Introduzione – Dove eravamo rimasti?

Sono riuscito a parlare della “mia carriera” in campo videoludico in questo articolo, quindi direi che ci siamo rimessi in pari e possiamo passare ampiamente all’argomento successivo.
Che anno videoludico è stato? Visti i titoli usciti direi, tutto sommato, un’annata positiva, che ci ha regalato ottime produzioni come il vincitore del GOTY Clair Obscur, seguiti di successo come Silksong, Death Stranding 2 e Hades 2 o prodotti molto interessanti come Dispatch, ARC Riders, The Alters, Cronos The New Dawn o Absolum. Il tutto farcito dalle solite polemiche che sistematicamente si danno il cambio ogni tre mesi: quando c’è l’IA di mezzo, la questione woke, l’indipendenza dei creator ed altre menate varie. Per il sistema l’unica cosa che conta sono le interazioni tra fazioni, quindi alla fin fine nella bagarre ci guadagnano tutti.
Com’è stato il mio anno videoludico? Sinceramente non ne sono contento perché i titoli che ho menzionato sopra non li ho nemmeno sfiorati. Il motivo è figlio di un mio condizionamento psicologico che mi porta a fare delle scalette mentali molto rigide e che non mi permette di prendere esattamente ciò che voglio. Sia ben inteso, ho comunque giocato con regolarità a cose altrettanto valide.
Ma andiamo con ordine. Come on guys!
Storia e progressione – Venti titoli per il 2025
C’eravamo lasciati con una bella run su Far Cry 6 iniziata quasi per caso; un gioco a cui non davo due lire, non perfetto ma che mi ha comunque divertito. Una missione principale divertente, un bel setting, tanti personaggi bizzarri e un numero soverchiante di attività da poter fare lungo tutto il vasto open world di Yara.

Terminate le scorribande rivoluzionarie mi sono concentrato su due titoli usciti al day one su Game Pass tra la fine di gennaio e i primi di febbraio: parlo del nuovo capitolo della serie di Sniper Elite, dal titolo Resistance, e del nuovo gioco di ruolo di Obsidian, Avowed. Il primo è un prodotto poco innovativo e con diversi problemi tecnici; dal secondo mi aspettavo di più sotto il profilo ruolistico e narrativo, risultando un buon prodotto di intrattenimento senza troppi acuti.
Per noi lavoratori, il Primo Maggio ci viene offerto su Game Pass un capitolo della serie Call Of Duty, il Modern Warfare II del 2022. Da buon “Senza Mani” ho giocato solamente la campagna, ma anche questa si è rivelata un gran bel divertimento: una buona storia dal bel ritmo, missioni sempre varie, ottimo gameplay, tanti personaggi. Ne ho parlato più nel dettaglio qui.

A seguire ho ritirato fuori dal backlog nientepopodimeno che Disco Elysium: l’avventura ruolistica di ZA/UM si è confermata un unicum nel panorama e un prodotto volutamente fuori scala. La mod in italiano ci offre la possibilità di poterlo giocare nella nostra lingua ed è un’esperienza che ogni gamer che si rispetti dovrebbe provare. L’articolo dedicato è già scritto da un po’, devo solo trovare lo slot giusto per pubblicarlo.

Complice anche l’arrivo dell’estate, è andata in scena la modalità “non voglio noie” e ho dato sfogo a un vecchio pallino che avevo da qualche anno: fare tre stagioni ad EA FC25 e riportare ai piani alti del calcio mondiale il Parma Calcio. Purtroppo il gioco, su EA Play tramite Game Pass, non mi ha dato quelle emozioni e sensazioni che mi aspettavo (e che mi ricordavo), quindi la Carriera su EA FC25 l’ho abbandonata dopo una sola stagione, seppur vincente. Va bene che non si può stare tutte le sere appresso a mostri e cose simili, ma nemmeno dietro a un pallone. Ormai le simulazioni sportive non fanno più per me.
Da questo momento in poi sono andato in confusione e ho incominciato un po’ a cincischiare.
Sono tornato su Starfield per la Creazione dedicata a Doom “At Hell’s Gate”. Alla fin fine è divertente, dura un paio d’ore ma è il classico topolino partorito dalla montagna Starfield. La parte migliore è naturalmente la ricompensa delle missione: una nuova tuta spaziale ispirata alla Praetor, la doppietta e la lama del Crogiolo di DOOM. Volevo fare anche quella del Watchtower ma purtroppo è tutta in inglese. Quindi ho virato su un titolo di segno completamente opposto: The Case Of The Golden Idol (Game Pass). Storia ben scritta, meccaniche di deduzione molto stimolanti ed anche un po’ difficili. La direzione artistica con questo caratteristico stile pixelloso è molto particolare; a me, però, personalmente non è piaciuta. Altro difettuccio è la possibilità di arrivare alle varie soluzioni anche per tentativi alquanto casuali, senza ricevere alert o malus di qualche tipo.


