Emanuele e provo ad entrare dentro Star Comics ma è letteralmente impossibile: non riesco nemmeno a capire dove inizi la fila. Quindi imbocco le mure in direzione Porta Sant’Anna ma, fatto il primo metro, finisco dentro alla parata di One Piece. Non mi ero accorto che lo stand accanto a quello di Star Comics era quello dedicato al manga dei pirati.

L’obiettivo era Lilith ma anche Trafalgar Law non è male…

Anche sulle mura la gente non manca, con pazienza e passo svelto ritorno alla Panini. Anche adesso c’è sempre fila e finalmente scopro perché: gran parte dello stand è riservato a Planet Manga, marchio con cui Panini Comics commercializza la ristampa di Ken Il Guerriero, presente a Lucca Comics nella versione Deluxe e Limited, con la possibilità di avere, ipotecando qualche organo, anche la copia firmata dal sensei Hara. Scarto a destra verso l’area di Topolino, notando con piacere di non essere assolutamente il più anziano ed acquisto “Horrifikland”, una graphic novel “da brivido” firmata dal duo Trondheim-Nesme con una nuova copertina per Halloween, in cui i tre detective Topolino, Pippo e Paperino dovranno condurre un’indagine in un vecchio parco divertimenti a tema horror. A questo punto faccio il giro come si deve e mi fermo nell’area DC Comics e Marvel: a me in linea di massima i fumetti piacciono (ma se devo scegliere preferisco i libri) ma tra multiverso, dimensioni parallele e what if… noto una grande overdose di contenuti del quale non riesco a tenere una traccia ben nitida che mi accompagni nella lettura.

Ecco perchè ho comprato i dadi

Ho il telefono scarico (a casa mia usa ricaricare i telefoni con il powerbank), vorrei rientrare dentro il Padiglione Carducci ma ora la fila della fila arriva quasi al Gaming Village di Media World. Un ultimo appuntamento che mi ero segnato era la mostra per i quarant’anni dei librogame in Italia intitolata “Librogame40” al piano terra del Real Collegio. La mostra ripercorre l’origine della versione moderna di questo prodotto, nato nel 1985 con The Warlock of Firetop Mountain (Lo stregone della montagna infuocata nella versione italiana), primo volume della collana Fighting Fantasy, scritto da Ian Livingstone e Steve Jackson, i fondatori di Workshop Games. In Italia ebbe grande successo grazie alla casa editrice triestina Edizioni E. Elle (poi semplicemente EL) che per volontà del suo presidente Giulio Lughi portò nel nostro paese la saga del Lupo Solitario di Joe Dever con il primo volume intitolato Il Signore delle Tenebre (Flight from the Dark in lingua originale). Nella mostra vi sono esposte diverse edizioni di questo volume e chi non ha mai visto questi libri con la costina colorata per indicare il genere di appartenenza ha avuto un’infanzia priva di sentimento. Io la mia copia dell’epoca l’ho persa, però ho comprato l’edizione speciale per i quarant’anni e prima o poi la giocherò di nuovo.

Faccio una capatina allo stand Hasbro ma vi sono solo dei prendi polvere, meglio conosciuti come action figure, nello stand Funko accanto la fila tende all’infinito e vorrei fare la parte est della città. Ma alle 16.45, con due piedi che sembrano due cani a cuccia, decido di ritornare alla macchina. Stop the rock.

Nota a margine, il cellulare si è definitivamente spento ma il mio senso dell’orientamento non solo mi ha permesso di arrivare alla macchina ma anche di prendere l’autostrada senza usare il navigatore.

Fumetto che passione

La lista delle novità editoriali annunciate per la manifestazione del 2025 è inequivocabilmente lunga. Oltre all’edizione di Kenshiro sopra menzionata, potrei citare sempre per Panini Comics il crossover Marvel/DC con Deadpool/Batman, il terzo artbook su Elden Ring, un fumetto sceneggiato da Caparezza (legato all’uscita del suo nuovo album Orbit Orbit) insieme alla nuova miniserie Disperanza di Spano, Nova, Grilli per Sergio Bonelli Editore, Saldapress con nuovi lavori su G.I. Joe, Godzilla ed alcuni interessanti volumi unici come Heretic e Battle Pope, Coconino Press con New York 1938 di Alessandro Tota e Bestie in fuga di Daniele Kong, Tunué con opere C’era una volta l’est di Boban Pesov, Star Comics con diverse novità a tema manga e l’edizione Omnibus di Ghost In The Shell ed infine Editoriale Cosmo con la serie a fumetti su Diablo ambientata dopo gli eventi di Diablo IV.

Questa è solo una parte, citata anche per interesse personale, ma è chiaro come ormai tutte le case editrici non solo presentino opere o volumi anche in versione variant per la manifestazione ma sfruttano la grande risonanza dell’evento per svelare i propri piani editoriali per l’anno che verrà.

