Il contenuto che segue contiene importanti spoiler sul gioco.

“This guy’s really good“
“He’s not a guy. He’s a machine“
“What are they gonna do, replace us?“
Introduzione: traumi infantili ed affini
Nella scala dei miei traumi infantili, la visione del primo RoboCop occupa sicuramente una posizione di rilievo. Non ho un ricordo nitido di dove e quando lo vidi, ma ancora non mi capacito di come sia stato possibile, all’inizio degli anni ‘90, permettere ad un ragazzetto di una decina di anni di vedere un film del genere. Non credo la colpa fosse dei miei genitori, ma della programmazione delle reti Fininvest: al tempo non ricordo ci fossero molte limitazioni o “rated” di sorta. Ad oggi una cosa del genere sarebbe impossibile (piattaforme di streaming a parte), soprattutto nella versione Unrated, uscita nel 2014, che comprende tutte le scene più violente senza tagli. Fatto sta che la scena di ED-209 che non sente la pistola caduta e tutto quello che succede al povero Alex Murphy furono delle scene madri che mi fecero passare sopra a tutto il resto del film.
Film che nella sua interezza sono riuscito a riprenderlo e a comprenderlo, solo in età adulta, complice anche quell’inconcludente remake del 2014.
Uscito nel 1987, opera seconda del regista olandese Paul Verhoeven su sceneggiatura di Edward Neumeier (ispirato dal film Blade Runner), il film immaginava un futuro distopico in cui una città americana, in questo caso Detroit, veniva divorata internamente da spietate organizzazioni dedite al traffico di droga e avide corporazioni private. Vi si provava a mettere una pezza con la creazione di un superpoliziotto, un organismo cibernetico metà macchina e metà uomo, l’agente Alex Murphy, morto in servizio. Al di là della sua estetica tipicamente anni ‘80 con un discreto accento punk, grazie anche ai costumi ideati da Rob Bottin e a tutta una serie di trucchi per evitare l’impiego di CGI, il film si è rivelato nel tempo una satira pungente della società americana degli anni ’80, affrontando argomenti validi anche tutt’ora. Un’aspra critica viene mossa alla OCP, la megacorporazione che ha quasi il controllo totale su Detroit e che incarna il pericolo del capitalismo senza controllo acquistando peso anche nel settore pubblico (vedi la “produzione” di poliziotti), la spettacolarizzazione dei media nei confronti della violenza, dove i notiziari ed i programmi TV all’interno sono caricature che la banalizzano e la glorificano venendo meno al loro aspetto culturale ed informativo, la messa in ridicolo del consumismo estremo e la sua onnipresenza nella vita quotidiana, incarnati con messaggi pubblicitari parodistici che appaiono come quelli per le “6000 SUX” o la trasmissione in cui il tizio tra le due donne “lo compra per un dollaro”.
Ultimo, ma non meno importante, è cosa rende tale un essere umano? Alex Murphy perde la sua vita e il suo corpo, ma la sua essenza, i suoi ricordi e la sua coscienza sembrano sopravvivere all’interno del guscio metallico di RoboCop. Nonostante la OCP provi a fare tabula rasa della mente di Murphy con il risultato di spogliare l’individuo della sua unicità, il legame con la sua umanità e la sua rabbia per l’ingiustizia subita rimarranno intatti. Alla fine la storia di RoboCop è anche un racconto di redenzione. Presa coscienza della sua trasformazione in una macchina, Murphy riesce a ritrovare il suo scopo, non solo come tutore della legge, ma come individuo che cerca vendetta per la sua morte, con un profondo senso di giustizia che lo libererà dalle direttive della OCP, riaffermando la sua volontà. Il primo film del franchise (su gli altri lasciamo perdere) è quindi inarrivabile per chiunque e per qualsiasi cosa all’interno del franchise stesso di RoboCop.
Oltre a contenere una delle scene di morte più violente della storia del cinema, aveva una drammaticità unica per un film del suo genere. La vera scelta vincente messa in atto da regista e produzione è stata quella di mostrare chiaramente come finisce Alex Murphy e di non mostrare mai, se non per poche scene in soggettiva, come inizia RoboCop: le parti meccaniche riparano e sostituiscono ma il software, ossia il cervello, deve essere il migliore sulla piazza, un poliziotto devoto alle regole e alla famiglia. Non è un umano potenziato, come nel remake del 2014 o alla Iron Man, ma una vera e propria fusione uomo-macchina dove i ricordi di Murphy non sono da intendere come dei bug da correggere ma stanno a significare la lotta tra la parte umana contro la parte meccanica, spesso vittima di malfunzionamenti imposti o priva del libero arbitrio.
