Alla domanda “quanti libri hai letto nell’ultimo anno?”, un lettore abituale potrebbe rispondere “mai abbastanza”: tanto si sa, il libro più bello è sempre quello che non si è ancora letto. Anche io potrei rispondere così senza voler peccare di superiorità, però devo dire che, nel mio personalissimo percorso, alcuni libri di un certo peso li ho portati a casa.

In quanto a peso (ma anche a valore), non posso che mettere in prima fila Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, libro che avevo comprato a inizio anno a Bologna e che ho letto a spron battuto nel giro di un paio di mesi. Chi ancora non conoscesse questo grande classico della letteratura mondiale e volesse “farsi un giro nel Male”, dovrebbe assolutamente trovare uno spiraglio nel proprio calendario di lettura.

Sempre foriero di grandi storie, il mio rapporto con James Ellroy è un po’ complicato: anche con L.A. Confidential sono partito dal fondo di una serie (l’L.A. Quartet), ma ciò non inficia minimamente il valore di questo libro, una cruda ma lucida analisi sulla falsità del mito del Sogno Americano.

Chiude la triade la nuova edizione di Puttane per Gloria di William T. Vollmann, a cura di Minimum Fax. Conoscevo già l’autore, avendo letto tempo fa il suo Come un’onda che sale e che scende, e anche questo si è rivelato un ottimo (ma in fondo molto triste) romanzo, sospeso tra i traumi di un reduce del Vietnam e i suoi ricordi frammentati di una prostituta.

Anche il recupero de L’ospite di Emma Cline si è inserito bene, per tematiche e scrittura, nella scia dei libri di Ellroy e Vollman.

Non ho ancora avuto lo spazio per pubblicare un articolo dedicato ad altri tre titoli. Il primo è La ragazza lungo il fiume di Alessandra Catoni, un libro “sospeso” trovato al Salone del Libro di maggio. Gli altri due sono novità uscite nel 2025 di cui avevo letto un gran bene: parlo di um di Helen Phillips, storia ambientata in un futuro prossimo tra tecnologia e sentimenti, e Una questione di famiglia di Claire Lynch, in cui si racconta di come il sistema britannico negli anni ’80 considerasse l’essere lesbica un motivo sufficiente per privare una donna dei propri figli.

Chiude l’anno dei racconti Canto di Natale di Charles Dickens.

Cambiando totalmente genere, ero un po’ scettico riguardo al saggio di Daniele Follero e Luca Masperone dal titolo La storia di Hard Rock & Heavy Metal: in genere questo tipo di produzioni è curato da persone oneste che sanno il fatto loro, ma poco avvezze alla scrittura. Invece il volume edito da Hoepli si è rivelato un buon manuale, diviso in capitoli per ogni epoca musicale e scritto con quel tocco un po’ romanzato come se gli autori volessero raccontarci una grande fiaba. Molto interessanti anche tutti i gruppi segnalati, già finiti in un file Excel ancora da completare.

Sempre per Hoepli, ho trovato molto interessante il saggio di Enrico Verga dal titolo Geopolitica e finanza globale: vista la velocità con cui corre il mondo, questi libri invecchiano piuttosto in fretta, mentre questo si presenta come una bussola sul futuro utilizzando alcuni eventi del passato.

Passiamo alle “cose a colori”.

Comprata al Lucca Comics della passata edizione, la miglior graphic novel è stata — e che te lo dico a fare — il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons, Watchmen. Qui si ribalta il concetto dell’eroe, ridotto a una figura complessa e con più problemi di quelli che vorrebbe risolvere, in un momento in cui il mondo ne era alla disperata ricerca per placare un sempre più possibile conflitto nucleare sul finale della Guerra Fredda.

Sempre in tema di eroi, questa volta però un po’ più underground, ho finalmente ripreso in mano il leggendario “demone rosso” di Mike Mignola e John Byrne: complice il passaggio a un altro editore italiano e la conseguente ristrutturazione editoriale, Il risveglio del demone era finito nel dimenticatoio delle cose da leggere; ho deciso quindi di rileggere anche Il seme della distruzione per riannodare il filo della vicenda.

Dopo aver capito com’è nato Wolverine, ho fatto un passo indietro per capire com’è nato Logan. L’opera di Paul Jenkins e Andy Kubert, Wolverine: Origini, si è rivelata una grandissima storia, ottimamente scritta e disegnata, fondamentale per chi volesse approfondire la genesi di uno dei personaggi più iconici di casa Marvel.

Nella sezione letture “diverse” ma non meno importanti, rientrano sia Human Target 1: Chance da non perdere, raccolta introduttiva ideale per comprendere l’origine del personaggio raccontato da Peter Milligan alla fine degli anni ’90, sia Bob ‘84. La vendetta è mia, l’incontro tra due giganti del fumetto italiano come Vincenzo Filosa e Paolo Bacilieri, capaci di creare un interessante poliziesco tra Milano e Tokyo.

Segnalo anche lo spillato di Cullen Bunn e Daniele Serra dal titolo Diablo: L’alba dell’odio, una piccola storia d’esordio ambientata nel mondo targato Blizzard post Vessel of Hatred.

Più che una graphic novel è un manuale illustrato, ma Il mondo di Cyberpunk 2077 si è rivelato, oltre che un gran bel vedere, una guida fondamentale per scrivere l’articolo sul gioco omonimo.

Infine, capita di non aver bisogno di scrivere la letterina a Babbo Natale, perché tanto lui ti conosce molto bene.


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