
Di questo ciclo regolarmente per il momento mi taccio. Ne riparleremo quando tutte le novità saranno ben implementate dalle squadre ed alcuni passaggi saranno chiariti dalla Federazione. Ad oggi questa Formula 1 è un cantiere aperto che piace a geometria variabile in base al proprio tornaconti personale (un saluto a Toto Wolf che mi segue sempre), dove si passa da avere auto indiavolate come delle mini 4WD (i primi venti giri del Gran Premio d’Australia) ad auto in velocità da crociera (gli ultimi due turni di qualifiche) o che si accucciano improvvisamente in rettilineo. Però era tanto che due macchine non battagliavano per così tanti giri, segno che si può stare ravvicinati senza compromettere gomme e temperature.
Detto questo, volevamo sapere quali erano le forze in campo? Eccoci accontentati! Per me, questo mondiale è finito alla prima Q2 della stagione. Poi i valori si livelleranno con il tempo ma credo che il vantaggio della Mercedes sia talmente ampio e difficile da colmare in breve tempo. Russell è francamente il candidato principale a vincere il titolo piloti a fine anno.
Non è il rapporto di compressione del motore (cosa che comunque c’è ma che rischia di fare la fine delle ali flessibili dello scorso anno), ma è come la macchina affrontava con nonchalance l’ultima curva all’Alber Park prima del traguardo. Sembrava essere su un compasso ed è evidente che al momento abbiamo trovato la quadra migliore tra motore termico, ibrido e il software per farli dialogare al meglio.

La Ferrari si è definitivamente svegliata dall’inverno. Più in fiducia rispetto allo scorso anno, sapeva di essere indietro ma non di prendersi otto decimi in qualifica! In gara la situazione è andata diversamente, complice la tanto decantata prontezza allo start di un gagliardo Leclerc (ma questo non lo scopriamo di certo ora) che di un redivivo Hamilton (buon inizio per lui). Sono riusciti ad impensierire le due Mercedes (proprio la partenza è forse il loro unico punto debole) e anche se avessero copiato la loro strategia non avrebbero avuto il passo per stare davanti. Su questo la penso chiaramente: in Ferrari non vogliono correre rischi e quindi difficilmente faranno strategie alla “o la va o la spacca”. La Red Bull ci ha insegnato che bisogna sempre provarci ma qua è questione di sesto senso, il famoso “pistarolo” che fa la chiamata giusta ma probabilmente al muretto Ferrari ancora non c’è. A Maranello avranno di che lavorare, cercando di massimizzare tutta la gestione del motore. Al momento la base sembra solida e non ci sono aree della macchina nate sbagliate. C’è solo da metterla in bolla, cosa non sempre riuscita agli uomini in Rosso. Con la speranza che basti.
Il resto è un cimitero degli elefanti. McLaren e Red Bull hanno avuto i loro bei problemi. I campioni del mondo sono apparsi in difficoltà tutto il week end, segno di una macchina che è ancora acerba mentre i “bibitari” hanno sguazzato nell’anonimato. Oltre ai botti di Piastri e Verstappen, entrambe si sono beccate un ritardo dai primi a livello di treno regionale e la cosa sembrava impossibile se solo pensiamo alla scorsa stagione.
Ottimo l’esordio di Lindblad, l’unico rookie dello schieramento, della Haas e dell’Audi a punti con Bearman e Bortoleto.
Aston Martin, Cadillac e Williams al momento sono in una situazione disastrosa.
Ci rivediamo la prossima settimana in Cina.



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