Chiusa questa parentesi ho riabbracciato armi e corazza in due titoli dall’anima old style al loro arrivo su Game Pass. Il primo è Warhammer 40.000 Space Marine nella versione Master Crafted Edition. Per chi ha già giocato l’originale non cambierà molto, anzi questa versione (venduta a cifre folli) è più una patch che una vera e propria remastered. TPS solido, divertente, graficamente magari non invecchiato benissimo ma dal gameplay sempre valido, adatto anche a chi apprezza l’universo (e l’estetica, come me) di Warhammer ma non ha voglia di infilarsi in quarant’anni di lore. L’altro è stato Robocop: Rogue City. A me è piaciuto, si inserisce nel solco del personaggio con molto rispetto e anche con alcuni spunti interessanti. Dalla sua parte ha un buon gameplay, delle meccaniche di progressione interessanti e diversi momenti “for fun”. Le missioni hanno un buon ritmo ma a livello narrativo, pur essendo una origin story, non riesce ad arrivare a momenti di spicco con dei villain tutto sommato poco memorabili. L’altro difetto è sull’aspetto tecnico, dove non si riesce a sfruttare appieno l’Unreal Engine, con diversi glitch, artefatti grafici e un costante rumore di fondo sulle immagini.


Complice l’esigenza di dover portare il portatile nella vacanza di fine agosto, sono riuscito a giocare e finire due giochi che avevo su Steam già dallo scorso anno. Il primo è Machinarium, carinissima e tenerissima avventura grafica dallo stile unico. Il secondo è Pillars of the Earth, che dal punto di vista narrativo e visivo è ineccepibile ma ha un gameplay ai limiti dell’orchite.

La mod di Starfield di cui sopra mi ha portato a colmare una grave lacuna: Doom, il reboot del 2016. Mi sono divertito come un matto, pur giocando a difficoltà bassa. Onestamente ho sempre pensato che non ci sarei uscito, troppo frenetico e troppi mostri. Invece è andata; ero curioso di provare un’esperienza del genere e non l’ho nemmeno “rushato” troppo, ho sbloccato degli achievement su Steam dalle basse percentuali tra gli utenti. Il gioco tecnicamente e visivamente è ancora una bomba, tutto maxato va che è una bellezza ed anche il gameplay è straordinario (anche se le meccaniche e le situazioni da livello a livello sono sempre le medesime). Visto che a maggio compie dieci anni, ho deciso di aspettare questa ricorrenza per pubblicare l’articolo dedicato.

Gli sconti di Steam di gennaio mi avevano permesso di acquistare la Trilogia di Arkham di Batman per pochi euro e, terminando Arkham City, ho messo la bandierina sulla serie principale di Rocksteady dedicata al Crociato Incappucciato. Penso sia una delle miglior cose fatte su Batman, nonché una delle migliori serie videoludiche incentrate sui supereroi. Pur essendo un fan del pipistrello, l’ho giocata in modi e in tempi piuttosto strani (il primo su PC, poi il terzo su console e il secondo su PC in quindici anni) e non me la sono goduta appieno, ma è una serie che dovrebbero rimettere in qualche modo in pista. Arkham City è uscito ormai nel lontanissimo 2011 ma il gioco è invecchiato benissimo e non ha perso il benché minimo fascino, sia a livello tecnico che narrativo.

Visto l’arrivo del gelido inverno (forse un tempo, ora ci sono venti gradi anche a gennaio) un seme demoniaco in me ha cominciato a germogliare sempre di più. Nonostante io abbia cercato di resistere il più possibile, cosa che mi ha fatto perdere qualche buono sconto, alla fine non ho potuto resistere: il DLC di Diablo IV, Vessel of Hatred. Lo ammetto, io sono affascinato dal setting di questo tipo di produzioni, da quell’atmosfera lugubre e malsana, con quella sua estetica ancestrale fatta di armi, magie, abilità e statistiche. Che poi io riesca a giocare, non dico ad alti livelli ma almeno ad affacciarmi all’endgame, è un discorso a parte. Il ritorno su Diablo IV coincide con l’inizio della Stagione numero 10, la Stagione del Caos. Doveva essere giusto un passaggio, alla fine ci ho fatto un articolo intero, questo.