Scendendo uno scalino, avevo visto il primo trailer del gioco già a metà del 2023 ma non mi aveva detto granché. Da una parte perché non amo giocare i titoli tratti da franchise noti, motivo per cui non ho giocato i vari Star Wars, alcune cose della Marvel o ambientate nel mondo di Dune o di Harry Potter, facendo solo delle eccezioni per la serie (notevole, ma ne riparleremo) Arkham di Batman. Dall’altra perché spesso questi titoli in licenza sono dei prodotti pessimi, sviluppati solo in virtù di forti investimenti dall’alto e poco altro. Pensavo addirittura che il gioco iniziasse dal principio, invece si colloca tra gli eventi di RoboCop 2 e RoboCop 3. Le aspettative in generale erano quindi molto basse e probabilmente, se non fosse sbarcato su Game Pass a metà estate non l’avrei provato, ma siccome volevo qualcosa sì di stimolante ma poco impegnativo sul fronte narrativo e con un monte ore contenuto, l’ho voluto provare.
Ma andiamo con ordine. Come on guys!
Storia e Ambientazione: Bentornati a Detroit
Detroit è ancora una città in preda al caos, con gang violente che si contendono il controllo del territorio. Improvvisamente compare un misterioso boss che si fa chiamare “The New Guy in Town”. Questo enigmatico, elegante e compassato personaggio sta guadagnando influenza su tutte le gang della città, portando a una nuova ondata di terrore, crimini di ogni tipo e traffico di droga, in particolare della famosa “Nuke”. Sulle sue tracce si mette RoboCop, che continua a servire la polizia di Detroit insieme alla sua fidata compagna Lewis. Ma ben presto l’agente Murphy capirà di essersi ritrovato al centro di un complesso intrigo, tra la minacciosa presenza della OCP (Omni Consumer Products), la costruzione dell’utopica Delta City, l’elezione di un nuovo sindaco e misteriosi progetti di ricerca militari. Nelle circa trenta missioni principali ci muoveremo in una Detroit provata pesantemente da tutti i conflitti che vi sono al suo interno. La città è sudicia, lercia, fatiscente, con i suoi vicoli bui, i suoi palazzi abbandonati, i suoi negozi chiusi. Qui ritroveremo i luoghi iconici del franchise come il distretto di polizia, la fabbrica abbandonata, il luogo dov’è stato ucciso Murphy, il palazzo dell’OCP con la famosa sala con le tv e il plastico di Delta City. Ovviamente non mancheranno anche i personaggi iconici come la già citata Lewis, ma anche il Sergente Reed e il “Vecchio” della OCP.
Ad essi si aggiungeranno anche nuovi personaggi: l’altro dirigente della OCP Max Becker, l’ingegnere dell’OCP e assistente di Robocop Morgan, la psicologa Olivia Blanche, l’informatore Pickles, il poliziotto novellino Ulysses Washington, la giornalista Samantha Ortiz, il musicista e leader della gang dei Torch Heads Soot ed infine Spike, capo della gang di motociclisti Street Vultures. La storia e le iterazioni con questi personaggi verranno sviluppate sia nelle missioni principali che nelle cinquanta missioni secondarie che il gioco ci propone.

Essendo ambientato in una città, il gioco non si fonda su di un open world ma su vari ambienti, dal centro cittadino al distretto di polizia, all’interno dei quali ci si può muovere abbastanza liberamente in modo da svolgere tutti i compiti che vengono affidati a RoboCop. Ricordiamoci infatti che è un prodotto della OCP, una compagnia privata che lo ha “prestato” al dipartimento di polizia di Detroit. Ma sarà proprio il suo essere stato un poliziotto che spesso lo porterà ad indagare in autonomia, ad aggiungere quel “qualcosa” in più rispetto agli altri. Il canovaccio delle missioni è sostanzialmente sempre quello, ovvero andare da A a B e nel mezzo eliminare tutte le minacce che ci troveremo davanti.
