Nina Kraviz è cresciuta nella freddissima Irkutsk e ha gli occhi come il ghiaccio del suo paese. Prime apparizioni a Mosca al Propaganda, poi via verso il Panorama Bar di Berlino. Avere le attenzioni degli uomini addosso è sempre cosa gratificante, soprattutto se questi si chiamano Sven Vath, Sascha Funke, Efdemin. Tra i litiganti vince Matt Edwards che se la prende nella sua Rekids che nei primi mesi di questo anno da alle stampa l’omonimo Nina Kraviz.
I punti di partenza sono simili a quelli di Deniz Kurtel nel suo Music Watching Over Me uscito lo scorso anno per la Crosstown Rebels. Sempre sensualità e ipnosi, ma qua al posto della parola techno c’è la parola deep. Già da Walking In The Night si capisce l’aria che tirerà nell’album: riverbero oscuro in sottofondo e la voce calda e in eco della Kravitz. E più l’album si avvia verso la fine più si scende verso l’abisso e l’oscurità, dove c’è il soul di Robert Owens (Aus), l’r&b più nero (Ghetto Kraviz) e la Kraviz biascica litanie incomprensibili (Best Friend). Torna a cantare nella conclusiva Fire, a la Bjork di Hunter con sottofondo ambient mandato al contrario. Opera prima perfettamente riuscita, si attendono conferme in futuro.
Anno: 2012
Genere: Deep House
Casa Discografica: Rekids




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