Il contenuto che segue potrebbe contenere importanti spoiler sul gioco. 

Nel mondo di Black Ops, il passato non muore mai e ogni azione ha le sue conseguenze.

Introduzione – Sei arrivato tu…

Per questo nuovo capitolo del franchise di Call Of Duty, sezione Black Ops, volevo arrivare “in tempo”, come dicono quelli che creano contenuti. Non volevo che fosse l’ennesimo titolo da recuperare, ma questa intenzione si è rivelata una forma di condizionamento psicologico che ha messo in crisi il mio calendario videoludico: di fatto ho smesso di giocare quattro mesi prima. L’esperienza, però, mi insegna che ogni volta che arrivo puntuale a un’uscita, questa si rivela un grande buco nell’acqua. Potrei citare tre o quattro dischi come esempio (un saluto a Sound Of The Universe dei Depeche Mode) ma, per rimanere in tema videogiochi, anche qua non siamo andati tanto lontani. Sarà successo anche questa volta?

Ma andiamo con ordine. Come on guys!

Storia e personaggi – Who is the enemy?

Anno 1986. L’operatore della CIA Frank Woods e la sua squadra vengono catturati durante un’operazione di supporto ai ribelli UNITA nella guerra civile angolana, sotto la regia del trafficante d’armi Raul Menendez, a capo dell’omonimo cartello. Alex Mason, ex agente CIA ritiratosi in Alaska con il figlio David, viene richiamato all’azione da Jason Hudson per tentare di salvarlo: grazie all’appoggio del leader ribelle Jonas Savimbi, riescono a liberare Woods, nel frattempo imprigionato e torturato dagli uomini del cartello.

Ormai Menendez è diventato un ricercato a livello internazionale, accusato di essere un trafficante d’armi su vasta scala e di essere attivo in vari conflitti mondiali. Localizzato in Nicaragua, dove insieme alla sorella Josefina ha costruito un impero grazie al traffico di droga, la CIA autorizza un’operazione per catturarlo: durante un raid nella sua casa, Woods uccide accidentalmente Josefina con una granata, scatenando l’odio del fratello. Entrambi vengono dichiarati morti, ma in realtà Raul è riuscito a fuggire con l’aiuto segreto di Manuel Noriega, il presidente di Panama.

Anno 1989. Durante l’invasione statunitense di Panama, Menendez rapisce David Mason e organizza una trappola: induce Woods a sparare e uccidere un prigioniero mascherato, noto come Nexus, facendogli credere che sia in realtà lo stesso Menendez, quando invece si tratta di Alex Mason. Uscito allo scoperto, Menendez uccide Hudson e spara a entrambe le ginocchia di Woods, lasciandolo paralizzato.

I brò

Anno 2025. Menendez, sotto lo pseudonimo di “Ulisse“, è al comando di Cordis Die, un potente movimento populista con oltre un miliardo di seguaci. Lancia un attacco informatico che blocca la Borsa cinese, spingendo la Cina a vietare l’esportazione di terre rare e scatenando una seconda Guerra Fredda attraverso l’istigazione di rivolte, sconvolgimenti finanziari e guerra cibernetica. Una squadra del JSOC americano (Joint Special Operations Command) guidata da David “Section” Mason (il figlio di Alex), grazie alle informazioni del suo padrino Woods, ritiratosi ormai a vita privata in un luogo segreto chiamato “Vault“, si metterà alla ricerca di Raul Menendez. Intenzionato a sabotare la flotta di droni americana, il JSOC riuscirà a scoprire e a sventare il suo piano, mettendo fine a una caccia all’uomo durata quarant’anni.

Anno 2035. Il comandante del JSOC David Mason e la sua squadra, composta da Mike Harper, Eric Samuels e Leilani “50/50” Tupuola, vengono inviati nella città-stato di Avalon per indagare su possibili collegamenti tra la Gilda, un colosso tecnologico globale guidato dalla CEO Emma Kagan, e un video trapelato che mostrerebbe un Menendez ancora vivo e pronto “a bruciare il mondo in tre giorni”. Da parte sua la Gilda promette invece la pace attraverso la sicurezza, utilizzando le tecnologie all’avanguardia dell’azienda per proteggere i cittadini e opporsi apertamente a Menendez e alle sue forze. Appena infiltrata in un laboratorio della Gilda, la squadra del JSOC, nome in codice Specter One, verrà attaccata da una misteriosa e potente tossina allucinogena chiamata “la Culla”. (Nota: Gli eventi narrati nel 1986, nel 1989 e nel 2025 si svolgono all’interno della campagna di Black Ops II, che io non ho giocato poiché uscito nel lontanissimo 2012).

