Esternazione scontata: da una Ferrari che vince due titoli nella 8 ore del Bahrein ad una Ferrari che deve ritirare due macchine nel Gran Premio del Brasile.

Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi e James Calado riportano a Maranello dopo 53 anni il titolo piloti e costruttori del WEC. Non avrà il solito appeal della Formula 1, qualcuno dirà che ci finiscono sempre gli scarti di altri campionati e il BOP è una supercazzola randomica ma la 499P ha vinto le ultime tre edizioni della 24 ore di Le Mans.
Forse qualcuno a Maranello sa ancora come si vince, soprattutto quando il progetto parte da un foglio di carta bianca. Ma, attenzione, non basta fare lo scambio di squadre, la Formula 1 è un altra cosa, sia tecnica che politica. Qua si esige compattezza, una preparazione seria ed trovare sempre per qualcosa (grigio o meno grigio fate voi) che “accenda” il pacchetto. Questo è quello che manca dal 2007 alla Ferrari e che hanno trovato, in ogni ciclo regolamentare, la Red Bull, la Mercedes ed ora la McLaren. Queste macchine, giunte a fine sviluppo per via di un ciclo regolamentare anch’esso ormai arrivato a fine corsa, sono sensibili come un dente di fronte ad un ghiacciolo al limone. Tre vetture arrivate tra le prime sette della gara Sprint non sono andate oltre il Q2.
Il resto poi sono come le multe, quando te ne arriva una prima o poi te ne arriveranno anche altre. Hamilton le ha date e le ha prese a centro gruppo, finendo penalizzato e ritirato, ma se parti tredicesimo certe cose le devi mettere in conto. Leclerc invece nell’altra vita deve essere stato veramente uno stronzo se in questa si trova sempre nel momento peggiore. Nell’occasione ha fatto da parabordo ad Antonelli dopo la scoppola presa da Piastri. Quest’ultimo forse c’ha perso il Mondiale ma l’unico ritirato è stato, che ve lo dico a fare, l’incolpevole monegasco. Avrebbe potuto dire la sua, almeno nelle prime fasi di gara. Nella sprint sembrava che aprisse un paracadute invece del DRS da quanto la macchina si plafonava in velocità e se è riuscito a partire terzo è tutto merito suo. Il resto sono chiacchiere da mondiale.

Un mondiale che sembra prendere la direzione verso Bristol, una cosa impensabile fino ad un paio di mesi.
Allora, tre Formula 1 moderne in una curva non ci stanno, questa è una cosa che è stata sperimentata anche in altri circuiti. Piastri ha fatto la mossa della disperazione, c’ha provato, Antonelli secondo me non lo ha nemmeno visto lasciando anche fin troppo spazio alla sua destra ed il capitombolo è stato inevitabile. Io ritengo che le cose a cui interessano si devono andare a prendersele, poi spesso il risultato è anche una questione di centimetri e variabili indefinite. La penalizzazione ci può stare, forse più per il danno fatto ai due piloti coinvolti che per la manovra in sé. Ma tutto questo è la conseguenza di ciò che sta succedendo a Piastri da quando in Canada, complice il ritiro di Norris tradito dal motore, portò il distacco dal suo compagno di squadra a 34 punti. Nelle sei gare successive è salito solo una volta sul podio, contro le 5 (di cui due vittorie) di Norris.
Sembra che il pilota inglese, capito che non aveva nulla da perdere, si sia definitivamente svuotato dalla pressione e sia messo in bolla, con se stesso e con la macchina. Una macchina sensibile come le altre ma che va sempre alla grande, magari senza gli exploit di inizio stagione ma tant’è. Onestamente i due della McLaren come campioni del mondo non ci fanno sussultare il cuore, Verstappen quest’anno ci ha dato più di un motivo per volerlo rivedere campione del mondo, anche qua in Brasile partendo diciannovesimo si è ritrovato ad essere la scheggia impazzita della gara ed è finito terzo (lo scorso anno era partito diciassettesimo ed aveva vinto la corsa). Ma si impara anche a vincere.
Menzione d’onore ad Antonelli. Ha tenuto botta in un week end complicato, fatto di qualifiche, di gare sprint, di incidenti al via, di ripartenze, tenendo dietro due masterclass come Russell e Verstappen. Qualche errore, unito ad un pizzico di sfortuna, nella parte centrale della stagione lo ha commesso anche lui, complice anche una macchina che si era incartata nello sviluppo. Gli auguro di finire la stagione in crescendo, la velocità non gli manca, deve solo trovare gli automatismi di una Formula 1 molto esigente.
Ci vediamo tra due settimane a Las Vegas.




Lascia un commento