Messo un punto (chissà se definitivo) su Diablo e la sua stagione numero 10, mi sono buttato su un titolo particolare uscito una decina di anni fa: Beholder. Io credevo che fosse un semplice “Condominio Simulator”, invece si è dimostrato qualcosa di molto più particolare. Sviluppato dallo studio russo Warm Lamp Games, il gioco si svolge in un non precisato stato totalitario, dove il governo ha piazzato il protagonista da noi interpretato, Carl, come amministratore di un condominio. Il nostro compito sarà quello di spiare gli inquilini, intercettare le loro conversazioni, redigere rapporti e denunciare prontamente alle autorità chiunque violi la legge o pianifichi di rovesciare lo stato. Potremo entrare nei loro appartamenti, piazzare telecamere, rovistare tra gli effetti personali dei condomini e persino rubare degli oggetti. Il gioco ci mette sempre davanti alla possibilità di scegliere se eseguire gli implacabili ordini del governo o le fumose azioni di rivolta contro di esso. In tutto ciò sarà anche nostro compito quello di proteggere la nostra famiglia, che vive nel seminterrato del palazzo stesso. Un gioco di ispirazione orwelliana per niente semplice e allegro, molto interessante nelle meccaniche ma brutale e senza mezzi termini nelle decisioni da prendere. Dei finali multipli io ho preso quello più democristiano di tutti, riuscendo a non schierarmi più di tanto ma deludendo la mia famiglia.

Nel mentre giocavo a Beholder, non ho potuto far altro che provare uno dei titoli più attesi di quest’anno, ovvero Call of Duty: Black Ops 6. Come spiegherò poi meglio in un articolo dedicato, avevo grandi aspettative sul gioco perché per la prima volta avrei voluto fare una campagna in cooperativa ma, non avendo riscosso grande entusiasmo tra i conoscenti, non ve ne sono stati i presupposti. La campagna di questo nuovo episodio sotto l’aspetto ludico si è rivelata tutto sommato accettabile, pur essendo inferiore sia a Modern Warfare II che al precedente Black Ops 6, ma le problematiche risiedono tutte nel comparto narrativo e nella scrittura delle missioni. Anche per la modalità in perenne multiplayer è di fatto uno Zombie con accenno di trama. Ne riparleremo meglio in un articolo dedicato più avanti.

Per riprendermi bene e per sfruttare gli ultimi giorni di Game Pass, ho completato le Storie di Guerra di Battlefield 1, titolo uscito ormai nel lontano 2016. Non una vera e propria campagna, ma cinque storie diverse (più un prologo che serve da tutorial) ambientate in parti diverse del mondo durante il primo conflitto mondiale. Dovremo guidare carri armati, aerei, farci largo lungo le Alpi, attraversare il deserto, per un titolo sempre tecnicamente valido, molto impegnativo sotto l’aspetto ludico, con un’ottima messa in scena delle storture della guerra ed una scrittura delle storie che punta sempre all’unione tra le persone; che siano commilitoni o fratelli poco cambia, conta il restare umani anche in un periodo tremendo come quello in cui è ambientato il gioco.

Nonostante anche questo fosse sul Game Pass tramite EA Play, Titanfall 2 l’avevo comprato a pochissimi euro su Steam nell’ultima tornata di sconti. È incredibile come ci si sia dimenticati di come si fanno certe produzioni: così come Battlefield 1, anche il gioco di Respawn è uscito nel 2016 ma non ha perso la minima brillantezza sotto l’aspetto tecnico e del gameplay loop. Credo che il legame con BT-7274, il Titan di classe Vanguard protagonista del gioco, mi porterà a breve a scrivere un articolo intero anche per rendere un po’ giustizia a un franchise che è stato abbandonato in favore di un battle royale.
Chiudo l’anno giocando a Borderlands nella versione GOTY Enhanced Edition, con la speranza di andare oltre qualche problema sia tecnico che di shooting.
Varie ed eventuali – Da certe cose è meglio girarci alla larga.
Al di là di un po’ di multiplayer e Zombie su su Black Ops 6, tutti i giochi di cui sopra sono stati iniziati e finiti nelle loro storie principali, non mi sono dedicato a demo particolare o ad early access. Fanno eccezioni due prodotti (su Game Pass) piuttosto particolari ma dallo stile “che te lo dico a fare”: parlo di Inscryption e Balatro.

