
In un weekend segnato dal risveglio di Piastri e da un Norris vivo ma cauto — desideroso di evitare guai in partenza anche a costo di lasciar andare Verstappen — ci ha pensato la McLaren a far pescare ai propri piloti il “cartoncino degli imprevisti”. Pur di non infrangere le tanto declamate Papaya Rules (devo ancora capire se esistano davvero o se siano un’invenzione della stampa), il muretto ha lasciato entrambi i piloti in pista durante la Safety Car causata dall’incidente tra Hulkenberg e Gasly. Sono stati gli unici a farlo. Avrebbero dovuto privilegiare Norris, che era terzo, considerando che anche un doppio pit stop avrebbe penalizzato uno dei due (chiedere a Russell per conferma). Al contrario, la chiamata di Hannah Schmitz per Verstappen si è rivelata decisiva in una gara dai distacchi contenuti.
Nel retro podio Piastri è apparso visibilmente amareggiato. Norris, vittima anche di una vettura con il fondo non perfetto, si è progressivamente “sgonfiato” una volta capita la situazione. Ha arpionato il quarto posto nel finale solo grazie a un errore involontario di Antonelli (vergognose le polemiche in merito), guadagnando due punti extra che potrebbero rivelarsi decisivi.
Il “decidere di non decidere” è un grosso problema in casa McLaren e c’è il rischio che la questione deflagri ad Abu Dhabi. Ci sarà bisogno di Piastri — in teoria ancora in corsa per il titolo — o Norris dovrà cavarsela da solo? L’inglese deve arrivare almeno sul podio, ma si è visto come in questo ciclo tecnico le auto siano estremamente sensibili a variabili come la temperatura della pista o le mescole. La differenza la fa chi mette tutto in fila nel verso giusto: basti vedere dov’era Verstappen nelle qualifiche della Sprint. Senza il clamoroso errore di strategia, difficilmente un Max seppur mai domo avrebbe vinto, con una macchina inferiore per tutto il weekend.
Onestamente non so come finirà. Ne sono successe talmente tante che non ci si meraviglia più di nulla, specialmente con un Verstappen capace di recuperare 108 punti a Piastri dall’Olanda in poi. Merito di una Red Bull che si è rimessa in sesto nella seconda metà della stagione con un pilota fenomeno assoluto. La 75ª stagione del mondiale ci ha fatto empatizzare con l’olandese nel momento migliore della sua carriera: i campioni piacciono quando vincono, ma li ammiriamo davvero quando soffrono e dimostrano di avere quel “qualcosa in più”. Magari non vincerà il titolo, ma con questa stagione Verstappen è entrato di diritto nell’olimpo dei Campionissimi del Motorsport.
So invece come finirà la stagione della Ferrari: il weekend qatariota è fotografato perfettamente dalla difesa della dodicesima posizione di Leclerc su Lawson nella Sprint. Chissà come sarà la macchina del prossimo anno, ma se prima non risolveranno le scorie interne causate da un’annata fallimentare – zero vittorie, un quarto posto nei costruttori una serie di dichiarazioni ed esternazioni di cui è meglio tacere – non c’è cambio regolamentare che tenga.
Ci vediamo la prossima settimana ad Abu Dhabi.




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