Non credevo che, visto l’orario di partenza fissato alle 05:00 ante lucane, sarei riuscito a vedere in diretta il Gran Premio. Invece, siccome sono stato svegliato da una delle due nanette esattamente cinque minuti prima della partenza, mi son detto: “Ma mettiamoci sul divano…” E alla fine l’ho visto interamente.

Dentro di me avevo intimato a Norris di dimenticarsi di Verstappen, ma in realtà se n’è interessato anche troppo, dimenticandosi letteralmente di frenare. Max, si sa, fa paura, ma qui i discorsi sono sempre i soliti: per il primo mondiale in bacheca, “TenteLando” Norris non sarà di certo ricordato per il suo spirito indomabile. L’allungo in partenza lo ha messo in una brutta situazione, anche contro Russell; la macchina, poi, gli ha dato una mano nel recuperare la posizione sull’inglese. Dopodiché, ha fatto due conti e si è messo comodo. Il suo diretto rivale, nonché compagno di squadra, sembra aver perso la luce e sta attraversando quel calo fisiologico che si può avere in una stagione di ventiquattro gare, proprio nel momento decisivo. Visto che siamo a Las Vegas, Lando non cala mai il poker e Oscar gioca mani di basso valore. Il banco – un sempre maiuscolo Verstappen – prende e porta a casa tutto.
Il discorso di cui sopra è stato valido fino all’ora di pranzo. Poi, come già successe dopo il Gran Premio di Cina, ho scoperto della squalifica delle due McLaren. Tralasciando i motivi tecnici che hanno portato a questa sanzione – i quali denotano comunque la confusione di questo ciclo regolamentare, in cui vi sono state più incertezze che spettacolo – se a livello tecnico non cambia nulla, cambia tutto a livello di classifica. I punti che ora separano Norris da Piastri e Verstappen sono solo 24 e, con due gare lunghe e una Sprint ancora in ballo, forse è arrivato il momento che chi vuole questo mondiale piloti se lo deve andare a prendere. Certo, Norris rimane il favorito (gli basterà fare un paio di “uno-due” su entrambi già in Qatar), perché è quello davanti in classifica, ma è anche vero che, per la macchina che ha, il mondiale avrebbe potuto vincerlo già a luglio. Un dato: dalla pausa estiva (Monza), Verstappen ha conquistato 161 punti, contro i 115 di Norris e i soli 57 di Piastri. Non sarebbe la prima volta che la Formula 1 ci regala finali del genere.

Passiamo alle cose tristi di casa nostra. Sulla storia delle macchine sensibili ne abbiamo già parlato diverse volte, ma se sono sette anni che una macchina sul bagnato ha zero, e dico zero, prestazione, il motivo è forse più profondo. Sono lontani i tempi in cui si poteva addirittura allagare la pista di Fiorano, girare come se ci fosse stato un vero acquazzone, dove il Barone in Rosso provava e riprovava fino alla nausea.
In merito, ho letto di recente su Autosprint un articolo in cui si faceva notare come, dopo l’abolizione dei test nel 2009, la Ferrari non sia più stata in grado di portare in pista una macchina realmente competitiva per tutta una stagione, passando da una media di una vittoria ogni due gare a una ogni dieci. Sull’utilità della cosa, alla quale io sono sempre stato contrario, se ne potrebbe parlare per ore, ma sicuramente questo è un dato di fatto per quanto riguarda la scuderia di Maranello: non aver mai trovato la soluzione all’impossibilità di provare a piacimento sulle piste di proprietà.
Il resto è la qualifica di Las Vegas. In gara le cose sono andate un po’ meglio, con Leclerc abile nel massimizzare le prestazioni e Hamilton ad arrivare almeno in zona punti, pur partendo ultimo (Antonelli però è arrivato terzo). Devo dire che Lewis purtroppo, nelle ultime tre gare, al di là del valore della macchina, sta commettendo degli errori tecnici che non dovrebbero accadere a un sette volte campione del mondo. In generale, la stagione della Ferrari è questa: quarta forza in pista e in classifica costruttori. Il resto sono le dichiarazioni di Elkann.
Ci vediamo la prossima settimana in Qatar.




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