Molto probabilmente Mr. Barnes si risposerà. A quel punto la minore si troverà, anche agli occhi del mondo, a far parte di una famiglia perfettamente normale. Nessuno dovrà mai venire a conoscenza della perversione della madre.

Quando ho deciso di comprare un paio di libri che fossero attuali, sia per anno di uscita che per temi trattati, il primo messo nel carrello è stato Um, mentre sul secondo avevo più di un titolo. La scelta è ricaduta sul romanzo d’esordio di Claire Lynch. Classe 1982, insegna Letteratura inglese e irlandese presso la Brunel University di Londra. Ha conseguito un dottorato di ricerca (DPhil) all’Università di Oxford e, prima di dedicarsi alla narrativa, ha pubblicato diverse opere accademiche e un memoir di grande successo intitolato Small: On Motherhoods (2021). Quest’ultimo racconta la sua esperienza personale di maternità insieme alla moglie, affrontando temi come il percorso della fecondazione assistita e la nascita prematura delle loro figlie. Vive a Windsor, in Inghilterra, con la moglie e le loro tre figlie. Io ovviamente non sapevo nulla su di lei e poco anche sui temi trattati nel libro, ma non voglio rischiare lo spoiler.

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

La storia si muove su due piani temporali, tra il 1982 e il 2022. Nel 1982, Dawn è una giovane madre di 23 anni, sposata con Heron e con una bambina piccola, Maggie. La sua vita sembra perfetta fino a quando non incontra Hazel e se ne innamora. Quando Dawn confessa la sua omosessualità al marito, convinta che lui capirà, la reazione è invece spietata: Heron ottiene la custodia esclusiva di Maggie e Dawn viene allontanata con l’accusa di essere depravata e inadatta al ruolo di madre. Nel 2022, Maggie è ormai adulta, sposata e anch’essa madre. Ha sempre creduto alla versione del padre, ovvero che sua madre l’avesse abbandonata per un capriccio. Ma quando Heron si ammala gravemente di cancro e inizia a mettere ordine tra le sue carte, Maggie scopre un fascicolo segreto con le sentenze del tribunale e le lettere taciute. Inizia così un viaggio per scoprire la verità e ritrovare la madre che non ha mai conosciuto.

Agli occhi di un lettore moderno certe dinamiche potrebbero sembrare anacronistiche ma purtroppo, nell’Inghilterra degli anni ‘80, nonostante la rivoluzione culturale fosse già avvenuta, la legge e la società erano ancora profondamente conservatrici. Sebbene il principio giuridico generale nei casi di affidamento tra genitori eterosessuali prevedesse solitamente che i figli sotto i sei anni venissero affidati alla madre, tale modus operandi non si applicava a madri come Dawn. Una giovane donna – una bambina, quasi – che a soli ventitré anni ha già alle spalle un matrimonio e un parto perché crede che debba andare così, perché nessuno le ha mai insegnato che esistono delle alternative. È in questo rigido contesto che si inserisce la lotta di Dawn – di cui l’autrice fa un accurato ritratto – non solo contro il marito, ma contro un sistema che la vede come una minaccia per la moralità della figlia. L’essere lesbica poteva rappresentare un motivo sufficiente per privare una donna dei propri figli.

Toccherà alla Maggie del 2022 dover ripristinare la verità. Il suo compito non sarà facile, in quanto dovrà per prima cosa smantellare l’immagine eroica che aveva di suo padre. La memoria può essere manipolata e Maggie si ritroverà ben presto con dei falsi ricordi o delle lacune che il padre ha riempito con una narrazione di comodo. Come un’archeologa del dolore, dovrà scavare dentro di sé per capire e accettare che un uomo che l’ha cresciuta da solo con dedizione, ma in un silenzio pieno di bugie a fin di bene, sia stato anche il carceriere dell’altro genitore.

Il romanzo non è un thriller, ma la Lynch è bravissima nel creare un ritmo serrato e nel gestire i punti di vista delle due protagoniste che si alternano nel tempo: quello di Dawn, che vive il dramma in tempo reale, permettendo al lettore di sentire tutta l’ingiustizia della situazione, e quello di Maggie, che funge da ponte per il lettore moderno. La scrittura dà il meglio di sé quando riesce a descrivere la bellezza dei piccoli istanti della vita quotidiana, soprattutto quando Dawn conosce Hazel: la tenerezza del primo appuntamento, la necessità di salutarsi per bene sentendo poi quel rimpianto per non aver detto una parola in più, la voglia di rivedersi anche in occasioni casuali. Hazel non è solo “l’altra donna”, ma rappresenta la porta verso una libertà che Dawn non sapeva di poter desiderare.

Ho solo avuto l’impressione che nel passaggio tra passato e presente la scrittrice perda un po’ il filo del racconto, non tanto a livello narrativo, quanto sotto l’aspetto prettamente della tensione. È frettoloso, come se fosse scritto da un’altra mano.

Una questione di famiglia (titolo originale: A Family Matter) si è rivelato, soprattutto nella prima parte, un libro intenso, dove l’autrice è riuscita a infondere il peso dei legami familiari e la complessità di cosa significhi “essere genitori” in una narrazione emotiva e coinvolgente, criticando aspramente il sistema ma perdonando gli esseri umani le cui azioni sono state indotte proprio da quel sistema.

Claire Lynch – Una questione di famiglia (Fazi, 2025, 216 pp.)


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