
Heavy Metal is the law that keeps us all united free / A law that shatters earth and hell Heavy Metal can’t be beaten by any dynasty / We’re all wizards fightin’ with our spell Halloween – Heavy metal (is the law)
Parlare di musica, come direbbe Frank Zappa, è come ballare architettura. Ognuno interpreti pure questa frase come meglio crede, ma io, piccolo essere curioso a cui piace andare sempre a capire come vengano fatte certe cose, di musica ne ho letta veramente tanta.
Ho iniziato una ventina di anni fa leggendo le recensioni su Ondarock, mi sono dedicato anche a qualche libro su di un gruppo specifico (Led Zeppelin, Pink Floyd, Pearl Jam, Joy Division) e spassose biografie (come quelle su Lemmy dei Motörhead, Keith Richards dei Rolling Stones e Marvin Gaye). In generale, ho sempre cercato testi che trattassero epoche ben precise o generi particolari e negli anni mi sono letto diversi libri sulla storia del blues e del rock.
Vista la loro natura, per così dire, enciclopedica e formativa, la loro lettura è sempre stata un problema per me perché leggere di una cosa di cui non si sa “come suoni” è piuttosto difficile (un po’ come leggere una ricetta senza conoscere il sapore degli ingredienti). Ero sempre costretto a distribuire post-it su tutte le pagine, a segnarmi artisti e dischi, oppure ad interrompere la lettura per poi riprenderla solo dopo aver ascoltato quanto necessario. Inoltre, questi libri sono scritti da persone che sanno sì di musica, ma che hanno poca dimestichezza con la scrittura nel formato libro.
Pur in lotta con la mia voglia di avere sempre un quadro completo della situazione senza prendere le cose solo in superficie, mi ero ripromesso di non comprare più determinati libri, soprattutto dopo aver letto, credo fosse il 2019, Heavy Metal – 50 anni di musica dura di Stefano Cerati per Tsunami Edizioni. Fu un libro molto interessante (con in copertina la cover del disco Death Is This Communion degli High On Fire), Cerati non è l’ultimo arrivato (deejay, speaker a Rock FM, collaboratore di diverse riviste tra cui Flash, Metal Shock, e Rumore), ma è stata l’impostazione del libro, troppo dispersiva, unita a una scrittura non troppo brillante, a rendere la lettura di fondo poco coinvolgente.
Passato un po’ di tempo, sono ritornato sui miei passi e mi sono imbattuto in questo lavoro, forse anche incentivato da una casa editrice specializzata in manuali o testi di un certo livello.
Purtroppo anche qua all’inizio avevo fatto alla solita maniera: appunti, post-it, lista su Spotify, un capitolo che dura un mese. Morale, libro messo da parte. Poi però, cambiando il modo di leggerlo, sono riuscito a portarlo avanti e a terminarlo.
Ma andiamo con ordine. Come on guys!
Intanto partiamo dagli autori. Il libro è stato scritto a quattro mani. Le prime due sono di Daniele Follero, giornalista musicale e autore, collaboratore dal 2009 con Rockerilla, nel 2011 per Odoya ha pubblicato la prima biografia in italiano dei Kiss (Le maschere del rock), mentre per Hoepli ha pubblicato Opera Rock. La storia del concept album (2018). Le altre due mani sono di Luca Masperone, chitarrista, giornalista, docente, direttore didattico per Lizard Accademie Musicali a Genova dove si occupa dei corsi di chitarra elettrica, acustica, teoria e armonia. Per Hoepli ha pubblicato La storia della chitarra rock (2017).
L’idea di fondo del libro è quella di trovare un comune denominatore per tenere unito un universo estremamente variegato, tra generi ed interpreti apparentemente diversi ma che, in un viaggio lungo cinquant’anni, si sono toccati, contaminati e condizionati a vicenda.
Un viaggio che viene saggiamente diviso per capitoli, partendo dai primi vagiti hard di Blue Cheer, Vanilla Fudge ed Electric Flag fino ad arrivare all’hard rock britannico dei Led Zeppelin. Nei capitoli successivi il suono si fa via via sempre più pesante, sia nei suoni (Black Sabbath) che nella velocità (Deep Purple).
Fondamentale è il capitolo che ci mette in mostra cosa avviene al di là dell’oceano quando ormai il metal è diventato un fenomeno globale e non più solo inglese. Si va quindi a narrare le gesta di band leggendarie, dagli AC/DC ai Kiss, dai Motörhead ai Van Halen, dai Judas Priest agli Iron Maiden. Quando ci fu la fusione del metal classico con l’hardcore di stampo americano vi fu uno dei tanti “punti zero” del metal moderno, con la nascita del thrash di Metallica e Slayer. Il metal diventa sempre di più un fenomeno di massa, grazie anche alla nascente televisione commerciale tra cui spicca MTV, una vicenda ben narrata nel capitolo opportunamente intitolato, Welcome To The Jungle.
La nascita del grunge fece segnare un altro punto zero, dove da una parte ci furono le contaminazioni sonore dei Pantera e dei Korn e dall’altra, soprattutto nel nord Europa, le esplosioni di generi oscuri e scarnificati come il black metal.
Tra i gruppi storici che muoiono e rinascono in varie declinazioni, la nascita di nuove stili e attitudini come il djent e melodic metalcore, arrivare ai giorni nostri è un attimo, un’epoca che va dai miei amati Neurosis ed Isis, fino ai Gojira e Ghost.
Il libro è concepito come un unico grande racconto fatto di storie e approfondimenti, band imprescindibili e album fondamentali, con particolare attenzione alle scene musicali e al loro contesto sia economico che sociale. Follero e Masperone sono persone che sanno maneggiare la materia (enorme è il numero di band e dischi nominati, alcuni veramente poco conosciuti) ma è il loro racconto a coinvolgere (vedi i racconti su Emperor e Mayhem); impostare la lettura come se fosse un romanzo anziché un testo meramente enciclopedico è stato decisivo. Alla fine di ogni capitolo non mancherà il cosiddetto recap dove verranno indicati, con una breve descrizione, gli album più importanti per il tema trattato, a volte anche più di uno per ogni gruppo.
Il capitolo finale è dedicato interamente all’hard & heavy italiano, arricchito dalla voce diretta di tanti protagonisti, come Steve Sylvester dei Death SS, Pino Scotto dei Vanadium ed alcuni membri dei Necrodeath.
Per mio gusto mi sarei aspettato più spazio per i Tool, gli Ulver ed i Neurosis ma forse questo è solo un mio desiderio visto l’interesse che ho per questi artisti. Probabilmente, essendo gruppi che propongono una musica poco inquadrabile ed avendo cambiato stile nel corso degli anni, sono poco funzionali al discorso di cui sopra. Inoltre la parte più noiosa è stata quella sul metalcore, genere che io al momento proprio non digerisco.
Un unico vero difetto è che verso le band c’è sempre una pacca sulla spalla e gli autori sono molto indulgenti sulle spesso oggettive cagate prodotte dai nostri. Vi si può passare sopra perché, non essendo un testo di vera e propria critica musicale, tirare fuori giudizi o sbandierare palette (o giudizi negativi) sarebbe stato inutile ai fini della narrazione.
Ora non mi è rimasto altro che riprendere il libro da capo e appuntarmi tutti i gruppi e gli album nel mio foglio Excel dal titolo “Heavy&Co.”
Daniele Follero, Luca Masperone – La storia di Hard Rock & Heavy Metal (2021, Hpepli, XIV-482)




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