Gameplay e meccaniche di gioco – Tutto fa brodo.

La storia, ambientata in un futuro più che prossimo, si snoda lungo 11 missioni, tutte in luoghi diversi. L’approccio punta dritto al sodo, a volte anche in maniera piuttosto semplicistica: bisogna andare dal punto A al punto B segnato sulla mappa, sconfiggendo le ondate dei soldati della Gilda – e anche qualcosa di più vivace – sfruttando l’ambiente esterno, spesso trasformato in una vera arena da combattimento.

La prima cosa che salta all’occhio è l’impostazione “multiplayer” data a questa nuova campagna. È possibile infatti giocarla anche in co-op con altri tre giocatori, che possono essere gli amici che abbiamo su Xbox oppure altri utenti scelti in maniera casuale. Io l’ho giocata in solitaria, togliendo quindi la spunta a “completa squadra”: i tre personaggi (50/50, Harper, Samuels) ci sono solo nelle cutscene ma mai nel mondo di gioco. Una scelta discutibile di cui parleremo meglio alla fine. Un’altra impostazione tipica dell’online è l’impossibilità di mettere il gioco in pausa e di salvare a piacimento: o si termina la missione (e quindi il gioco salva in maniera automatica) oppure si perdono tutti i progressi. Anche il livello di difficoltà è regolato in maniera autonoma in base al numero di persone giocanti.

Dopo un breve e comprensibile smarrimento iniziale, ho capito quale sarebbe stato l’andazzo, ovvero: tutto fa brodo. In Black Ops 7 viene introdotto un sistema di progressione unificato che collega Campagna, Multigiocatore e Zombi tramite XP globali, con l’immancabile Battle Pass stagionale, dove il salire di livello permette di sbloccare armi, operatori, mimetiche ed equipaggiamenti in tutte le modalità, con progressi specifici per armi e sfide giornaliere/settimanali per ricompense extra. Il completamento delle missioni della campagna permette di sbloccare ricompense come oggetti estetici, gadget o progetti per armi.

Proprio le armi sono al centro di questa nuova iterazione. Sono tante e di rarità diversa, salgono di livello man mano che vengono usate e sono potenziabili in una manciata di banchi che si trovano lungo l’avventura. Io personalmente ho sempre usato una mitragliatrice (o comunque qualcosa che avesse una bella raffica di fuoco, visto l’elevato numero di nemici) e un fucile di precisione, dato che da lontano, se si riesce a non farsi vedere, i nemici colpiti non reagiscono ma se ne stanno fermi a incassare i colpi.

Rispetto al precedente capitolo non vi sono punti da spendere in abilità; si potranno invece trovare delle casse che permetteranno di scegliere tra due abilità particolari, come ad esempio il Mimetizzatore (si diventa quasi del tutto invisibili per breve tempo, ma sparando si rivela temporaneamente la propria posizione), il Cannone portatile (una potente pistola con danni elevati e molto precisa anche da lontano, caldamente consigliata per i boss), la Macchina da guerra (un potente lanciagranate a colpo singolo) ed infine il Lancia-droni (un dispositivo portatile che lancia droni aerei che si dirigono autonomamente verso i nemici ed esplodono). Di supporto anche alcune abilità minori come il classico Rampino, il Salto Cinetico o il Black Hat, un dispositivo che permette di hackerare nemici, equipaggiamento e veicoli, disabilitandoli o distruggendoli.

La baddie

A corollario di tutto ciò, avremo casse di armi, munizioni e ammennicoli vari che si autorigenerano entro pochi secondi, le piastre corazzate (che aumentano sempre di più man mano che si sale di livello) e un kit per l’autorianimazione che, se ricordo bene, è al suo esordio in una campagna. Va da sé che difficilmente potremo rimanere a secco di qualcosa, che siano munizioni o gadget offensivi.

