Io sono del partito che un’artista, in fondo, deve fare cosa più gli aggrada. Se poi trova qualcuno a cui piace bene, altrimenti per pagare il mutuo dovrà fare una colletta. Il buon Vincenzo sposa alla perfezione quanto scritto sopra, realizzando il disco che più forse aveva a cuore. Si è preso tutto il tempo che voleva (le prime registrazioni sono del 2003), per sua stessa ammissione “ha seminato musica”, ha scavato a piene mani nella sua provincia (anche se è nato ad Hannover, è cresciuto in Irpinia, luogo di origini dei suoi genitori) utilizzando un’impostazione folk, sia per le tematiche ma anche per gli strumenti utilizzati (violini, un cimbalo, un contrabbasso, chitarra, accordion, trombe mariachi, cubba cubba, vihuela, tambur).

Il disco è popolato da personaggi e animali dubbiosi, storie leggendarie ed eventi al limite del paradossale ambientate in posti sconosciuti ai più, definiti dallo stesso Capossela, “osso del paese” in contrapposizione alla polpa, ovvero le città – La Cupa è la contrada dei paesini meno battuta dal sole. Il disco è diviso in due parti, Polvere ed Ombra ed onestamente non è un materiale da tutti i giorni. Però, sempre per quella storia del vuoto pneumatico della musica italiana ecc… ecc…, rimane qualcosa di unico e di eccezionale.

Genere: Cantautorato
Casa Discografica: Warner Music


3 risposte a “Vinicio Capossela – Canzoni della Cupa (2016)”

  1. Sono d’accordo, ora Vinicio è il Cantautore italiano, sebbene veleggi su mari che giungono in ogni dove.

    1. Si esatto, va per la sua strada e fa quello che vuole.

      1. Visto che lo può fare fa bene…

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