Il prodotto di Daniel Mullins, uscito nel 2021, è deckbuilder roguelike dalla personalità incredibile, in cui ci troveremo a giocare contro una misteriosa entità con delle carte particolari all’interno di una buia e misteriosa capanna dove niente è come sembra. Purtroppo non sono riuscito ad andare oltre al primo atto, in tanti mi hanno detto di insistere, vediamo se prima o poi lo riprenderò.

Il gioco di LocalThunk ormai lo conoscono tutti ed è diventato, nel giro di un paio di anni, un vero successo sia di critica che commerciale. Anche questo è un deckbuilder roguelike in pixel art dove dovremmo giocare delle mani di poker per battere i bui e sconfiggere i “bui boss”; si possono comprare dei jolly dal negozio, ciascuno con delle abilità o modificatori differenti che possono influire sulla partita. Classico gioco dalle meccaniche e dalle difficoltà sempre crescenti, quello che “ci gioco 5 minuti” e poi ti ritrovi con un monte ore tendente alle centinaia. Proprio per questo motivo ci ho giocato solo per capire come funzionava il prodotto, in quei momenti in cui è troppo tardi per giocare a qualcosa di serio ma ancora troppo presto per andare a letto.
Conclusioni – Dilemmi esistenziali, un giudizio sull’annata ed aspettative per quella futura.

Nonostante veda, legga e senta tutto sui videogiochi moderni, le date di uscita di alcuni prodotti appena passati in rassegna potrebbero farmi passare per un retrogamer! Ormai ho una certa età e la FOMO di giocare all’ultimo titolo al dayone non ce l’ho e non l’ho mai avuta, ma quello che è mancato quest’anno è stata la scarsa alternanza tra cose attuali e recuperi importanti. Il perché credo che vada ricercato su più fronti.
Partiamo dalla prima fonte di sostentamento, ovvero il Game Pass. Il mio rapporto con il servizio di casa Microsoft è nato un po’ a caso perché, quando comprai la Series S, ero convinto che dovesse essere un servizio non dico obbligatorio ma quasi. Non avendo più un genere di riferimento ed essendo a digiuno di videogiochi da praticamente un decennio, mi sembrava un ottimo servizio per poter fare “zapping” tra tanti titoli ad un prezzo estremamente contenuto, credo € 11,99 per un mese di Ultimate all’epoca.
Nel tempo il mio modo di giocare è cambiato e quando mi sono definitivamente accorto che la console era diventata solo uno strumento per trasformare il televisore in una Smart TV ho capito che il servizio andava ricalibrato. Ma qui l’assist me lo ha dato direttamente la casa di Redmond quando in autunno ha organizzato in maniera differente tutti i tier dei suoi abbonamenti, facendo diventare l’Ultimate il servizio più completo a fronte di una spesa di € 27,99. Non usando più la console (che poi ho venduto qualche mese fa) questo tier è per me sovradimensionato e il PC Game Pass a €14,99 rimane ancora una scelta sostenibile.

Qui però viene alla luce uno dei (tanti) problemi dei servizi in abbonamento: lo stai veramente usando per quello che vorresti oppure lo stai usando per quello che ti offrono? Magari sei lì che vorresti comprare Assassin’s Creed Shadows ma poi sai che tra qualche giorno uscirà la remastered di Oblivion e quindi non sai bene cosa fare? Mi è capitato personalmente di avere un vuoto tra un gioco e l’altro e siccome sul servizio erano sbarcati proprio in quel momento Warhammer 40.000: Space Marine e Robocop: Rogue City; per dare un senso all’abbonamento li ho giocati subito entrambi. Divertenti per carità, ma forse un po’ pochino per avere un’idea del panorama videoludico attuale. Oppure di girare al largo di certe cose “perché tra qualche giorno mettono EA FC 25 sul pass e voglio fare una Carriera”. Per chi ha il tempo contato come me, trovare la finestra corretta per incastrare alcune produzioni non sempre è facile ed avere un servizio in abbonamento attivo per poi andare a comprare e ad accatastare giochi in altri store la vedo francamente come una scelta piuttosto confusionaria.