Ma c’è da dire che le missioni principali sono ben scritte e seguono coerentemente la traccia narrativa alla base del gioco: alcune sono più semplici, altre invece hanno più ritmo, sono più complesse e spesso ricche di scontri a fuoco (ad esempio la missione “Wendell’s Confession” che per azione è la migliore) o che riguardano il Murphy che fu (“Ghosts from the Past”, molto interessante). Le secondarie ci permetteranno di scoprire come si vive a Detroit tramite le storie dei suoi cittadini e far aumentare la nostra reputazione nei loro confronti. La maggior parte saranno semplici missioni “scansiona, esegui e porta a casa”, in altre dovremo multare un fumatore o una macchina parcheggiata davanti ad un idrante. Alla lunga potrebbero venire anche a noia, ma servono ad accumulare esperienza e potenziare il personaggio.
Gameplay e Progressioni: Metallo, Piombo e Chip

In RoboCop: Rogue City, possiamo infatti andare a potenziare sia le abilità di RoboCop che quelle della sua pistola Auto-9 (che vedremo in seguito) attraverso un albero delle abilità diviso in otto rami, che coprono sia le sue capacità di combattimento che quelle investigative e sociali. A sua volta, ogni abilità ha altre tre abilità speciali che possono essere raggiunte aggiungendo via via punti abilità.
Le abilità si dividono in Combattimento, che aumenta il danno delle armi di RoboCop e sblocca abilità speciali come l’onda d’urto, che stordisce o uccide i nemici vicini, e l’Attacco di ricarica, che ricarica tutte le armi con un pugno. L’Armatura riduce il danno subito e può sbloccare uno scudo temporaneo o la capacità di far rimbalzare i proiettili. La Vitalità aumenterà la salute massima di RoboCop (ripristinabile tramite appositi kit OCP) permettendo la rigenerazione automatica della salute o la possibilità di ricaricarla presso le scatole dei fusibili. Rimanendo sempre in tema di combattimento vi è l’abilità Concentrazione che permette il rallentamento del tempo negli scontri a fuoco in modo da eliminare i nemici con maggiore precisione ed è possibile potenziarla per aumentare la durata sia del rallentamento che la percentuale di danno critico.
Andando sul versante più tech vi è l’abilità Ingegneria, che permette a RoboCop di aprire casseforti, riprogrammare torrette a distanza ed è cruciale per ottenere i migliori bonus dai chip di potenziamento per la pistola. L’abilità Scansione è utile per sbloccare casseforti e accedere a nuove aree di gioco mentre l’abilità Deduzione aumenta l’esperienza guadagnata dalla scansione di indizi e dalla scoperta di note e oggetti. Infine l’abilità Psicologia permetterà di migliorare la fiducia del pubblico in RoboCop e sbloccare opzioni di dialogo che possono influenzare l’esito delle missioni e la storia.
Partiamo dicendo che questi potenziamenti sono tutti efficaci e non sono messi lì tanto per fare e torneranno molto utili nel prosieguo del gioco dove i nemici saranno sempre in numero maggiore e, alle difficoltà più elevate, anche incattiviti. Ma siccome non si può fare un reset delle abilità è consigliato fare bene attenzione a dove si spendono. Non vi sono vere e proprie build da seguire, ma io ho comunque cercato di avere delle dritte in merito proprio per non sbagliare. La prima abilità da portare al massimo è quella della Deduzione in modo da avere un bonus del 30% sul guadagno di punti XP. Ingegneria andrebbe portata almeno al livello 6 in modo da scassinare qualsiasi cassaforte nel gioco (che aiuta a ottenere ancora più bonus per guadagnare XP), poter comandare le torrette automatiche e trovare i miglior chip per la pistola. Io che penso sempre prima a non prenderle, ho speso anche diversi punti in Vitalità e Armatura, in modo da assorbire e contenere bene i danni. Solo dopo ho puntato su Combattimento e speso gli ultimi punti sul minimo per Focus, Scansione e Psicologia.
Centrale nello sviluppo e nella forza del personaggio è la pistola Auto-9, anch’essa potenziabile tramite alcuni chip che troveremo nei vari ambienti del gioco. Troveremo infatti le Omni Boards, ovvero dei circuiti stampati con vari slot (nodi) in cui inseriremo i Chip OCP, i veri e propri potenziamenti. Ogni chip ha diverse connessioni sui suoi lati e dovremo posizionarli in modo da creare un percorso di energia sulla scheda madre, collegando i nodi e attivando i potenziamenti. Alcuni nodi sulla scheda madre offrono bonus, mentre altri, rappresentati da lampadine rosse, applicano penalità che possono ridurre le prestazioni dell’arma. L’obiettivo è collegare i chip in modo da attivare quanti più bonus possibile evitando le penalità, o almeno minimizzando l’impatto. I potenziamenti andranno ad aumentare, in percentuale, le caratteristiche dell’arma come la capacità del caricatore, il raggio d’azione dell’arma, la velocità di ricarica, i danni da arma da fuoco e la perforazione armatura. È possibile anche combinare tre chip di basso livello per crearne uno nuovo, potenzialmente più forte, con statistiche migliori anche se il tipo di connessioni e di chip risultante sono casuali.
