Per i Neurosis ci vuole un piccolo preambolo. Il sestetto di Oakland ha attraversato due – forse tre – epoche musicali creando di fatto un suono nuovo (chiamiamolo post metal) che va dall’heavy metal, all’hardcore, allo sludge, passando per il doom e il folk più apocalittico. Di figli e figliocci ormai si è perso il conto.
Nella loro carriera, da album ad album, i Neurosis han sempre “cambiato qualcosa”, spesso un album ha gettato le basi per l’album successivo. Se nella prima parte di carriera (nella quale io non vado molto forte) il loro suono era marcio e violento, da Souls At The Zero è iniziata la loro vera rivoluzione, culminata in The Sun That Never Set, album di straordinaria malinconia. Qua si sono costruite le fondamenta – insieme al disco con Jarboe – per The Eye Of Every Storm, dove, a detta di chi scrive, i Neurosis raggiungo la loro ultima evoluzione al livello di sound, in un disco immenso e di grande spessore artistico. Il successivo Given To The Rising li ha riportati alla compattezza e all’oscurità degli esordi, pur con uno stile più diretto ed incisivo, aggiungendo poco ad un sound già assodato. Con Honor Found In Decay giungono al loro decimo album in studio.
Diciamo la verità, per un ex discotecaro come come, apprezzare i Neurosis fa indubbiamente curriculum. A questo ultimo album mi ci sono avvicinato in punta di piedi, non ascoltando niente e non leggendo niente. Ho ordinato il cd e lo ascoltato con mente ed orecchie vergini. Ero curioso di vedere come avrei reagito davanti ad un nuovo disco dei Neurosis dopo tutta la musica che è passata in questi 5 dal loro ultimo disco.
L’apertura è affidata a We All Rage In Gold, classico riff sabbathiano in apertura e classico pezzo dalle movenze pachidermiche. La successiva At The Well è un monolite che riprende il sound dolente di The Sun That Nevers Sets e le parti più heavy metal di The Eye Of Every Storm. Dentro di me si incominciato ad insinuare un dubbio che ha trovato conferma in My Heart For Deliverance: movimenti tellurici di Given To The Rising e il finale a là Season In The Sky con la cornamusa già intravista in The Tide di The Sun That Nevers Sets.
Il dubbio si è trasformato in certezza. I Neurosis hanno cercato, ma non chiedetemi il perchè, di concentrare l’evoluzione del loro sound dei tre album precedenti. E’ così anche per le successive 4 canzoni: vi si può trovare i tribalismi di The Eye Of Every Storm, la malinconia di The Sun Of Never Sets o la durezza di Given To The Rising. Tra momenti di calma e improvvise sfuriate, questo schema è la regola.
Ne viene fuori un album che, pur essendo un prodotto in piena regola Neurosis, risulta non brillare molto per originalità, denotando a tratti, una stanchezza nel songwriting. Le canzoni sono più articolate rispetto al Given To The Rising ma, come ho letto in vari siti, giustificare dei momenti effettivamente deboli con la “decadenza” dei tempi nei quali i Nostri vivono mi sembra palesemente forzata. Lo dico con un pizzo di amarezza perchè avrei voluto qualcosa di più forte, avrei voluto rimanere più sorpreso.
In ogni caso la qualità della produzione non si discute. Il duo Kelly / Von Till non cala di un millimetro, con un Jason Roeder in ottima forma dietro le pelli. Ci sono momenti che valgono il prezzo del disco, come il finale di My Heart For Deliverance. Non ho letto i testi, ma ad orecchio ho intuito che l’apocalisse non è molto lontana…
Honor Found In Decay non aggiungerà niente alla loro carriera ma ha comunque il pregio di riportare alla ribalta una band storica. Che alla musica ha dato la cosa più importante: la musica. E di fronte a questo possiamo solo toglierci il cappello.
Anno: 2012
Genere: Post Metal
Casa Discografica: Neurot




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