Completando la campagna principale si sblocca la modalità Endgame, una delle principali novità di questo nuovo capitolo. Si rimane ad Avalon dove la Gilda, pur non avendo più la sua testa di comando, mantiene una notevole influenza. È una modalità PvE ad estrazione (simile alla modalità DMZ con qualche dinamica alla Warzone) in cui si dovrà esplorare la mappa alla ricerca di incarichi particolari, potenziando operatori ed equipaggiamento entro un determinato limite di tempo, con una progressione condivisa con il resto del gioco. La morte comporta la perdita dei progressi di quella sessione.

Componente tecnica – Senza miracoli e un po’ altalenante.

Passando ad aspetti più tecnici, i ragazzi di Treyarch hanno lavorato bene dal punto di vista artistico: da labirinti pieni di orrore a città sottosopra alla Inception, ci muoveremo in tanti luoghi interessanti, ben curati e dall’ottimo impatto visivo. Tutto però è vanificato da un movimento “dritto per dritto”, con la maggior parte dei conflitti a fuoco che si svolgeranno in ampie aree. Anche questo capitolo conferma quanto detto per Black Ops 6, dove è netto il downgrade grafico su texture ed effetti particellari per far sì che il gioco giri anche su console di vecchia generazione. Al caricamento delle texture “al bisogno” si aggiunge il fatto di essere praticamente in una partita in multiplayer: nella missione Distruzione, quando ero quasi alla fine, ho incominciato a perdere pacchetti e ad avere una latenza incredibile. Provavo a muovermi ma era come se fossi fatto di gomma e ritornavo sempre allo stesso punto! Per il gioco ero su un tetto, ma a schermo ero sulla barca di inizio missione. Mi son detto: “Bene, se mi crasha e devo rifare la missione da capo lo disinstallo all’istante”, poi ho optato per spegnere Netflix alla moglie e dopo un po’ la cosa si è risolta. Ho una connessione pessima e posso accettarla in multiplayer, ma in una campagna in solitario no.

Sempre di alto livello invece gli intermezzi di presentazione delle missioni e le cutscene tra un capitolo e l’altro, a cui danno i volti i classici protagonisti della serie. David Mason è interpretato da Milo Ventimiglia (Rocky Balboa, This Is Us), Mike Harper da quel muso inconfondibile di Michael Rooker, Eric Samuels da John Eric Bentley, Leilani “50/50” Tupuola da Frankie Adams ed infine Emma Kagan da Kiernan Shipka (Mad Men).

Sonoro e localizzazione – Un doppiaggio sprecato.

Niente da dire su musiche ed effetti sonori, anch’essi di alto livello e che ben si sposano con il gameplay del gioco. Interamente localizzato in italiano, ha dalla parte sua poca varietà nei dialoghi dei nemici, sempre uguali e alquanto demenziali (“Ha una mitragliatrice!”).

Altre osservazioni – Aspettative e delusioni.

Messo in tavola tutto ciò che offre il gioco (il multiplayer l’ho provato giusto dieci minuti, quindi non sono in grado di valutarlo), è giusto tirare un po’ le fila del discorso. Forse avrei dovuto documentarmi prima di giocarlo e non solo per scrivere questo articolo, anche perché sin dalle prime battute il gioco spiega poco di ciò che è successo e quel poco lo spiega in modalità “vocale di WhatsApp mandato a 2x”.

Il mio smarrimento iniziale è stato amplificato anche da come è stata impostata questa campagna: nei vari Direct si era parlato di una campagna da svolgere anche in cooperativa, cosa che mi aveva creato un certo sollazzo. Mi ero reso disponibile nel gruppo Discord in cui sono e da mesi avevo programmato di non arrivare alla data del 14 novembre con titoli particolari in corso, pianificando di riprendere il filo con Call Of Duty facendo qualche sessione su Zombie e in multiplayer. Poi, complice anche uno scarso interesse generale nel giocare una campagna di CoD e i giudizi poco gratificanti che filtravano da varie recensioni, la possibilità di giocare una “campagna in compagnia” è definitivamente tramontata. Disabilitando l’opzione “completa squadra” l’ho giocata in solitaria, ma in realtà non ero da solo! I compagni, ossia Harper, Samuels e Leilani, ci sono, ma solo nelle cutscene! Dico, perché? Nel campo di battaglia non ci sono, perché poi devono comparire in una scena animata? Tutti e tre i companion hanno anche un certo peso narrativo, in quanto ci sono missioni legate espressamente al loro passato e ad alcune vicende che hanno vissuto. Credo che l’idea degli sviluppatori fosse quella di invogliare a giocare la campagna chi generalmente gioca solo il multiplayer, in modo da far loro trovare un’interfaccia familiare e una progressione condivisa. Chi gioca solo la campagna, anche se non lo dice espressamente, una partita in multiplayer ogni tanto la fa. Ma non credo che abbia funzionato, visto che nel recap di Xbox di fine anno mi è comparso un achievement raro: aver finito la campagna.

