Il contenuto che segue potrebbe contenere importanti spoiler sul gioco.

“E poi capii che eravamo soli noi a farci del male. Nessun diavolo, nessun Dio, solo noi”
Introduzione – C’era una volta l’avventura grafica.
Chi ha la mia età ha sicuramente conosciuto il periodo d’oro delle avventure grafiche, meglio conosciute anche con il nome di avventure “punta e clicca” (point-and-click). Erano i tempi dei primi personal computer, in cui l’interazione avveniva principalmente tramite tastiera e mouse, e la nostra voglia era quella di leggere storie fantastiche con personaggi memorabili. Case di sviluppo come LucasArts e Sierra ci regalarono le imperdibili serie di Monkey Island e King’s Quest, mentre per il sottoscritto Broken Sword e Myst sono e rimangono dei veri capolavori.
Nonostante i tentativi di riportare in auge il genere con remake o remastered (quello sul primo capitolo di Syberia è uscito, abbastanza sotto traccia, lo scorso Novembre), ad oggi purtroppo queste produzioni non godono di così tanta attenzione del grande pubblico. È diventato un vero e proprio settore di nicchia, ma comunque, soprattutto nel panorama indie, alcune chicche non mancano. C’è e ci deve essere ancora posto per le avventure grafiche.
Io personalmente ogni tanto le “pesco dal cilindro” anche come decompressione dopo titoli più lunghi o complessi, e questo The Pillars of the Earth l’avevo acquistato diverso tempo fa proprio per questo motivo. Purtroppo, però, ritrovarsi alla sera a leggere dialogo su dialogo non è proprio l’input che cerco dai videogiochi, e apprezzo poco il contesto storico, soprattutto se c’è la Chiesa di mezzo (un saluto a Il nome della Rosa, uno dei pochi libri che non sono riuscito a finire).
Ma andiamo con ordine. Come on guys!
Storia e personaggi – Un romanzo interattivo.
Ken Follett’s The Pillars of the Earth è un’avventura grafica punta e clicca sviluppata e pubblicata da Daedalic Entertainment, uno studio tedesco noto per i suoi giochi narrativi con uno stile artistico distintivo. È stato rilasciato in tre “libri” o episodi, a partire dal 2017. La mia versione è comprensiva di tutti e tre i libri, giocati quindi in sequenza. Ogni libro è composto da 8 capitoli.
Come suggerisce il titolo, il gioco è un adattamento interattivo del romanzo best-seller di Ken Follett, “I pilastri della Terra“. La storia si svolge in un’Inghilterra del XII secolo segnata da povertà, guerre e cospirazioni sia politiche che religiose, concentrando l’attenzione nel piccolo villaggio fittizio di Kingsbridge. Qui seguiremo le vicende di tre personaggi principali (dei quali molto spesso controlleremo le azioni), le cui vite si intrecciano inevitabilmente: il Frate Philip, un monaco pio e ambizioso; Jack Jackson, un ragazzo ribelle e talentuoso, cresciuto nei boschi dalla madre, il cui destino lo porta a diventare un mastro costruttore; e infine Aliena, una tenace nobildonna che, caduta in disgrazia, è costretta a lottare per la sua famiglia e il suo onore.
Sullo sfondo, ma elemento che dà il via alla narrazione e ne sarà il fulcro, c’è la costruzione di una maestosa cattedrale nello stesso piccolo villaggio di Kingsbridge. Frate Philip ne diventerà priore e guida spirituale, il padre “adottivo” di Jack sarà a capo del progetto, e la cattedrale sarà anche teatro di inganni e tradimenti.
Gameplay – Bastano due tasti, anzi uno.
Con un gameplay tipico delle avventure punta e clicca, dovremo esplorare i vari scenari di gioco, interagire tramite dialoghi con i personaggi e gli oggetti e risolvere enigmi per progredire nella storia. Tuttavia, mai come in questo caso, il gameplay è completamente al servizio del contesto narrativo: l’interfaccia è ridotta al minimo, i personaggi non avranno abilità particolari, non vi sarà da combinare particolari oggetti o risolvere complicati enigmi. Tutto è concepito per non interrompere il flusso della narrazione e dare priorità alla lettura. Ne deriva una grande importanza dedicata ai dialoghi e alle scelte del giocatore: le decisioni prese potranno avere delle ripercussioni che influenzeranno il destino dei personaggi e il modo in cui la storia si sviluppa, anche se la trama principale rimane fedele al romanzo. Alla fine di ogni capitolo ci sarà una schermata con un breve riassunto degli eventi principali accaduti e delle azioni compiute dai nostri personaggi. Il gioco ha tutte le caratteristiche per essere definito più come un “romanzo interattivo” che un’avventura grafica tradizionale.
Componente tecnica – L’atmosfera medievale allo stato dell’arte.
L’altra caratteristica di questo “romanzo in movimento” è la sua componente artistica. Gli sviluppatori di Daedalic sono riusciti in maniera magistrale a catturare l’atmosfera del romanzo, ricreando l’ambiente crudo e complesso dell’Inghilterra del XII secolo. Particolare cura è stata prestata nel rappresentare, in modo dettagliato e in parte storicamente fedele, l’architettura e gli ambienti medievali, in particolare la cattedrale in costruzione di Kingsbridge, con un grande lavoro su luci e ombre, ma anche per alcuni effetti atmosferici come neve e pioggia.
Sebbene gli sfondi siano dettagliati e realistici nella loro ambientazione, i personaggi hanno uno stile leggermente più stilizzato o di “realismo esagerato”, che li distingue in modo efficace dagli sfondi, pur integrandosi bene nell’atmosfera generale.
La colonna sonora, registrata dalla FILMharmonic Orchestra di Praga, contribuisce a creare un’atmosfera immersiva e d’epoca. Buona anche la localizzazione dei sottotitoli in italiano, anche se in quella veste grafica risultano il proverbiale “pugno in un occhio”.
Conclusioni – Un’esperienza profonda (ma soporifera).
Terminati i pregi, è il momento di parlare del vero limite del gioco, l’elemento che lo renderà più adatto ad alcuni e meno ad altri: tutta la vicenda si svolge in maniera molto lenta, e il gameplay non fa nulla per nasconderlo, anzi, riesce perfino ad accentuare questa caratteristica: banali fetch quest che ci costringono a fare la spola da A a B, mappe con visuale dall’alto colme di “microscopici” punti d’interesse da esplorare, schermate in cui occorre cliccare su tutti gli elementi presenti prima che il gioco avanzi, e perfino alcune sequenze narrative in cui il personaggio, intento a scrivere una lettera, si prende tutto il suo tempo per intingere la piuma d’oca nell’inchiostro.
Se siete dei “matusa” che giocano ai videogiochi per evitare di addormentarsi di fronte alla TV, potrebbe non essere un prodotto per voi, a meno che non lo giochiate con una tazza di caffè in mano o su un giaciglio di spine. Nella mia run di circa 16 ore ammetto di aver fatto più di uno sbadiglio. È altresì un titolo ideale per chi ama le narrazioni profonde e complesse, le avventure grafiche e, ovviamente, i fan del romanzo originale.
La trama, i dialoghi e i personaggi, così come la direzione artistica, sono di grandissimo spessore, a discapito però di un gameplay che non alleggerisce la narrazione e che non offre sfide interessanti.
Ken Follett’s The Pillars of the Earth (Daedalic Entertainment , 2017 , versione PC, Steam)