Il potenziamento della Auto-9 si rivela un mini-gioco strategico interessante, dove il posizionamento dei chip risulta fondamentale per massimizzare le prestazioni della tua arma in funzione del proprio stile di gioco e dello sviluppo che abbiamo dato al personaggio di RoboCop. Questo incentiva sempre l’esplorazione, alla ricerca appunto dei migliori chip.
Quindi, potenziati e armati di tutto punto, possiamo affrontare tutte le missioni a cui è chiamato il nostro RoboCop. Il gameplay del gioco è tutto sommato semplice, in quanto RoboCop è un personaggio molto limitato e gli sviluppatori, fortunatamente, non si sono inventati idee strane, tipo salti o voli particolari. RoboCop è ancorato bene a terra con la sua arma in dotazione anche se molto spesso potrà usare un’arma secondaria (ma a differenza della propria pistola le munizione saranno limitate) trovata negli ambienti di gioco, dai fucili d’assalto ai fucili a pompa, passando per le pistole di piccolo calibro fino alle mitragliatrici pesanti o ai lanciagranate.

Il sistema di shooting è molto valido, adrenalinico, dal sempre buon livello di sfida e con un TTK elevato nei nemici corazzati. A volte sarà cosa saggia ripararsi il più possibile, a volte dovremo fare di necessità virtù ed affrontare un gruppo di nemici tutti assieme, magari usando qualche astuzia come l’Onda d’urto o i proiettili di rimbalzo. Buono anche il feeling che si ha passando da un’arma all’altra ma sinceramente non si avverte troppo la pesantezza o la lentezza di RoboCop negli scontri a fuoco. L’intelligenza artificiale dei nemici si comporta abbastanza bene, anche se lo schema di attacco rimane sempre quello: sparano, si nascondono, lanciano una granata, sparano.
Dopo alcune missioni vi saranno dei momenti in cui RoboCop, seduto nella sua particolare sedia, farà un check up delle sue attività (furti, missioni, ecc eccetera), ricevendo un punteggio con i conseguenti punti esperienza. Purtroppo non vi è la possibilità di salvare a piacimento ma bisogna aspettare sempre un checkpoint o la fine di una missione e questo a me personalmente blocca un po’ perché magari a volte ho il tempo contato e non so quanto ci metterò ad arrivare al salvataggio.
Comparto Tecnico e Sonoro: la parte zoppa

Scivolando nella parte un po’ più tecnica vi sono da rimarcare alcuni aspetti che, se non proprio invalidanti, possono minare un po’ l’immersività complessiva del gioco. Per prima cosa, non vi sono nessuna delle tech nVidia, quindi niente DLSS o Frame Generator. Dopo aver superato l’introduzione ho cercato in rete guide in merito e devo dire che ancora non ho ben chiaro se è la versione Game Pass a non averle oppure se sono state inserite solo nel successivo RoboCop: Rogue City – Unfinished Business, un’avventura stand alone uscita nel luglio scorso.
La mia piattaforma è sempre la solita versione 2024, i5-12400 con una 4070 Super e 32Gb di RAM DDR4. Sono riuscito a trovare dei settaggi grafici stabili ed il colpo d’occhio sulla Detroit in notturna è veramente interessante ma purtroppo questo livello non si riesce a mantenere per tutta la durata dell’esperienza. Il difetto principale in sostanza è il non riuscire a sfruttare appieno l’Unreal Engine 5, con diversi glitch tra un caricamento e l’altro, artefatti grafici e un costante rumore di fondo sulle immagini. Le interazioni ambientali non sono il massimo e, considerando che è anche un limite intrinseco del motore grafico, non si fa niente per nasconderlo: capiterà spesso di sparare a cose che non si danneggeranno minimamente o durante un’esplosione alcuni oggetti o parti di essi rimarranno lì dove sono. Per fortuna RoboCop non spara a comando! Anche i modelli poligonali dei personaggi sono in linea con questo tipo di produzione low budget e non fanno gridare al miracolo. Il primo piano di RoboCop è ottimo ma quando cammina è scoordinato e dà l’impressione che possa smontarsi da un momento all’altro, con un parco animazioni molto risicato e riciclato più volte. Vi è da dire che il gioco è avvolto in una granula grigio metallizzata, con la maggior parte dei testi in verde, in modo da riproporre fedelmente come vede il mondo RoboCop.