La mia non è una critica al Game Pass nella sua natura, anzi, la maggior parte dei giochi migliori usciti quest’anno sono tuttora nel catalogo: la mia è una riflessione sulla sua fruizione da parte mia, in quanto io non riesco più a sfruttarlo in tutte le sue potenzialità a fronte di un costo sempre maggiore.
La scadenza a dicembre dell’abbonamento Ultimate mi ha permesso di fare tutte queste riflessioni e la strada che cercherò di seguire per l’anno prossimo sarà quella di fare abbonamenti mensili solo per PC Game Pass e di concentrare tutti i giochi presenti sul catalogo che voglio giocare in quel mese in cui l’abbonamento è attivo. Ad esempio, una volta giocato Doom Eternal magari farò un mese di abbonamento per giocare finalmente a Clair Obscur e Doom: The Dark Ages.
Il Game Pass si conferma ancora un catalogo vastissimo soprattutto per chi, come me, ha ancora tanti titoli da recuperare ed è sempre un buon modo per provare anche titoli minori che difficilmente riceverebbero attenzione se non fossero compresi all’interno di un abbonamento. Non è un servizio omnicomprensivo: ci sono giochi che non verranno mai inseriti nel catalogo, altri vengono inseriti anche anni dopo la loro uscita, alcuni entrano ed escono in continuazione, i DLC e le espansioni non sono compresi ed è per questo che deve per forza essere affiancato ad altro.

L’altro è ovviamente l’elefante nella stanza: Steam. Qui il dilemma si sposta invece sull’acquistare cosa realmente serve oppure perché il prezzo proposto è conveniente. Sono le stesse dinamiche di quando entriamo in un supermercato perché abbiamo bisogno delle uova e finiamo per comprare un carrello pieno di oggetti in sconto o in promozione: servivano sul serio? Forse sì e, se non è roba deperibile, possono anche rimanere per un po’ di tempo nella dispensa, basta solo poi aver il guizzo di tirarle fuori e finirle senza maledirsi di averle comprate. Volendo andare un po’ più in alto, ed estremizzando il concetto, si potrebbe applicare il principio che aveva Umberto Eco sui libri anche ai videogiochi: se tutto è medicina, meglio averne in casa di più che di meno.
Con tutto il rispetto per Eco, io non riesco a pensarla in questa maniera. Cerco di comprare a piccole dosi quello che mi interessa ma la mia non è una visione consumistica della vicenda, bensì sopravvivenza psicologica: svuotare il mare con un cucchiaio non è mai stato il mio passatempo preferito. C’è da fare un distinguo particolare che complica inevitabilmente la questione e fa vacillare quanto appena detto: i videogiochi costano ed anche tanto. Certo, mai come in questi anni la possibilità di giocare “qualcosa” a basso costo c’è, ma se si vuole stare al passo con i tempi la spesa non è poca: un Call of Duty nuovo costa di base € 79,99 ma anche un Red Dead Redemption, che è un titolo del 2010, nella versione su PC uscita lo scorso anno costa a prezzo pieno € 49,99. Purtroppo non funziona come su Spotify, dove l’abbonamento costa esattamente la stessa cifra sia che si ascolti musica anni ‘70, hip-hop o musica attuale. Quindi sfruttare le finestre dei Saldi Invernali (come nel momento in cui sto scrivendo) o quelli Estivi è necessario per potersi portare a casa il maggior numero di giochi ad un costo contenuto. Per il prezzo di un gin tonic di buon livello ho portato a casa i primi due The Witcher, la Trilogia di Mafia e quella di Borderlands: devo ancora capire che farci, se giocarli tutti e subito o prenderli a spizzichi e bocconi per completismo e cultura personale.
L’ultimo scoglio è puramente personale: la paura di dover scrivere qualcosa. “Quel gioco non lo gioco perché poi non so cosa scrivere” è un condizionamento mentale dovuto ad una ipotetica sindrome del foglio bianco. Spesso mi devo ripetere che io scrivo per me e che non sono obbligato a fare articoli su tutto ciò che mi passa davanti. Su Mass Effect e su Cyberpunk 2077 scrissi anche troppo (per il gioco di CD Projekt mi ci sono voluti tre mesi) ma su The Witcher 3: Wild Hunt, uno dei titoli a cui sono più legato, non ho mai scritto una riga. Basta raccontare la propria esperienza: se viene bene, altrimenti basta lasciare degli appunti e poi il tempo, se vorrà, ci porterà a rimetterli in ordine.
Virando su questioni meramente più tecniche, avrei voluto fare un aggiornamento della macchina sostituendo tutto il blocco CPU e scheda madre, ma francamente non ne avevo voglia, oltre a essere una cosa piuttosto importante sotto l’aspetto economico. Al momento la pietra tombale sulla faccenda è stata messa dall’attuale prezzo folle delle RAM dovuto alla sempre maggiore richiesta della IA, a cui probabilmente seguirà quello degli SSD. Quindi non se ne fa niente, in attesa di qualcosa di nuovo o dello stabilizzarsi dei prezzi.
Tra recuperi ed imminenti nuove uscite, spero di potermi rimettere presto in bolla.
It’s in the game




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