Note a margine

La cinque giorni lucchese è stata comunque ricca anche di altri appuntamenti, io ho solo grattato la crosta. In ordine sparso mi viene da citare l’incontro tra Jurgens e Chip Zdarsky, quello con Keiichirō Toyama (storico designer del primo Silent Hill), Romita Jr, il sopra citato Romero e Mike Richardson, fondatore e CEO di Dark Horse Media (la casa che comprende la Dark Horse Comics). Non sono mancati anche momenti dedicati al cinema, con la proiezione al cinema Astra de Star Wars – Episodio 3. La Vendetta dei Sith per festeggiare il ventennale del film, la presentazione del docu-film I Love Lucca Comics and Games di Manlio Castagna ma soprattutto l’arrivo a Piazza San Michele del cast di Stranger Things (Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Noah Schnapp assieme ai Duffer Brothers) per inaugurare l’inizio della quinta ed ultima stagione.

Una parte che ho saltato per mancanza di tempo è Villa Bottini e tutta la zona del Giardino degli Osservanti, una zona che ho sempre fatto nelle precedenti edizioni, dedicata soprattutto a competizioni di cosplay e videogame. Per una volta ho saltato anche quei matti della Umbrella Academy e lo stand Nintendo (credo che la shop fosse uguale a quella dello scorso).

Ao, m’arendo… chi dovresti da esse?

Un tocco di colore alla manifestazione, e non potrebbe essere altrimenti, è dato dai sempre numerosi cosplayer: dagli immancabili manga di cui non ho la minima conoscenza, ai personaggi DC e Marvel, passando per i classici costumi di Star Wars, alcuni con po’ troppa fiducia in se stessi, altri veramente ingegnosi come Mario e Luigi vestiti da Mandaloriani.

E qVindi?

Personalmente è stata un’edizione molto simile alle altre perché in fondo le cose son sempre quelle, ma tuttavia l’essermi segnato quei due o tre passaggi importanti da fare mi ha permesso di dargli un tocco diverso e più originale senza dover andare a casaccio tra un posto e l’altro.

Nel complesso, per l’edizione 2025, la cinquantanovesima, sono venduti circa 280.000 biglietti, un numero inferiore rispetto alle edizioni del 2022 e 2023 ma solo perchè è stato deciso di mettere un tetto di 80.000 biglietti a giornata. A questa cifra va aggiunto chi è venuto a Lucca solo per farsi un giro sulle mura e i circa 17.000 accrediti destinati ai professionisti che hanno partecipato. Vi sono stati oltre 900 ospiti, un totale di 1.500 appuntamenti tra incontri, dibattiti, laboratori, workshop, sessioni di gioco, showcase e il programma di anteprime ed eventi tra cinema e serie TV; 12 mostre, 730 gli espositori, 30.000 cosplayer ufficiali e 90.000 gli utenti attivi sulla app. Numeri importanti per una manifestazione che si tiene all’interno di un perimetro di nemmeno 5 chilometri di mura medievali.

Purtroppo tutta questa importanza che ha assunto la manifestazione rappresenta anche il suo pro e contro principale: da una parte attira sempre più personaggi di rilievo del mondo del fumetto e dell’arte in generale, dall’altra parte rende certi eventi poco, se non per nulla, fruibili. Le lunghe code ai firma copie, all’ingresso degli stand o a certe iniziative è purtroppo una situazione difficilmente risolvibile. Con un po’ di organizzazione si riesce a cavarsela ma bisogna avere comunque tanta pazienza e un buon paio di scarpe da ginnastica. Sicuramente meglio dell’ultimo Salone del Libro a cui siamo andati.

Diverso è il discorso per quanto riguarda i prezzi di alcuni eventi speciali: a lamentarsi son sempre quelli che non hanno i soldi da spendere o anche se ce li avessero non comprerebbe mai una Limited Edition. Ognuno li spende dove li pare, ma il prezzo va in base alla qualità e alla rarità dell’oggetto proposto. Fin li non c’è niente di male, è il mercato baby. Se la vuoi la paghi altrimenti la lasci lì per qualcun altro. Altra cosa è il reselling o il repricing, ma qua si va su pratiche spesso illegali.

Andando proprio sul terra terra, ho notato che almeno nei servizi base, i prezzi non erano da approfitto o da Autogrill. Non so quanto possa costare un pacchetto week end a Lucca Comics, ma anche qua come sopra, se vuoi mangiare “servito e riverito” nella piazza principale poi non lamentarti del prezzo. Se poi vogliamo parlare del fatto che si è perso un po’ di naturalezza e genuinità a fronte di una sempre evidente opera di commercializzazione di nuovi prodotti più o meno validi e più o meno in tema con l’evento ne possiamo anche discuterne e non troverete di certo una mia obiezione in merito.

Nonostante la moltitudine di persone, ognuno sta al proprio posto, in una platea di pubblico molto eterogena, dalla famiglia con figli sul passeggino, alla comitiva in gita sulle mura, al fan in fila da ore, al lettore accanito che bombarda di domande la staff degli stand.

In fondo è comunque una festa più colorata del solito ed alla fine sono riusciti ad andare d’accordo anche loro.

Tutte le foto in questo articolo sono state fatte da me.


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