Ho trovato una grave falla invece nel primo scontro con ED-209. In uno dei miei tentativi, ero rimasto con il 20% di energia e non potevo affrontare uno scontro in campo aperto. Ho deciso quindi di ripararmi dietro ad una scatola di legno che, clamorosamente, lui non è capace di distruggere: proverà a girare attorno ma poi si fermerà a sparare e poi ripeterà l’azione. Basterà quindi ripararsi quando spara per poi poter sparare a nostra volta sui suoi punti deboli e il gioco è fatto. Io questa falla l’ho scoperta per caso, quindi non mi è sembrato di barare, ma è di fatto una grave scappatoia, volontaria o non, ad opera degli stessi sviluppatori.
Non vi posso dire cosa è successo all’ultimo boss, altrimenti vi brucerei il finale del gioco, ma anche qua a livello tecnico è successo un mezzo disastro. Diciamo che con un finale alla Rocky 2, c’è stata una fusione di corpi poco probabile che mi ha costretto a ricaricare il gioco dall’ultimo salvataggio.
Niente da dire sotto l’aspetto del sonoro dove anzi, bisogna far notare due cose di rilievo. La prima è il ritorno di Peter Weller almeno come voce di RoboCop: l’attore americano, l’indimenticabile interprete Alex Murphy/RoboCop nei primi due capitoli della saga, ha deciso di ritornare nel franchise, almeno come voce. La seconda è il meraviglioso main theme suonato interamente al pianoforte, donandogli un tocco ancora più intimo e struggente. Il gioco è tradotto completamente in italiano, anche se soffre di alcune imprecisioni nella traduzione, tipo “pubblicazione” invece che “rilascio” quando si ha un oggetto in mano.
Elementi di Contorno: citazioni a go go

Chi in gioventù ha masticato pane e RoboCop, non avrà avuto difficoltà a rintracciare tutti i vari riferimenti e citazioni che rimandano direttamente ai primi due film: dalla sagoma del cadavere di Murphy, agli obiettivi che svariano da “lo compro per un dollaro” fino a “hai finito di rompere, Bob”, non mancheranno anche le iconiche frasi come “Dead or alive, you’re coming with me” e “Come quietly or there will be trouble” pronunciate al momento giusto.
Conclusioni: Uomo o Macchina?
Il gioco si muove bene nello spirito del franchise, riesce a cogliere lo stile e l’atmosfera dei primi due film, ha molto rispetto per il personaggio e le sue origini ed ha anche qualche meccanica interessante per la sua progressione. Ha il merito di riprendere i temi alla base del protagonista, come la lotta contro il crimine, la corruzione delle grandi aziende, il conflitto interiore di Alex Murphy e la costante tensione tra la polizia e l’OCP. Il gioco esplora anche in maniera piuttosto profonda la lotta interiore del suo protagonista: attraverso interazioni con la tua partner, l’agente Anne Lewis, e nei dialoghi con un terapista, RoboCop cercherà di capire la linea sottile che separa l’uomo dalla macchina. Le decisioni prese durante le indagini, i dialoghi e le missioni secondarie influenzeranno la trama e la percezione che i cittadini hanno di RoboCop, determinando se si è visti come un freddo robot che segue delle rigide direttive o come un eroe con una sua umanità.

Le 18 ore passate a Detroit (con 22 trofei su 27) rappresentano un buon compromesso tra longevità e giocabilità. Purtroppo, gettata una base che fa da gancio alla controparte cinematografica, il gioco non riesce a creare una narrativa propria che abbia un certo spessore, con un nuovo villain alla fine poco incisivo, costringendo a tornare a pescare da elementi sempre del passato. Inoltre, alcuni passaggi possono essere capiti ed apprezzati solo da chi conosce bene tutti e tre i film. Anche alcune limitazioni e imperfezioni tecniche pesano sul giudizio complessivo del gioco.
RoboCop: Rogue City resta come comunque un buon prodotto di intrattenimento di una proprietà intellettuale assolutamente da conservare e che ha il pregio di lasciarci con il seguente quesito: uomo, quindi poliziotto, oppure macchina, quindi prodotto?
RoboCop: Rogue City (Teyon / Nacon, 2023 , versione PC tramite Game Pass Ultimate)



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