Il problema non è solo questo, ma risiede anche in una scrittura delle missioni poco varia e in una regia senza grossi squilli, dove manca quella tensione che avevo provato in Modern Warfare II e i cambi di ritmo di Black Ops 6. Avrei preferito una campagna “più militare”; il setting del futuro immediato è comunque interessante, ma più che un Call Of Duty sembra un Control ambientato in un Far Cry.

Vi sono anche dei momenti divertenti sotto l’aspetto prettamente ludico, cosa che potrà essere apprezzata da chi preferisce la sostanza alla trama. Questo perché, a fronte di un buon feeling con il gunplay (senza raggiungere i livelli di Modern Warfare II), si aggiunge la quantità esorbitante di nemici e minacce che dovremo affrontare lungo le nostre missioni: ogni volta che ci muoveremo avremo davanti sempre un numero elevato di nemici che dovranno essere per forza di cose eliminati senza farsi troppe domande. La loro varietà è davvero esigua; dimenticatevi approcci particolari o fantasiosi. Bisogna sparare con le armi più efficaci e a noi più congeniali senza soluzione di continuità, sfruttando il più possibile tutti i gadget che il gioco ci mette a disposizione. Non essendo abituato a certi ritmi di gioco, all’inizio non capivo chi riuscivo a uccidere e chi no, a cosa dovevo sparare e a cosa no, costretto a stare sempre in movimento per poi ripararmi quando dovevo ricaricare l’arma o inserire le piastre corazzate. Una gragnuola di colpi, quindi, per dei nemici che hanno un TTK (Time To Kill) quasi infinito: spugne di proiettili che non vanno giù nemmeno dopo due colpi alla testa, ma anzi scivolano verso di te come se fossero su dei pattini. Anche i combattimenti contro i boss non introducono niente di veramente interessante e tutti hanno lo stesso schema di lettura abbastanza prevedibile. Ho avuto anche l’impressione che quando si muore il gioco ti dia una spinta, facendoti saltare la parte che non riesci a superare, o almeno semplificandoti un po’ la vita dopo qualche tentativo.

Conclusioni – Male ma non malissimo.

Premesso che per me la campagna più brutta resta sempre quella di MWIII e che avrei preferito un setting più militare e un po’ meno futurista, la campagna di Black Ops 7 ha evidenti limiti narrativi, dove tutto è raccontato “tipo vocale di WhatsApp a 2x” ed è deficitaria nella scrittura delle missioni. Si va da A a B senza la minima variazione sul tema, riempiendo di proiettili tutto ciò che si muove: in pratica è una modalità Zombie con due cattivi, un protagonista e tre companion.

“Con quella faccia un po’ così…”

Gli sviluppatori hanno provato a giocare nuove carte per dare una veste inedita al prodotto, ma purtroppo senza basi solide queste si sono rivelate perdenti: il nuovo sistema di progressione condivisa non sta dando i suoi frutti, visto il numero esiguo di chi ha finito la campagna, e la modalità endgame (che ho provato e che non introduce niente di significativo) è stata sbloccata per tutti “visto il grande successo della campagna (sic)”. Non sarà di certo la morte di Call Of Duty, ma forse quest’anno ha sentito il peso di una sana concorrenza, grazie a chi ha saputo ascoltare la propria community e ripartire da capo (Battlefield 6) e chi ha saputo riproporre formule collaudate in una veste nuova e originale (ARC Raiders).

Call Of Duty – Black Ops 7 (Treyarch / Raven Software, Activision, 2025 , versione PC tramite Game Pass) 


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